Ieri la commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento Europeo ha approvato con 43 voti favorevoli, 14 contrari e una sola astensione la propria posizione sul regolamento che istituisce l’euro digitale. Si tratta di un passaggio politico decisivo che apre la strada ai negoziati finali con il Consiglio dell’Unione Europea e segna l’inizio della fase conclusiva di un progetto nato nel 2021 ma rimasto a lungo impantanato tra timori sulla privacy e resistenze politiche.
Con questa votazione il Parlamento Europeo ha dato forma concreta a una moneta elettronica emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea, pensata per funzionare sia online che offline e destinata a integrare, senza mai sostituire, il contante fisico.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sovranità monetaria dell’Unione in un contesto in cui i circuiti di pagamento sono ancora dominati da operatori extraeuropei come Visa e Mastercard, che gestiscono circa il 61% dei pagamenti con carta nell’area euro.
Una privacy rafforzata
Aurore Lalucq, presidente della commissione ECON, ha definito l’approvazione un «giorno storico per l’Europa», sottolineando la necessità di offrire ai cittadini un’alternativa pubblica, sicura e realmente europea. Il relatore Fernando Navarrete Rojas ha invece insistito sul principio di libertà di scelta: l’euro digitale completerà il contante, non lo rimpiazzerà, e nessuno dovrà essere costretto ad abbandonare le banconote e le monete. La Banca Centrale Europea ha subito accolto con favore la posizione del Parlamento, ribadendo che il pacchetto sulla moneta unica tutelerà il contante come mezzo di pagamento legale e al contempo darà forma all’euro digitale.
Dal punto di vista tecnico e normativo, il testo approvato introduce garanzie significative. La privacy è integrata «by design e by default»: tecnologie come le zero-knowledge proofs permetteranno di verificare le transazioni senza esporre i dati personali e la Banca Centrale Europea non avrà accesso ai dati identificativi degli utenti. Verrà fissato un tetto massimo alla detenzione individuale, definito dalla Commissione europea su indicazione della BCE e rivisto almeno ogni due anni, mentre le imprese non potranno detenere euro digitali se non per accumulare pagamenti in entrata per un massimo di 24 ore. Non sarà previsto alcun interesse, né attivo né passivo, e i servizi di base (apertura del portafoglio, gestione e pagamenti essenziali) saranno gratuiti per i consumatori.
Cosa cambia per il consumatore?
Un altro pilastro fondamentale è la tutela del contante: gli Stati membri dovranno garantirne la disponibilità e l’accessibilità, soprattutto per le fasce più vulnerabili, e non potranno introdurre divieti generalizzati all’uso del denaro fisico. L’euro digitale dovrà quindi convivere con banconote e monete, offrendo un’opzione aggiuntiva pubblica e resiliente, capace di funzionare anche in assenza di connessione internet. Sul piano economico e geopolitico, questa accelerazione risponde a esigenze strategiche precise. In un mondo sempre più digitale e segnato da tensioni internazionali, l’Europa rischia di rimanere dipendente da infrastrutture di pagamento controllate da soggetti extra-UE e da stablecoin spesso ancorate al dollaro.
L’euro digitale punta a invertire questa tendenza, favorendo interoperabilità transfrontaliera, riducendo i costi per esercenti e consumatori grazie a tetti sulle commissioni e rafforzando la resilienza del sistema dei pagamenti europei. Le banche e gli altri provider di servizi di pagamento saranno chiamati a distribuirlo obbligatoriamente, con deroghe limitate per le micro e piccole imprese che non accettano già altri strumenti digitali.
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I prossimi step da compiere
Le sfide rimangono però rilevanti. Prima del lancio la Banca Centrale Europea dovrà completare il rulebook, costruire l’infrastruttura, condurre test pilota reali e definire regole chiare sulla responsabilità, con particolare attenzione ai rischi offline come la doppia spesa. Una volta approvata la legislazione definitiva, si prevede un periodo di rollout di almeno 24 mesi per permettere a banche, commercianti e cittadini di prepararsi, inclusi campagne di sensibilizzazione coordinate.
I negoziati con il Consiglio inizieranno il 13 luglio sotto presidenza irlandese e, se tutto andrà secondo i piani, la normativa potrebbe essere approvata entro la fine del 2026. In questo scenario la BCE punta a essere pronta per un’eventuale prima emissione nel corso del 2029, con possibili test iniziali già nella seconda metà del 2027.
Il dibattito non si chiuderà con questa votazione: rimangono aperte questioni delicate su limiti di detenzione, impatto sulla stabilità finanziaria delle banche e livello effettivo di privacy percepito dai cittadini. Eppure il via libera della commissione ECON dimostra che, dopo anni di negoziati, è emersa una maggioranza trasversale convinta che l’Europa non possa permettersi di restare indietro nella corsa al denaro digitale del futuro.