Mutui, come funzionano i tassi Euribor e Eurirs

Stefano Tempera

2 Gennaio 2021 - 18:00

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La quotazione degli indici Euribor e Eurirs è determinante per conoscere il tasso applicato dalla banca sui mutui. Vediamo come funzionano e come si applicano nei contratti di mutuo a tasso fisso e variabile.

Mutui, come funzionano i tassi Euribor e Eurirs

Quando si sceglie un mutuo per l’acquisto di un immobile o quando si valuta di sostituire il vecchio mutuo con uno più vantaggioso tramite la surroga, uno degli aspetti più importanti da valutare ricade inevitabilmente sul tasso di interesse applicato dalla banca.

Oltre ai più diffusi tasso variabile e tasso fisso esistono varie tipologie di rimborso del mutuo, tra cui il tasso variabile con Cap, il tasso a rata costante con durata variabile, il tasso modulare e altre varianti che analizzeremo in questa guida. Vedremo inoltre come si applicano i principali indici di riferimento nei contratti bancari e capiremo come funzionano i tassi Euribor e Eurirs nei mutui. Valuteremo infine qual è la scelta migliore quando si accende un mutuo ipotecario.

Cos’è l’Euribor?

L’indice Euribor è il parametro di riferimento europeo che indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in euro tra le principali banche europee. L’Euribor varia tutti i giorni feriali e viene utilizzato dagli istituti di credito per stabilire la base del valore del tasso nominale annuo (Tan) di un finanziamento. L’altra componente da considerare per definire il tasso applicato sul contratto di un mutuo a tasso variabile è lo spread, che è il margine aggiunto dalla banca e che rappresenta il guadagno dell’istituto.

Euribor, come funziona?

Abbiamo visto che l’Euribor è il tasso che viene utilizzato dalle banche come parametro di riferimento per calcolare i mutui indicizzati. Per capire come funziona il calcolo dei mutui a tasso variabile, bisogna conoscere il valore dell’Euribor di un determinato giorno e a questo dato aggiungere lo spread applicato dalla banca.

La somma di questi due elementi costituisce il tasso finale per il cliente sul quale verrà calcolata la prima rata di mutuo e indicata come rimborso di riferimento nel piano di ammortamento.

Ad esempio, se la banca proponesse un tasso composto da «Euribor 3 mesi oltre spread dell’1,00», dovremmo prima di tutto conoscere il valore dell’Euribor trimestrale. L’Euribor a 3 mesi è attualmente negativo ed pari a circa -0,50. Con l’aggiunta dello spread, il tasso finito sarà dello 0,50% (-0,50 + 1,00), sempre che l’istituto bancario non abbia inserito una clausola, cosiddetta Floor, che stabilisce un tasso minimo al di sotto del quale non si può scendere, solitamente pari allo spread applicato.

Cos’è l’Eurirs?

L’Eurirs, detto anche IRS, è l’indice che viene rilevato dalle banche per definire il tasso dei mutui a rata fissa. Viene pubblicato tutti i giorni e viene utilizzato come base del Tan (Tasso annuo nominale) a cui viene aggiunto lo spread dell’istituto di credito per determinare il tasso finito del mutuo.

Il valore dell’Eurirs che viene considerato al momento della sottoscrizione del contratto di mutuo dipende dalla banca e dal giorno in cui rileva solitamente il tasso, che può preso in qualsiasi giorno antecedente alla stipula, purché indicato in anticipo.

Eurirs, come funziona?

Alcune banche propongono i loro mutui a tasso fisso sulla base di un’offerta periodica. In questi casi può non essere specificato il valore dell’IRS + spread, ma viene direttamente pubblicizzato il tasso finito su cui calcolare la rata del mutuo a rata fissa per tutta la durata del prestito.

Per distinguere il valore dell’Eurirs o il peso dello spread quando viene indicato soltanto il tasso finito di un mutuo bisogna sottrarre il dato dell’indice IRS, in base alla rilevazione stabilita dalla banca, al tasso applicato dall’istituto. Il risultato corrisponderà allo spread applicato sul mutuo e dunque si conoscerà il relativo margine di guadagno della banca.

Immaginiamo che l’istituto di credito applichi un tasso «IRS oltre a spread 0,80». In questo caso dovremmo conoscere il valore del tasso Eurirs di pari durata del mutuo. Nello specifico, se la durata del prestito fosse di 20 anni, si dovrebbe rilevare la quotazione IRS a 20 anni, per esempio con fixing 0,10, e a questa aggiungere il guadagno della banca pari a 0,80. Il tasso finito proposto dalla banca sarebbe dello 0,90%.

