ESTA Stati Uniti, quanto costa, quanto dura e come richiederla

L’ESTA è un’autorizzazione necessaria a viaggiare negli Stati Uniti, in alternativa al visto. Per ottenerla bisogna seguire una procedura precisa e, soprattutto, pagare.

di Emanuele Di Baldo Aggiornato il 0 Commenta

ESTA, Electronic System for Travel Authorization, è l’autorizzazione elettronica richiesta, dal 2009, a chi vuole viaggiare negli Stati Uniti senza visto nell’ambito del Visa Waiver Program. Quindi chi vuole passare le vacanze negli USA o vi si reca per brevi viaggi di lavoro, oltre al passaporto dovrà avere anche l’ESTA approvata prima di salire sull’aereo o sulla nave diretti verso gli Stati Uniti.

Questa autorizzazione è riservata ai cittadini dei Paesi che aderiscono al programma di viaggio negli Stati Uniti senza visto e copre le permanenze che non superano i 90 giorni. Non è un visto e non garantisce l’ingresso nel Paese: l’ultima parola spetta sempre agli agenti di frontiera.

Ottenere l’ESTA è semplice: basta seguire la procedura e presentare la richiesta online. Tempi e costi sono decisamente più contenuti rispetto a quelli del visto e la validità ordinaria è di 2 anni. Il prezzo, però, è cresciuto in fretta: in poco più di un anno è passato da 21 a 40,62 dollari, importo in vigore dal 16 ottobre 2026. In questa guida spiegheremo passo passo come chiedere l’ESTA, quali documenti e informazioni occorrono, quanto dura e quanto costa.

Cos’è l’ESTA e che differenza c’è con il visto

L’ESTA è un sistema automatizzato gestito dalla U.S. Customs and Border Protection (CBP), l’agenzia del Dipartimento della Sicurezza interna (DHS) che controlla le frontiere americane. Serve a stabilire se un viaggiatore può entrare negli Stati Uniti nell’ambito del Visa Waiver Program e se il suo viaggio comporta rischi per la sicurezza o per l’ordine pubblico.

Attenzione però: l’ESTA non è un visto. Lo precisa la stessa CBP: un’ESTA approvata non soddisfa i requisiti legali di un visto e non può sostituirlo quando la legge americana lo richiede. Chi possiede già un visto valido può viaggiare con quello, per lo scopo per cui è stato rilasciato, senza dover chiedere anche l’ESTA. Allo stesso modo, chi preferisce avere il visto sul passaporto può comunque richiedere un visto turistico o d’affari di tipo B.

L’ESTA consente di presentarsi a un posto di frontiera americano (di solito un aeroporto) e chiedere di entrare, ma non garantisce l’ingresso: la decisione finale spetta agli agenti CBP al momento dell’arrivo.

ESTA, chi deve richiederla?

Chiunque voglia viaggiare negli Stati Uniti senza visto o semplicemente deve farvi scalo deve essere munito di ESTA. La condizione è essere cittadini di uno dei Paesi che aderiscono al programma per viaggiare senza visto verso gli USA. Chi transita soltanto verso un’altra destinazione, nella sezione dedicata all’indirizzo negli Stati Uniti deve indicare la dicitura «In Transit» e la destinazione finale.

L’ESTA serve sia se il viaggio è di piacere sia di lavoro, a prescindere dall’età del richiedente. Tutti i viaggiatori devono avere un’autorizzazione individuale, quindi anche i bambini, accompagnati o meno dai genitori.

Secondo l’elenco pubblicato dal Dipartimento di Stato americano, aggiornato a ottobre 2026, il Visa Waiver Program comprende 42 Paesi:

  • Andorra;
  • Australia;
  • Austria;
  • Belgio;
  • Brunei;
  • Cile;
  • Corea del Sud;
  • Croazia;
  • Danimarca;
  • Estonia;
  • Finlandia;
  • Francia;
  • Germania;
  • Giappone;
  • Grecia;
  • Irlanda;
  • Islanda;
  • Israele;
  • Italia;
  • Lettonia;
  • Liechtenstein;
  • Lituania;
  • Lussemburgo;
  • Malta;
  • Monaco;
  • Norvegia;
  • Nuova Zelanda;
  • Paesi Bassi;
  • Polonia;
  • Portogallo;
  • Qatar;
  • Regno Unito (solo per i cittadini britannici con diritto illimitato di residenza permanente in Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord, Isole del Canale e Isola di Man);
  • Repubblica Ceca;
  • San Marino;
  • Singapore;
  • Slovacchia;
  • Slovenia;
  • Spagna;
  • Svezia;
  • Svizzera;
  • Taiwan;
  • Ungheria.

