Ex Ilva, trattativa esclusiva con Flacks. Il fondo USA offre €1 ma promette investimenti per 5 miliardi

P. F.

31 Dicembre 2025 - 11:51

Verso la cessione dell’ex Ilva. Il fondo statunitense Flacks offre il valore simbolico di 1 euro ma assicura investimenti per 5 miliardi per rilancio degli impianti e la tutela dell’occupazione.

Ex Ilva, trattativa esclusiva con Flacks. Il fondo USA offre €1 ma promette investimenti per 5 miliardi

La lunga vicenda della cessione dell’ex Ilva sembra avviarsi verso una possibile risoluzione. I commissari straordinari di Ilva e di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria hanno infatti ottenuto il via libera dai rispettivi comitati di sorveglianza per aprire una trattativa in esclusiva con il fondo statunitense Flacks Group per la vendita dell’intero gruppo siderurgico.

Si tratta di un passaggio cruciale che consente l’avvio di un negoziato riservato tra le parti, destinato a coinvolgere anche il governo italiano, che sarà chiamato a valutare la sostenibilità industriale e strategica dell’operazione.

L’offerta simbolica e il piano di investimenti

L’offerta presentata da Flacks Group ha un valore fortemente simbolico: un euro per l’acquisizione dell’ex Ilva. Il cuore della proposta, tuttavia, non risiede nel prezzo di vendita, ma nel piano industriale collegato all’operazione. Il fondo americano si è impegnato a investire fino a 5 miliardi di euro per il rilancio degli impianti, puntando su modernizzazione tecnologica, transizione energetica e progressiva decarbonizzazione della produzione.

Le risorse dovrebbero essere destinate all’aggiornamento delle infrastrutture, all’introduzione di forni elettrici e a un rafforzamento complessivo della capacità produttiva, con l’obiettivo dichiarato di riportare l’acciaieria a livelli competitivi nel panorama europeo e internazionale.

Il ruolo dello Stato e la governance futura

Uno dei nodi centrali della trattativa riguarda la presenza pubblica nella futura governance. Nel disegno illustrato da Flacks Group, lo Stato italiano resterebbe inizialmente socio con una partecipazione pari al 40%, una quota considerata strategica per garantire continuità industriale e tutela dell’interesse nazionale in un settore chiave come quello siderurgico.

Il fondo statunitense ha inoltre lasciato intendere la possibilità, in una fase successiva, di acquisire progressivamente anche la quota pubblica, con una valorizzazione che potrebbe oscillare tra i 500 milioni e un miliardo di euro. Se così fosse, sarà necessario aprire un confronto politico e industriale sul ruolo futuro dello Stato e sulle garanzie da pretendere in cambio di un eventuale disimpegno.

Occupazione, sindacati e timori sociali

Sul fronte occupazionale, Flacks Group ha assicurato che l’operazione sarebbe orientata alla tutela del lavoro, con la salvaguardia di circa 8.500 addetti e delle filiere collegate. Il messaggio lanciato dal fondo punta a presentare l’acquisizione come un’opportunità di stabilità e rilancio per uno dei poli industriali più complessi del Paese.

Le organizzazioni sindacali, tuttavia, mantengono un atteggiamento prudente, se non apertamente critico. Le perplessità riguardano soprattutto l’affidamento di un asset strategico a un fondo di investimento e la tenuta, nel lungo periodo, delle promesse su occupazione, ambiente e transizione ecologica. Per i sindacati restano indispensabili garanzie vincolanti su piani industriali, livelli occupazionali e sicurezza degli impianti.

Tempistiche e incognite aperte

La trattativa è ora ufficialmente avviata, ma il percorso è tutt’altro che concluso. L’obiettivo indicato dal governo è arrivare a una definizione dell’accordo entro il primo quadrimestre del 2026, dopo una valutazione approfondita del piano industriale e delle condizioni poste dal fondo americano.

A pesare sull’esito finale restano diverse incognite, a partire dalla situazione giudiziaria di alcuni impianti, come l’altoforno 1 di Taranto, ancora sotto sequestro. Anche questi elementi saranno determinanti nel giudizio complessivo sull’operazione, che si gioca non solo sul piano economico, ma anche su quello ambientale, sociale e strategico per il sistema industriale italiano.

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