Avviata la maxi causa contro ArcelorMittal per la gestione dell’ex Ilva tra il 2018 e il 2024: contestati mancati investimenti, manutenzioni assenti e una strategia dannosa per il polo di Taranto.
Si apre ufficialmente il fronte risarcitorio sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. I commissari straordinari di Acciaierie d’Italia hanno promosso davanti al Tribunale di Milano una causa civile da circa 7 miliardi di euro contro ArcelorMittal, chiamata a rispondere della gestione del più grande stabilimento siderurgico europeo nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024.
L’azione rappresenta uno dei passaggi più rilevanti e delicati nel complesso riassetto del polo industriale tarantino e potrebbe diventare una delle richieste di risarcimento più elevate mai avanzate in un tribunale italiano.
Secondo l’impianto accusatorio, ArcelorMittal non avrebbe rispettato gli impegni assunti al momento dell’ingresso nell’ex Ilva, prima tramite AM Investco Italy e poi con la nascita di Acciaierie d’Italia, partecipata anche da Invitalia. Al centro della contestazione ci sarebbero danni industriali e patrimoniali legati soprattutto alla mancata manutenzione degli impianti, al deterioramento degli asset produttivi e a una gestione ritenuta inadeguata delle quote di emissione di CO₂.
Nei mesi scorsi, il ministro delle Imprese e del Made in Italy aveva già riferito al Parlamento di verifiche che stimavano in circa 5 miliardi di euro i danni riconducibili a queste criticità, aprendo la strada all’iniziativa giudiziaria ora formalizzata.
Le accuse contro ArcerlorMittal e il futuro dell’ex Ilva
Nell’atto di citazione, predisposto da un team di legali esterni guidato dall’avvocato Andrea Zoppini, i commissari parlano apertamente di “cattiva gestione”. La due diligence forense avrebbe infatti messo in luce che gli squilibri finanziari della società sarebbero “il risultato di una strategia deliberata e precisa, perseguita nel tempo, volta a trasferire sistematicamente e unilateralmente risorse finanziarie dalla società italiana alla sua società madre”.
Una linea difensiva che ricalca, in parte, le contestazioni già sollevate in passato e che arriva a ipotizzare una vera e propria killer acquisition: un’operazione finalizzata non al rilancio industriale, ma all’indebolimento dell’ex Ilva a vantaggio del gruppo multinazionale.
Mentre la partita legale si sposta nelle aule del Tribunale di Milano, il governo continua a lavorare sul futuro produttivo dell’ex Ilva. A Palazzo Chigi si stanno definendo gli incontri con il fondo statunitense Flacks Group, attualmente in trattativa esclusiva per l’acquisizione dell’intero gruppo, e con le organizzazioni sindacali. Al centro del confronto ci sono il piano industriale, le ricadute occupazionali e ambientali e l’eventuale ingresso dello Stato nella compagine societaria, ipotesi sostenuta dai sindacati.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito che non verranno assunti impegni vincolanti senza un progetto credibile e sostenibile, escludendo operazioni speculative e indicando come priorità la tutela del lavoro, dell’ambiente e dell’interesse nazionale.
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