L’elenco può cambiare: la Romania, per esempio, non figura più tra i Paesi aderenti e la CBP ha aggiornato i propri moduli per recepirne la rimozione. Prima di partire conviene quindi verificare la lista sul sito del Dipartimento di Stato.

Chi non può viaggiare con l’ESTA

Essere cittadini di un Paese aderente non basta. In base al Visa Waiver Program Improvement and Terrorist Travel Prevention Act del 2015, devono richiedere un visto, perché esclusi dal programma:

  • i cittadini dei Paesi VWP che si sono recati o sono stati presenti in Corea del Nord, Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria o Yemen dal 1° marzo 2011 in poi;
  • i cittadini dei Paesi VWP che si sono recati o sono stati presenti a Cuba dal 12 gennaio 2021 in poi;
  • i cittadini dei Paesi VWP che hanno anche la cittadinanza di Cuba, Corea del Nord, Iran, Iraq, Sudan o Siria.

Sono previste eccezioni limitate solo per viaggi diplomatici o militari al servizio di un Paese VWP. Anche un precedente rifiuto del visto, per qualsiasi motivo, può portare al diniego dell’ESTA, a controlli supplementari in frontiera o al respingimento.

L’ESTA, inoltre, copre solo le finalità ammesse per un visto B: turismo, vacanze, visite a parenti e amici, cure mediche, incontri d’affari, conferenze e congressi, negoziazione di contratti, brevi corsi senza crediti formativi. Non sono ammessi invece lo studio con riconoscimento di crediti, il lavoro, l’attività giornalistica e il trasferimento della residenza. Per queste finalità, o per soggiorni oltre i 90 giorni, serve un visto.

Requisiti per richiedere l’ESTA

Il primo requisito è il documento di viaggio. Dal 1° aprile 2016 per usare il Visa Waiver Program serve il passaporto elettronico, cioè con il microchip contenente i dati biometrici del titolare, riconoscibile dal simbolo stampato in copertina, e con la zona a lettura ottica nella pagina dei dati anagrafici. La regola vale anche per i passaporti temporanei o d’emergenza, compresi quelli usati per il solo transito.

Un discorso a parte riguarda la validità residua del documento. Il Dipartimento di Stato indica come regola generale un passaporto valido per almeno 6 mesi oltre la data prevista di partenza dagli Stati Uniti, ma esonera i Paesi che hanno accordi specifici con gli USA: per questo conviene verificare la propria situazione prima di prenotare. Ogni componente della famiglia, compresi neonati e bambini, deve avere il proprio passaporto.

Per completare la domanda servono infine un indirizzo e-mail valido e un metodo di pagamento accettato: carte MasterCard, Visa, American Express, Discover (JCB o Diners Club) oppure PayPal.

ESTA: tempistiche per la richiesta

La domanda può essere presentata in qualsiasi momento, ma la CBP raccomanda di farlo non appena si comincia a pianificare il viaggio e comunque almeno 72 ore prima della partenza. In molti casi la risposta arriva in pochi minuti, ma una risposta immediata non è garantita: alcune pratiche richiedono verifiche aggiuntive.

Dopo aver fatto la domanda, infatti, il richiedente potrà ricevere tre diverse risposte:

  • Autorizzazione approvata: l’ESTA è concessa e si può viaggiare;
  • Autorizzazione in sospeso: la pratica è ancora in esame e bisogna ricontrollarne lo stato entro 72 ore;
  • Viaggio non autorizzato: la domanda è stata respinta.

Chi parte senza un’ESTA approvata rischia di non essere imbarcato, di subire ritardi o di vedersi negare l’ingresso. Ecco perché, se si ha in programma un viaggio negli Stati Uniti, conviene richiedere l’ESTA fin da subito, prima ancora di prenotare voli e alloggi, così da avere tutto il tempo necessario per rimediare a un eventuale inconveniente.

ESTA: come fare richiesta e informazioni necessarie

Il modulo ESTA, con interfaccia disponibile anche in italiano, è reperibile:

  • sul sito ufficiale ESTA della CBP, esta.cbp.dhs.gov, l’unico canale governativo, dove si compila la domanda online e si paga;
  • sull’app ufficiale ESTA Mobile, che consente di leggere il chip del passaporto e caricare la foto direttamente dallo smartphone;
  • su siti terzi: se si ha paura di commettere errori ci si può rivolgere a un intermediario o a un’agenzia di viaggi che presenti la domanda per proprio conto. La CBP precisa però che questi siti non sono affiliati al governo americano e che passare da un servizio privato non accelera l’approvazione. Oltre alla tariffa ufficiale si paga il servizio, quindi il conto può salire sensibilmente. Insomma, una soluzione comoda, ma non economica. Chi ha organizzato la partenza tramite agenzia può comunque chiedere aiuto anche per la compilazione sul sito governativo: chi organizza viaggi per lavoro conosce bene la procedura.

