Ex-Ilva, ArcelorMittal respinge le accuse e chiede al governo italiano €1,8 miliardi

P. F.

30 Gennaio 2026 - 17:42

ArcelorMittal respinge le accuse sull’ex Ilva e chiede allo Stato 1,8 miliardi di euro. La multinazionale si oppone alla maxi causa da 7 miliardi intentata dai commissari di Acciaierie d’Italia.

Ex-Ilva, ArcelorMittal respinge le accuse e chiede al governo italiano €1,8 miliardi

La battaglia giudiziaria sull’ex Ilva si inasprisce. ArcelorMittal, ex proprietaria e gestore degli impianti oggi confluiti in Acciaierie d’Italia, ha presentato una richiesta di risarcimento da 1,8 miliardi di euro nei confronti dello Stato italiano. Il colosso dell’acciaio sostiene di aver subito ingenti perdite a causa di una serie di omissioni e di interventi legislativi ritenuti illegittimi, che avrebbero compromesso le condizioni poste alla base dell’investimento industriale in Italia.

L’iniziativa rappresenta una risposta diretta all’azione legale avviata dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, che hanno chiesto circa 7 miliardi di euro di danni ad ArcelorMittal, accusandola di aver gestito gli impianti siderurgici in modo tale da impoverirne progressivamente il valore industriale e patrimoniale.

ArcelorMittal si oppone alla richiesta di risarcimento: “accuse senza alcun fondamento”

L’atto di citazione depositato presso il Tribunale di Milano chiama in causa dodici persone, tra cui ex amministratori delegati ed ex dirigenti del gruppo lussemburghese, oltre alla stessa ArcelorMittal. Secondo i commissari, una serie di scelte e di omissioni avrebbe condotto Acciaierie d’Italia a una situazione di insolvenza, attraverso un modello di gestione ritenuto contrario all’interesse della società.

La replica della multinazionale è stata immediata e netta. In una nota ufficiale, ArcelorMittal ha dichiarato di non riconoscere “alcun fondamento di fatto o di diritto a sostegno di tale pretesa” e ha assicurato che difenderà con decisione la propria posizione in tutte le sedi competenti, respingendo ogni accusa relativa a una presunta strategia di smantellamento degli impianti o di distruzione deliberata del business industriale in Italia.

Nel ricostruire la sua posizione, ArcelorMittal rivendica di aver investito circa 2 miliardi di euro per rilanciare un’azienda descritta come “strutturalmente problematica”. Una parte consistente di queste risorse, secondo il gruppo, sarebbe stata destinata al rispetto degli standard ambientali fissati dalle autorità italiane, in un contesto già complesso dal punto di vista industriale ed economico.

La multinazionale contesta però che tali investimenti siano stati resi inefficaci da un quadro normativo instabile e contraddittorio. In particolare, viene richiamata la decisione del governo italiano, nel 2019, di eliminare le tutele legali che avrebbero consentito di attuare il piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale legato allo stato degli impianti. Una scelta che, secondo ArcelorMittal, ha portato al venir meno delle condizioni previste per l’acquisto e, successivamente, al recesso dal contratto di locazione.

Le accuse contro il governo italiano e Invitalia

Nel mirino della multinazionale finiscono anche lo Stato italiano e Invitalia, socio pubblico di minoranza entrato nella compagine di Acciaierie d’Italia nella fase successiva alla prima gestione privata. ArcelorMittal sostiene di essere stata costretta a operare in un contesto segnato da “atti e omissioni intenzionali” e da “interventi legislativi illegittimi”, che avrebbero inciso direttamente sulla capacità produttiva dell’azienda, sui flussi di cassa e sull’attuazione degli investimenti pianificati.

Secondo questa versione, il percorso normativo e politico avrebbe condotto, nel febbraio 2024, alla messa in amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia, configurando di fatto un’espropriazione dell’investimento privato. Da qui la decisione di avviare un arbitrato internazionale e di quantificare in oltre 1,8 miliardi di euro i danni subiti.

Un dossier industriale e politico ad alta tensione

Lo scontro legale si inserisce in una fase particolarmente delicata per il futuro dell’ex Ilva, dichiarata insolvente per la seconda volta e alle prese con una produzione in difficoltà, penalizzata dall’aumento dei costi energetici e dalla debolezza della domanda. Parallelamente, il governo è impegnato nel garantire la continuità operativa dell’azienda e nel percorso di individuazione di un nuovo investitore, con il fondo statunitense Flacks indicato come interlocutore privilegiato.

La vicenda ha assunto anche un rilievo politico centrale. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha parlato di una possibilità concreta di rilancio dell’ex Ilvaper soddisfare le esigenze del mercato italiano e degli altri mercati europei”, invocando “la massima responsabilità e il concorso di tutti”. Tornando sulla causa da 7 miliardi, Urso ha osservato che “se si guardano i numeri dei danni arrecati, siamo di fronte probabilmente alla causa risarcitoria più importante della storia del nostro Paese”.

Le posizioni restano distanti e il contenzioso è solo all’inizio. Da un lato, i commissari di Acciaierie d’Italia parlano di “scelte e omissioni che nel loro insieme hanno progressivamente distrutto il valore industriale e patrimoniale dell’azienda” e di “un vero e proprio saccheggiamento della società”. Dall’altro, ArcelorMittal respinge “qualsiasi narrazione volta ad attribuire la responsabilità” alla multinazionale, sostenendo che le misure adottate dallo Stato italiano siano state “discriminatorie, ingiuste, sproporzionate e contrarie alle legittime aspettative”.

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