Cos’è e come si calcola l’Eurirs (o IRS) sui tassi dei mutui

Emanuele Di Baldo

16 Settembre 2026 - 16:14

Ecco come funziona l’Eurirs e perché è importante monitorare l’indice di riferimento utilizzato dalle banche per calcolare i mutui a tasso fisso

Cos’è e come si calcola l’Eurirs (o IRS) sui tassi dei mutui

Quando si decide di sottoscrivere un mutuo ipotecario a tasso fisso, uno dei principali dati da verificare il giorno della stipula del contratto è il valore dell’Eurirs, l’indice utilizzato come parametro di riferimento dei mutui con questa tipologia di tasso, esattamente come l’Euribor lo è per i mutui a tasso variabile.

L’Eurirs non è «il tasso del mutuo» e non è una scelta discrezionale della banca: è un riferimento di mercato che l’istituto personalizza con lo spread e con le altre condizioni economiche del contratto. È il punto di partenza per capire perché un fisso oggi costa più o meno rispetto a qualche anno fa, e perché due banche possono proporre tassi diversi a parità di durata.

In questa guida vedremo come si calcola l’Eurirs, come viene rilevato il tasso che viene fissato il giorno della stipula del finanziamento, quali sono le cause che influiscono sull’andamento del parametro e a che punto siamo nel 2026.

Cos’è l’Eurirs?

L’Eurirs, spesso indicato anche come IRS (Interest Rate Swap), è il tasso swap in euro utilizzato come riferimento per la determinazione dei mutui a tasso fisso. Esprime il livello del tasso fisso implicito nei contratti di interest rate swap per una determinata scadenza e riflette le aspettative del mercato sull’andamento futuro dei tassi di interesse. «Eurirs» è il nome con cui in Italia si indicano comunemente gli IRS in euro applicati ai mutui.

Dal punto di vista tecnico, uno swap sui tassi prevede lo scambio di flussi di interesse tra due controparti: un flusso a tasso fisso e uno a tasso variabile. Per il mercato questi contratti servono a coprirsi dal rischio di tasso e a prezzare quanto vale oggi bloccare un interesse per molti anni. Ed è esattamente il problema della banca: per offrire un tasso bloccato per venticinque anni, l’istituto deve a sua volta gestire quel rischio.

Il benchmark di riferimento per i tassi swap in euro è l’ICE Swap Rate, amministrato da ICE Benchmark Administration e qualificato come benchmark significativo ai sensi del regolamento europeo BMR. Rappresenta il mid-price della gamba fissa degli interest rate swap e viene determinato con la metodologia Waterfall: al primo livello prezzi e volumi eseguibili provenienti da piattaforme di negoziazione regolamentate ed elettroniche, al secondo livello dati dealer-to-client, al terzo interpolazione. Non si tratta quindi di una semplice media di quotazioni bancarie.

Il valore dell’Eurirs considerato al momento della sottoscrizione del contratto di mutuo dipende dalla banca e dal giorno in cui l’istituto rileva il tasso, che può essere qualsiasi giorno antecedente alla stipula, purché indicato in anticipo.

Tipi di Eurirs

Come per l’Euribor, anche l’Eurirs viene quotato su diverse scadenze. Il benchmark ICE Swap Rate in euro copre le scadenze da 1 a 30 anni; i comparatori e gli operatori italiani pubblicano anche durate superiori, fino a 40 o 50 anni, ottenute per estrapolazione della curva. Per i mutui, la scadenza rilevante dipende dalla durata del finanziamento e dalle modalità di determinazione previste dalla banca.

Se si sottoscrive un mutuo a tasso fisso di durata venticinque anni, l’indice da prendere in considerazione è di norma l’Eurirs 25 anni. A questo valore viene aggiunto lo spread, cioè il margine applicato dalla banca, che contribuisce a determinare il tasso finito e copre rischio di credito, costi di raccolta, costi operativi e remunerazione dell’attività.

La regola generale è che a durata più breve corrisponda un valore più basso, perché i rischi di mercato aumentano con l’orizzonte temporale. Non è però una legge matematica: nel fixing dell’11 settembre 2026 rilevato da MutuiOnline, l’IRS 20 anni era al 3,64%, superiore sia all’IRS 25 anni (3,58%) sia all’IRS 30 anni (3,50%). Sulle scadenze molto lunghe la curva può appiattirsi o invertirsi.