Anche se il sito è tradotto in più lingue, la CBP specifica che i dati vanno forniti in inglese, riportando le informazioni del passaporto esattamente come compaiono sul documento. Una volta avviato il modulo verranno chieste le informazioni seguenti:

  • dati anagrafici (nome, cognome, data e luogo di nascita, nomi dei genitori);
  • dati del passaporto e cittadinanza;
  • recapiti (indirizzo di residenza, telefono, indirizzo e-mail su cui verrà inviato l’esito);
  • informazioni sull’attività lavorativa;
  • dettagli del viaggio, compreso l’indirizzo durante il soggiorno negli Stati Uniti;
  • dati della persona di contatto negli Stati Uniti;
  • un contatto per le emergenze, negli Stati Uniti o fuori.

Non solo: bisogna rispondere anche alle domande di idoneità, che riguardano malattie trasmissibili, arresti e condanne per determinati reati, precedenti revoche del visto o espulsioni e i viaggi nei Paesi esclusi dal programma. Il campo relativo ai social network è, a oggi, facoltativo.

Prima dell’invio il sistema permette di rivedere tutti i dati inseriti: un controllo da non saltare, perché un errore sui dati del passaporto obbliga a ripresentare la domanda da capo.

Per chi viaggia in famiglia e in generale per i viaggi di gruppo è possibile inoltrare una richiesta di gruppo per due o più persone, ma ogni viaggiatore riceve la propria autorizzazione e la tariffa è dovuta per ciascuna domanda.

Persona di contatto negli Stati Uniti: cosa indicare?

È una delle voci che crea più dubbi. La persona di contatto è il riferimento che si avrà durante il soggiorno: può essere un parente o un amico che ospita il viaggiatore, un’azienda o un partner commerciale nel caso di viaggio d’affari, oppure l’hotel prenotato. Il contatto può coincidere con l’indirizzo del soggiorno, ma non è obbligatorio: chi viaggia per lavoro, per esempio, può indicare come contatto il referente professionale e come indirizzo l’albergo.

Quanto dura l’ESTA per gli Stati Uniti

Una volta ottenuta, l’autorizzazione ESTA ha di norma una durata di 2 anni dalla data di emissione oppure fino alla scadenza del passaporto, se questa arriva prima. Le date di validità sono indicate al momento dell’approvazione. Fa eccezione il Brunei: dal 6 luglio 2023 le nuove autorizzazioni rilasciate ai suoi cittadini durano al massimo un anno. L’Ungheria, sottoposta a una limitazione analoga dal 2023, è tornata alla validità biennale per le domande presentate dal 30 settembre 2025.

Nel periodo di validità l’ESTA consente più viaggi, ciascuno della durata massima di 90 giorni. Chi entra con l’ESTA non può prorogare il soggiorno né cambiare status una volta negli Stati Uniti: deve ripartire entro la data indicata al momento dell’ingresso. Attenzione alle brevi escursioni in Canada, Messico o nelle isole vicine: secondo il Dipartimento di Stato, al rientro si viene in genere riammessi solo per i giorni rimanenti dei 90 concessi al primo arrivo, quindi la permanenza complessiva, gita compresa, non può superare quel limite.

Scaduta l’autorizzazione, se si vuole o si deve tornare negli Stati Uniti bisogna inviare la richiesta ex novo, pagando l’intera somma: non si tratta di un rinnovo ma dell’emissione di una nuova autorizzazione. Serve una nuova ESTA, anche prima della scadenza, in questi casi:

  • rilascio di un nuovo passaporto;
  • cambio di nome;
  • cambio di cittadinanza;
  • cambiamento delle circostanze alla base delle risposte «sì/no» date nella domanda precedente, per esempio sullo stato di salute o sui precedenti penali.

Quanto costa l’ESTA?