Tipologie di mutuo che utilizzano i tassi Euribor e Eurirs

All’inizio di questa guida avevamo accennato che esistono vari tipi di tasso, oltre ai più conosciuti e diffusi tasso fisso e tasso variabile. Tra questi ne citiamo alcuni:

  • Mutuo variabile con Cap. Questo tipo di tasso funziona come un mutuo variabile che segue a tutti gli effetti l’andamento dell’Euribor, ma in caso di rialzo dei tassi di interesse, nel contratto viene stabilito un tasso massimo oltre il quale la rata non potrà andare. La clausola Cap, dall’inglese «cappello», stabilisce dunque un limite massimo della rata a tutela del cliente, che avrà pertanto la garanzia di non pagare oltre una certa somma mensile. Se ad esempio il Cap di un mutuo variabile fosse fissato al 2,50%, il mutuatario, anche in presenza di tassi più alti, pagherebbe un mutuo come se questo avesse un tasso fisso al 2,50%. Se invece i tassi dovessero tornare a scendere, il debitore pagherebbe in base all’andamento dell’Euribor.
  • Rata costante e durata variabile. Questa tipologia di rimborso prevede un tasso iniziale che rimarrà fisso per gran parte del mutuo. Viene anche definita una base di scadenza prestabilita. Periodicamente si verificherà se il mutuatario sta pagando oltre la media dei tassi del momento o al di sotto. Sulla base di questa valutazione, il mutuo potrebbe subire una modifica della durata. Pertanto, la scadenza del finanziamento potrebbe diventare variabile e quindi potrebbe accorciarsi o allungarsi rispetto alla naturale fine del contratto.
  • Mutuo modulare o tasso con opzione. Questa tipologia di piano di ammortamento consiste nell’avere un tasso di partenza che può essere fisso o variabile, in base alla scelta del mutuatario, ma soltanto per un certo periodo di tempo, ad esempio 2, 3 o 5 anni. Alla fine di ogni mini-scadenza stabilita dal contratto, il cliente avrà la facoltà di mantenere il tipo di tasso precedente o passare all’altra opzione, sempre in base al valore dei tassi del momento. Facciamo un esempio: un mutuatario sceglie di partire con un mutuo a tasso variabile per i primi tre anni. Ogni triennio può decidere se passare a tasso fisso oppure rimanere con il tasso indicizzato. La parte più rischiosa di questa tipologia di mutuo è che non si può sapere quale sarà il tasso futuro. Tutto dipenderà dall’andamento del valore dell’Euribor e dell’Eurirs al momento della scadenza del periodo prestabilito nel contratto di mutuo.

Vari tipi di Euribor

Quando si fa riferimento all’Euribor si pensa subito ai mutui a tasso variabile, ma la rilevazione dell’indice non è così semplice e automatica. Per conoscere il valore reale dell’Euribor è necessario distinguere le varie scadenze dell’indice. L’Euribor è composto da quattro diversi tassi, suddivisi per periodo di riferimento: Euribor a 1 mese, Euribor a 3 mesi, Euribor a 6 mesi e Euribor a 12 mesi.

Le scadenze più utilizzate dalle banche italiane sono le prime tre. Ogni durata dell’Euribor ha un suo valore e ogni contratto di mutuo deve stabilire chiaramente la scadenza di riferimento.

Vari tipi di Eurirs

Come per l’Euribor, anche l’Eurirs ha diverse durate. Attualmente sono 18 e ogni scadenza rispecchia la durata del mutuo. Ad esempio, se il mutuo a tasso fisso ha una durata di 25 anni, il riferimento sarà l’Eurirs a 25 anni, mentre per un mutuo di durata trentennale, l’IRS collegato sarà quello a 30 anni.

Euribor e Eurirs, qual è la scelta migliore?

Abbiamo visto come funzionano i tassi Euribor e Eurirs e a questo punto la domanda che ci si potrebbe porre è quale tra questi parametri sia più conveniente quando si deve scegliere un mutuo.

La scelta del parametro di riferimento del mutuo, tra Euribor e Eurirs, consiste prima di tutto nel definire se sia più vantaggioso optare per un mutuo a tasso variabile o a tasso fisso.

Il mutuo a tasso fisso è la scelta di chi vuole avere la certezza di pagare sempre la stessa rata per tutta a durata del finanziamento e non non vuole correre il rischio di un possibile rialzo improvviso dei tassi di interesse. Nel caso di mutuo fisso, il tasso su cui calcolare la rata viene bloccato sulla base dell’Eurirs al momento del rogito.

Il mutuo a tasso variabile, invece, segue una logica di mercato e pertanto la rata del prestito può modificarsi in base all’indice di riferimento, che solitamente è l’Euribor, o in altri casi può essere la base del tasso BCE, attualmente fissato dalla Banca Centrale Europea a 0,00.

Nel caso specifico del mutuo a tasso variabile, il mutuatario che sceglie un finanziamento indicizzato deve essere cosciente che la rata potrebbe subire rialzi nel corso dell’intera durata del prestito, a volte anche rilevanti. Pertanto questa scelta deve essere valutata attentamente e spesso è necessaria la consulenza di un professionista che sarà in grado di calcolare l’importo di un’ipotetica rata più alta in caso di aumento dei tassi e definire con esattezza tutti i rischi.

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