Evasione fiscale: allarmanti dati Istat sull’economia sommersa

L’evasione fiscale e l’economia sommersa in Italia sono in continuo aumento. Lo confermano i recenti dati Istat. Cosa fare per contrastare l’illegalità? Ecco il quadro della situazione.

In Italia l’evasione fiscale è alle stelle. Lo confermano i dati Istat sull’economia sommersa. Quasi il 13% del Pil italiano è rappresentato da crediti non dichiarati. Più di 200 miliardi di euro non vengono, quindi, tassati dal Fisco.
L’Italia è tra i Paesi dell’Unione Europea con il livello più alto di pressione fiscale. Non è una novità così come non è una novità affermare che l’evasione fiscale in Italia è alle stelle.
Ma cosa contribuisce ad alimentare l’evasione fiscale?

Di recente il Governo ha approvato misure di contrasto all’evasione fiscale; si pensi alla Voluntary Disclosure, che permette ai grandi evasori di regolarizzare la propria situazione con il Fisco senza incorrere in sanzioni penali e legate al riciclaggio, alla sempre più articolata - e confusa - normativa a proposito di fatturazione elettronica o all’introduzione dei voucher come metodo di pagamento per lavoratori occasionali, a contrasto del lavoro nero.

Alla prova dei fatti, però, la lotta all’evasione fiscale sembra tutt’altro che arginata. Le misure adottate fin ora per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale e per far venire a galla l’economia sommersa italiana presentano ancora molte ambiguità.

Ma a quanto ammonta il sommerso e perché è così difficile contrastare l’evasione fiscale in Italia?

Evasione fiscale: dati Istat sull’economia sommersa

I dati dell’Istat confermano che di politiche contro l’evasione fiscale bisogna ancora parlare.

L’Istat ha quantificato che l’economia sommersa, ovvero la parte di crediti non dichiarati e, quindi, non tassati, ammonta al 12,9% del Pil italiano. Sono circa 206 miliardi di euro i crediti derivati da attività illegali. Ma quali sono le attività che sfuggono alle regole del Fisco e che aumentano il livello di evasione fiscale del Bel Paese?
Non si tratta soltanto di attività illegali e collegate a fenomeni malavitosi.
In Italia, l’evasione fiscale non riguarda soltanto attività di contrabbando e frodi.

Parte dell’economia sommersa italiana risulta essere - e non si ritenga azzardato affermarlo - quasi agevolata dallo Stato.

Partendo dalla fatturazione elettronica: mentre l’intera Europa si sta muovendo verso la limitazione del pagamento in contanti, con l’obiettivo di tracciare i pagamenti e riscontrare eventuali irregolarità, il Governo italiano ha alzato da 1.000 a 3.000 euro il limite del pagamento in contanti; l’utilizzo dei voucher lavoro, inoltre, che ha aumentato le fila di lavoratori pagati in parte in nero (e senza un reale contratto di lavoro, contribuendo inoltre all’aumento di precarietà e instabilità sociale). Ma, anche la Voluntary Disclosure: quanto è etico detassare e agevolare i potenziali grandi contribuenti in realtà colpevoli di aver trasferito i propri crediti all’estero senza l’autorizzazione dello Stato?

In Italia, insomma, il problema dell’evasione fiscale è affrontato con molta ambiguità.
Viene quindi da chiedersi, quali misure adottare per cercare di arginare il fenomeno dell’evasione fiscale e diminuire la quota di sommerso?

Evasione fiscale: il sommerso tra caporalato, droga e prostituzione

Il problema dell’evasione fiscale si collega inevitabilmente a problemi legati a fenomeni malavitosi ormai completamente inglobati e accettati dalla società italiana.

Partendo dalla prostituzione. Il lavoro ampiamente riconosciuto come il più antico e più redditizio del mondo è ancora oggi un tabù per la politica italiana. Riconoscerne e accettarne la presenza potrebbe essere un primo passo per il contrasto all’evasione fiscale e per far venire a galla una parte dell’economia sommersa.

Così come il consumo di droghe leggere. La legalizzazione del consumo di marijuana sarebbe non soltanto una misura per contrastare il mercato di piccoli e grandi delinquenti, ma anche una delle strategie per far emergere una buona fetta del sommerso in Italia.

Inoltre, tra le attività illegali è necessario menzionare il fenomeno dello sfruttamento dei migranti nel settore agricolo. Il ricavo stimato stagionalmente dal fenomeno del caporalato ammonta tra i 21 e i 30 milioni di euro. Non sono soldi che vanno nelle tasche dei lavoratori migranti: l’80% del capitale che ruota attorno al caporalato finisce ad alimentare l’economia sommersa. Sono i soldi che il «caporale» riscuote dai lavoratori immigrati: la quota per l’alloggio, il costo del trasporto, la percentuale sul raccolto. Il caporalato, lo sfruttamento del lavoro nero dei migranti, alimenta quindi il fenomeno dell’evasione fiscale.

L’Italia è un paese bigotto. Le misure di contrasto all’evasione fiscale sembrano, in realtà, inadatte ad una situazione ben più complessa: i fenomeni legati all’illegalità sono ormai diventati parte della cultura stessa dell’Italia, così come l’evasione. Complice l’eccessiva pressione fiscale, la burocrazia, l’ipocrisia e il bigottismo della classe politica, le cifre dell’economia sommersa possono soltanto confermare che, uno dei più grandi ostacoli alla ripresa e allo sviluppo economico italiano, non è la mancanza di risorse.

L’evasione fiscale e le poche misure realmente a contrasto del fenomeno, si confermano oggi uno dei problemi maggiori per la reale crescita del Paese.

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