Cambio euro-dollaro, il biglietto verde torna protagonista. Cosa cambia per il mercato e per le obbligazioni USA?

Gerardo Marciano

6 Luglio 2026 - 14:49

Dopo anni di forza dell’euro, il dollaro torna protagonista. Analisi del cambio EUR/USD, dei tassi Fed e BCE e delle prospettive per le obbligazioni USA.

Cambio euro-dollaro, il biglietto verde torna protagonista. Cosa cambia per il mercato e per le obbligazioni USA?

Dopo oltre tre anni di progressivo rafforzamento dell’euro, il mercato valutario sembra aver cambiato direzione. Dai massimi raggiunti nel gennaio 2026, il cambio EUR/USD ha infatti avviato una fase di correzione che ha riportato il dollaro al centro dell’attenzione degli operatori. Il mercato cerca ora di capire se il recupero del biglietto verde sia destinato a esaurirsi rapidamente oppure se rappresenti l’inizio di una fase più duratura.

Negli ultimi quattro anni il cambio ha descritto un movimento di ampia portata. Dal minimo di 0,9536 registrato nel settembre 2022, l’euro si era progressivamente rafforzato fino a raggiungere 1,2083 nel gennaio 2026. Da allora, però, lo scenario è cambiato e oggi le quotazioni oscillano in area 1,1420, segnalando un recupero del biglietto verde. Il mercato dei cambi è il più grande mercato finanziario del mondo e le sue oscillazioni incidono ben oltre gli investimenti. Il rapporto tra euro e dollaro influenza il costo delle importazioni, il prezzo di numerose materie prime, la competitività delle imprese esportatrici e il rendimento degli strumenti finanziari denominati in valuta estera. Per questo motivo l’EUR/USD è uno dei cambi più osservati dagli operatori internazionali.

Perché il dollaro si sta rafforzando?

Il rafforzamento del dollaro non dipende da un solo fattore. A sostenerlo è soprattutto il differenziale dei tassi d’interesse tra Stati Uniti ed Eurozona, ma contano anche le aspettative sulla politica monetaria, la crescita economica americana, i flussi di capitale e il contesto geopolitico.

Attualmente la Banca Centrale Europea mantiene il tasso sui depositi al 2,25%, mentre la Federal Reserve ha fissato il corridoio dei Fed Funds tra il 3,50% e il 3,75%. Questo differenziale continua a rendere il mercato obbligazionario statunitense particolarmente interessante per molti investitori internazionali. Per acquistare Treasury o altri strumenti finanziari denominati in dollari è infatti necessario convertire i capitali nella valuta americana, alimentandone la domanda.

Il mercato, almeno per ora, sembra aver espresso un orientamento piuttosto chiaro. Gli operatori continuano a premiare il dollaro e il differenziale dei tassi rappresenta uno degli elementi che sostengono questa dinamica. Non è l’unico fattore in gioco, ma resta uno dei più osservati perché incide direttamente sull’attrattività relativa dei mercati obbligazionari.

Anche i Treasury statunitensi continuano a svolgere un ruolo centrale. L’elevata liquidità del mercato e il merito creditizio degli Stati Uniti fanno sì che molti investitori istituzionali li considerino ancora un punto di riferimento all’interno della componente obbligazionaria dei portafogli.

Sarebbe però un errore leggere il cambio esclusivamente attraverso la lente dei tassi d’interesse. Le aspettative cambiano rapidamente e spesso i mercati anticipano le decisioni delle banche centrali. Un dato sull’inflazione migliore o peggiore delle attese, un rallentamento della crescita economica oppure un cambiamento nella comunicazione della Federal Reserve o della BCE possono modificare in tempi brevi gli equilibri tra euro e dollaro.

Gli effetti di un dollaro più forte si riflettono anche sull’economia reale. Molte materie prime, dal petrolio al gas naturale, sono quotate in dollari e un indebolimento dell’euro può rendere più costose le importazioni per l’Europa. Al tempo stesso, numerose aziende esportatrici possono beneficiare di un cambio favorevole, poiché i loro prodotti risultano relativamente più competitivi sul mercato americano. Anche chi viaggia negli Stati Uniti percepisce immediatamente gli effetti di un dollaro forte, trovandosi a cambiare più euro per ottenere la stessa quantità di valuta americana.