Ora che abbiamo visto chi, quando e come, vediamo quanto costa ottenere l’ESTA per gli Stati Uniti. Dal 16 ottobre 2026 la tariffa è di 40,62 dollari per ogni domanda approvata, come stabilito dall’avviso del DHS pubblicato nel Federal Register il 1° ottobre 2026. È il terzo ritocco in poco più di un anno:

  • dal 30 settembre 2025 la tariffa è passata da 21 a 40 dollari, per effetto della legge di bilancio federale H.R. 1, il cosiddetto One Big Beautiful Bill Act;
  • dal 1° gennaio 2026 è salita a 40,27 dollari con il primo adeguamento all’inflazione previsto dalla stessa legge;
  • dal 16 ottobre 2026 è arrivata a 40,62 dollari con l’adeguamento per l’anno fiscale 2027.

I 40,62 dollari si compongono di tre voci:

  • 17 dollari di tariffa per la promozione turistica, rimasta invariata;
  • 10,62 dollari di tariffa per la gestione della domanda, l’unica componente indicizzata all’inflazione (era di 4 dollari fino a settembre 2025);
  • 13 dollari di tariffa destinata al fondo generale del Tesoro americano.

Al cambio di riferimento BCE del 12 ottobre 2026, i 40,62 dollari corrispondono a circa 36,33 euro. Per una famiglia di quattro persone la spesa sale a 162,48 dollari, circa 145,32 euro. L’importo effettivamente addebitato in euro dipende dal cambio applicato dal circuito di pagamento il giorno della transazione. Chi si affida a siti terzi paga in più il costo del servizio di assistenza.

Dopo il pagamento il richiedente riceverà via e-mail l’esito della domanda. Stampare l’autorizzazione non è obbligatorio, perché il DHS comunica direttamente alle compagnie aeree e marittime lo stato dell’ESTA, ma la CBP raccomanda di farlo per avere a portata di mano il numero della pratica. Attenzione: una volta chiuso il browser si potrà stampare solo lo stato dell’autorizzazione, recuperando la domanda, e non più l’intero modulo.

Non sono previste esenzioni per reddito o età: ogni viaggiatore deve avere la propria domanda e pagare la relativa tariffa, anche quando la richiesta viene presentata in gruppo. A ogni nuova domanda, per scadenza o per cambio di passaporto, la tariffa va versata di nuovo per intero.

Cosa fare in caso di rifiuto

Anche in caso di diniego la domanda ha un costo: secondo l’avviso del DHS, per le richieste respinte si pagano 10,62 dollari, cioè la sola quota di gestione (circa 9,50 euro al cambio BCE del 12 ottobre 2026).

Se la richiesta è stata respinta e non si vuole rinunciare al viaggio, la CBP indica come strada la domanda di un visto non immigrante presso l’Ambasciata o un Consolato degli Stati Uniti, con tempi di rilascio più lunghi. In Italia gli uffici visti di riferimento sono Roma ([email protected]), Firenze ([email protected]) e Napoli ([email protected]).

La stessa CBP avverte che Ambasciate e Consolati non sono in grado di fornire dettagli sul diniego dell’ESTA né di risolvere il problema che lo ha causato: il loro compito è esaminare la domanda di visto, che, se approvata, diventa l’unico titolo per entrare negli Stati Uniti. In alternativa, il sito ESTA rimanda al programma DHS TRIP (Travel Redress Inquiry Program), senza alcuna garanzia che il ricorso superi la causa dell’esclusione.

Per problemi tecnici, come una domanda non registrata o un pagamento non andato a buon fine, il riferimento è il CBP Info Center, attivo 24 ore su 24, al numero +1-202-325-8000 dall’estero o tramite il modulo online su help.cbp.gov.

ESTA, le novità allo studio della CBP

Il 10 dicembre 2025 la CBP ha pubblicato nel Federal Register una proposta di revisione della domanda ESTA che prevede, tra l’altro:

  • l’obbligo di indicare gli account social usati negli ultimi 5 anni, in attuazione dell’ordine esecutivo 14161 del gennaio 2025;
  • nuovi campi obbligatori, come indirizzi e-mail degli ultimi 10 anni, numeri di telefono degli ultimi 5 anni e dati dettagliati sui familiari;
  • la dismissione del sito web per le nuove domande e il passaggio a una procedura solo tramite app, con l’aggiunta di un selfie alla foto del passaporto.

La consultazione pubblica si è chiusa il 9 febbraio 2026. Dopo le critiche di viaggiatori e operatori del turismo, a maggio 2026 un dirigente della CBP ha dichiarato alla stampa di settore che l’agenzia sta rivedendo il testo, con l’ipotesi di limitare la richiesta dei dati social a determinati richiedenti. A oggi nessuna di queste modifiche è definitiva: il campo social resta facoltativo e ogni cambiamento dovrà passare per un nuovo avviso nel Federal Register.

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Ultima revisione il a cura di Emanuele Di Baldo

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