Facebook e Google: nel 2020 azioni sotto pressione

Lo sostiene Goldman Sachs, secondo cui l’Antitrust intensificherà la sua pressione sui colossi tech nel corso del 2020, mettendone in pericolo l’andamento in Borsa

Facebook e Google: nel 2020 azioni sotto pressione

Le azioni di Facebook e Google - come della maggior parte dei colossi tech - potrebbero essere messe seriamente sotto pressione dal lavoro dell’Antitrust nel corso del 2020.

Un avviso quest’ultimo a firma Goldman Sachs, secondo cui il lavoro delle Authority di settore si intensificherà notevolmente nei prossimi mesi.

Il colosso finanziario newyorkese ha evidenziato l’attuale sfiducia nei confronti delle grandi compagnie del comparto tecnologico, che aleggia negli USA sia su sponda democratica che repubblicana.

Anche partendo da questo elemento, secondo Goldman esiste una minaccia sottovalutata per aziende come Google e Facebook, tanto da rendere il loro cammino in Borsa molto meno lineare e stabile di quanto si possa pensare.

Facebook e Google: nel 2020 azioni sotto pressione

Il Dipartimento di Giustizia e la Federal Trade Commission hanno già annunciato indagini su alcune delle più grandi società tech di Wall Street, e la pressione normativa potrebbe solo peggiorare secondo quanto segnalato venerdì da uno dei principali strategist di Goldman, David Kostin.

Proprio per questo motivo Kostin ha declassato l’intero settore, segnalando che potremmo assistere a “prestazioni scarse” nei prossimi mesi:

“La nostra ricerca precedente ha dimostrato che le cause avviate dall’Antitrust richiedono in genere anni per arrivare a una conclusione, ma alla fine tendono sempre a tradursi in una graduale svalutazione dei titoli tra il momento della presentazione e quello della risoluzione, con un rallentamento della crescita delle vendite a seguito della chiusura del procedimento”,

ha evidenziato Kostin in una nota inviata ai clienti.

Così, malgrado le prospettive di crescita di molte compagnie di settore restino interessanti, le incertezze normative continueranno a crescere e a “pesare sulle performance”.

In più - segnala lo strategist di Goldman - la circostanza non è affatto esente dall’influenza politica e dai risultati delle elezioni del 2020. La senatrice democratica Elizabeth Warren, ad esempio, si è recentemente scagliata più volte contro Facebook e Mark Zuckerberg.

La sua sfiducia nei confronti dell’intera Silicon Valley non è affatto indifferente a Wall Street, che teme una possibile accelerazione delle leggi antitrust e un dipartimento di giustizia più severo nel prossimo futuro.

Nel corso della campagna elettorale, Warren ha persino diffuso giganteschi cartelloni pubblicitari, nel cuore della Silicon Valley, che invocano il cosiddetto “breakup of Big Tech”, la rottura dei colossi tecnologici:

“Hanno distrutto la concorrenza, hanno utilizzato le nostre informazioni private a scopo di lucro e hanno inclinato il campo di gioco a sfavore di tutte le altre compagnie. Ecco perché la mia amministrazione apporterà grandi cambiamenti strutturali al settore, per promuovere una maggiore concorrenza, avviando un netto ridimensionamento dello spropositato potere attuale di Amazon, Facebook e Google”.

Eventuali prestazioni sottotono nel settore tech potrebbero avere ripercussioni su tutto l’S&P 500. Il gruppo maggiormente attenzionato dalle Authoritty infatti - circa 30 titoli tra cui colossi del calibro di AT&T, Netflix, Twitter, Alphabet, Facebook e Amazon - rappresenta il 10% dell’indice per capitalizzazione di mercato, e potrebbe seriamente ridefinire l’andamento di mercato.

Tuttavia, il fatto che il seguente insieme di compagnie potrebbe segnare prestazioni non brillanti nel corso del prossimo anno, non significa che i singoli titoli del gruppo non possano superare le aspettative secondo quanto evidenziato da Kostin.

A titolo d’esempio, le azioni Facebook - in pieno ciclone sul fronte comunicazioni elettorali e pratiche di gestione dei dati - sono cresciute del 47% quest’anno, ben al di sopra del +22% registrato nello stesso periodo dallo S&P 500.

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