Il quadro fondamentale trova, almeno per il momento, conferma anche nell’analisi tecnica. Secondo la Teoria di Dow, una tendenza rimane tale finché il mercato continua a costruire una successione di massimi e minimi nella stessa direzione. Da gennaio il cambio EUR/USD continua a registrare massimi e minimi decrescenti sia sul grafico giornaliero sia su quello settimanale, una configurazione che descrive una struttura ancora favorevole al rafforzamento del dollaro.

Anche le medie mobili raccontano una storia simile. Sul grafico giornaliero il cambio continua a muoversi al di sotto della media mobile a 200 giorni, che attualmente transita in area 1,1660. Si tratta di uno degli indicatori di lungo periodo più seguiti dagli investitori istituzionali e, finché le quotazioni rimarranno al di sotto di questa soglia, il quadro tecnico continuerà a descrivere una prevalenza della pressione ribassista sull’euro.

Su un orizzonte temporale ancora più ampio, la media mobile a 200 settimane transita invece in area 1,1010. Questo livello rappresenta un importante supporto dinamico di lungo periodo e potrebbe diventare uno dei punti di riferimento del mercato qualora la fase di rafforzamento del dollaro dovesse proseguire.

In quest’ottica meritano attenzione anche alcuni livelli grafici. Un ritorno sopra 1,1622 rappresenterebbe il primo segnale di miglioramento del quadro tecnico sul grafico giornaliero, mentre soltanto il superamento di 1,1849 inizierebbe a modificare la struttura ribassista osservabile sul grafico settimanale. Al contrario, se il dollaro dovesse continuare a rafforzarsi, il primo obiettivo tecnico si colloca in area 1,1066, minimo registrato nella settimana del 12 maggio 2025 e non lontano dalla media mobile a 200 settimane.

Obbligazioni in dollari: cosa valutare oltre al rendimento

Il ritorno di forza del dollaro ha riportato l’attenzione anche sulle obbligazioni denominate nella valuta americana. È un interesse comprensibile, ma vale la pena ricordare un aspetto che spesso passa in secondo piano.
Quando si investe in un titolo espresso in una valuta diversa dall’euro, il rendimento finale non dipende soltanto dalla cedola o dall’andamento del prezzo dell’obbligazione. Entra in gioco anche il cambio.

Un titolo di Stato americano può offrire un rendimento superiore rispetto a un’obbligazione europea, ma se durante il periodo dell’investimento il dollaro dovesse indebolirsi nei confronti dell’euro, parte del risultato potrebbe essere compensata dall’effetto valutario. Al contrario, un ulteriore rafforzamento della valuta americana potrebbe incrementare il rendimento complessivo una volta convertito nuovamente il capitale in euro.

È proprio questa componente a distinguere un investimento in valuta estera da uno effettuato nella propria valuta di riferimento. Per questo motivo il rischio di cambio dovrebbe essere valutato insieme al rendimento, alla durata del titolo e alla qualità dell’emittente, evitando di concentrarsi esclusivamente sulla cedola nominale.

Nelle prossime settimane il mercato continuerà probabilmente a guardare soprattutto alle decisioni della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea, all’andamento dell’inflazione, ai dati sul mercato del lavoro statunitense e all’evoluzione dei rendimenti dei Treasury. Sul fronte dell’analisi tecnica saranno invece i livelli di 1,1622, 1,1849 e 1,1066 a fornire indicazioni sulla tenuta dell’attuale struttura di mercato.

Per il momento il quadro rimane coerente. Da un lato, il differenziale dei tassi continua a sostenere l’interesse verso gli asset denominati in dollari; dall’altro, l’analisi tecnica descrive una tendenza ancora favorevole al biglietto verde. Naturalmente nessun indicatore è in grado di prevedere il futuro e nessuna tendenza è destinata a durare indefinitamente. I mercati cambiano direzione quando cambiano le aspettative e saranno proprio le prossime decisioni delle banche centrali, insieme ai dati macroeconomici, a dire se il rafforzamento del dollaro rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo oppure una fase temporanea all’interno di una dinamica più ampia.