Differenza tra Eurirs ed Euribor

Sebbene Eurirs ed Euribor siano entrambi tassi di riferimento per il mercato dei mutui, si differenziano in modo sostanziale. L’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) rappresenta il tasso al quale le principali banche europee si finanziano a breve termine, tipicamente da una settimana fino a un anno, ed è il parametro dei mutui a tasso variabile. L’IRS si riferisce invece a scadenze pluriennali ed è il riferimento dei mutui a tasso fisso.

L’Euribor riflette soprattutto le condizioni del mercato monetario a breve termine, mentre l’IRS incorpora le aspettative sui tassi lungo l’intera scadenza considerata. Per questo i due parametri possono reagire in modo diverso alle decisioni della BCE e alle variazioni delle aspettative di mercato.

La differenza pratica per chi richiede un mutuo è netta: nel variabile il mutuatario assume il rischio che il parametro di indicizzazione aumenti, con una rata che può salire o scendere; nel fisso quel rischio viene in larga parte neutralizzato per il cliente dalla stabilità del tasso contrattuale, ed è la banca ad assumerselo.

Nel dibattito pubblico «tassi» è una parola sola, ma i pezzi del puzzle sono quattro. I tassi BCE sono i tassi ufficiali della politica monetaria: influiscono sul costo del denaro e sulle aspettative, ma non coincidono con il tasso applicato a un mutuo. L’Euribor è il benchmark del mercato interbancario. L’€STR (Euro Short-Term Rate) è il tasso overnight dell’area euro pubblicato dalla BCE, riferimento chiave per la costruzione delle curve. L’Eurirs prezza il tasso fisso sulle varie durate.

Questa distinzione spiega un fenomeno che ricorre a ogni riunione di Francoforte: un rialzo o un taglio dei tassi BCE non si traduce in modo lineare e immediato in un movimento speculare dei tassi fissi.

Come si calcola l’Eurirs e come influisce sul tasso del mutuo

Chi stipula un mutuo non deve ricostruire la matematica degli swap: serve capire come l’Eurirs entra nel TAN. In termini semplificati:

TAN del mutuo fisso = Eurirs di riferimento + spread della banca

Nella pratica il parametro utilizzato e il momento del fixing dipendono dalle condizioni contrattuali, quindi la formula è una rappresentazione didattica, non una legge valida per ogni prodotto. Un esempio con i dati attuali: con Eurirs 20 anni al 3,64% e spread all’1%, il TAN sarebbe pari al 4,64%.

Alcune banche propongono i loro mutui a tasso fisso sulla base di un’offerta periodica. In questi casi può non essere specificato il valore dell’IRS + spread, ma viene pubblicizzato direttamente il tasso finito. Sottraendo il dato dell’indice IRS, secondo la rilevazione stabilita dalla banca, al tasso applicato, si ottiene una stima dello spread.

Attenzione però al confronto: il costo complessivo non si misura solo col TAN. Per valutare correttamente le offerte è decisivo il TAEG, che incorpora anche spese e oneri (istruttoria, perizia, incasso rata, eventuali polizze richieste), secondo quanto indicato nella documentazione precontrattuale.

L’Eurirs riflette l’andamento della curva dei tassi swap in euro, influenzata dalle aspettative sui tassi ufficiali, dall’inflazione attesa, dalla crescita economica e dalle condizioni dei mercati finanziari. I rendimenti dei titoli di Stato, compresi i Bund tedeschi, sono un riferimento importante per il mercato obbligazionario europeo, ma non coincidono con il tasso IRS né lo determinano direttamente.

Eurirs: come viene rilevato il parametro?

In fase di accensione di un mutuo ogni banca applica un proprio sistema di rilevazione dell’indice Eurirs, il cui valore determina il fixing del tasso trascritto nel contratto.

La modalità di determinazione può variare: alcune offerte fanno riferimento all’ultimo valore disponibile, altre a una media calcolata su un determinato periodo, altre a un fixing rilevato in una data specifica. Anche il momento rilevante cambia, per esempio tra richiesta, delibera e stipula, in base alle condizioni dell’offerta.

Qui si annida l’equivoco più comune: confrontare un preventivo con un valore trovato online senza verificare scadenza e data. Dieci anni non è trenta anni, e un valore di qualche settimana fa può essere già superato.

La banca è tenuta a informare il cliente attraverso il Prospetto Informativo Europeo Standardizzato (PIES); nei fogli informativi dell’istituto si trovano le indicazioni su come viene calcolato il tasso. Se l’offerta non chiarisce quale indice viene usato, quando viene rilevato, quanto incide lo spread e quale sia il TAEG, il confronto tra mutui diventa un confronto a sensazione.

Eurirs oggi: l’andamento e il contesto 2026

Dopo la crisi del 2008 i tassi Eurirs sono rimasti bassi a lungo, spinti dalle politiche monetarie espansive della BCE: tra il 2015 e il 2019 le scadenze a 20 e 30 anni hanno toccato minimi storici, con valori vicini allo zero o negativi su alcune durate. La pandemia del 2020 ha prolungato quella fase. Dal 2022, con il ritorno dell’inflazione e la stretta della BCE, l’Eurirs è risalito con decisione, rendendo i mutui a tasso fisso più onerosi.

Il 2025 sembrava aver chiuso la volatilità del biennio precedente con un nuovo equilibrio. Il 2026 ha cambiato segno. L’11 giugno la BCE ha alzato i tassi per la prima volta dal settembre 2023, portando il tasso sui depositi al 2,25%. Il 10 settembre, riunita a Berlino, ha deciso all’unanimità un secondo rialzo da 25 punti base: con effetto dal 16 settembre 2026 il tasso sui depositi sale al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%.

La BCE ha motivato la decisione anche con le pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente e alla componente energetica: secondo l’istituto l’inflazione dovrebbe restare su livelli ben al di sopra dell’obiettivo del 2% per un periodo prolungato. Secondo le rilevazioni diffuse sul dato di agosto, l’inflazione dell’area euro è risalita al 3,3%, indicata come il livello più elevato da settembre 2023, mentre la componente di fondo si è attestata al 2,4%. Le proiezioni di settembre indicano una crescita del PIL allo 0,9% nel 2026, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028, riviste al rialzo rispetto a giugno.

Per chi ha già un mutuo a tasso fisso la decisione non produce alcun effetto sulla rata, che resta quella fissata alla stipula. Per chi sta valutando un nuovo fisso il contesto è in movimento: secondo i dati BCE ripresi dall’osservatorio MutuiSupermarket, il costo medio dei nuovi prestiti alle famiglie per acquisto di abitazioni nell’area euro si è attestato al 3,5% tra giugno e luglio, un livello che non incorpora ancora il rialzo di settembre. Ciò non implica che la stretta debba trasferirsi nella stessa misura ai tassi fissi.

Come prevedere i tassi Eurirs e perché monitorarli

L’Eurirs è un riferimento di lungo termine e non segue meccanicamente le decisioni delle banche centrali: quando la Banca centrale europea muove i tassi ufficiali, non c’è alcuna certezza che gli indici IRS reagiscano con la stessa direzione o intensità dell’Euribor.

Tra i fattori da monitorare per comprendere l’andamento futuro dell’Eurirs ci sono le aspettative sui tassi BCE, l’inflazione attesa, la crescita economica e la forma della curva dei tassi swap in euro. I rendimenti dei titoli di Stato, tra cui i Bund tedeschi, forniscono inoltre un riferimento importante per il quadro dei tassi europei.

Lo storico dell’Eurirs serve a dare contesto, non a prevedere: un grafico racconta cosa è già successo. La domanda giusta non è se l’Eurirs scenderà ancora, ma se la rata fissata oggi è sostenibile e coerente con il profilo di rischio familiare.

Chi ha un mutuo a tasso fisso può comunque beneficiare, in determinate condizioni, di una successiva discesa dei tassi attraverso una surroga o una rinegoziazione del mutuo. Non è però sufficiente osservare l’Eurirs: per valutare la convenienza occorre confrontare il nuovo tasso offerto, la durata residua, il capitale ancora da rimborsare, il TAEG e gli eventuali costi e condizioni accessorie.

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