Quanto è forte l’Iran? Ecco quanti militari, carri armati, caccia e missili ha Teheran

Simone Micocci

03/03/2026

Iran in guerra contro gli Stati Uniti: ma quanto è forte davvero il suo esercito e di che armi dispone? Facciamo chiarezza.

Quanto è forte l’Iran? Ecco quanti militari, carri armati, caccia e missili ha Teheran

È guerra aperta in Medio Oriente tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra. La sensazione diffusa è che la durata del conflitto dipenderà in larga misura dalla tenuta militare di Teheran, ossia da quanto a lungo le sue forze armate riusciranno a reggere l’urto della superiorità tecnologica e logistica americana.

Ma qual è oggi la reale potenza dell’Iran? Quali armi ha a disposizione il regime? È vero che Teheran non dispone ufficialmente di armi nucleari - e proprio il nodo del programma atomico è tra le cause centrali dell’escalation - ma questo non significa che sia militarmente debole. Al contrario, l’Iran ha costruito negli anni un apparato militare strutturato, con una forte componente missilistica e una strategia di deterrenza regionale che in questi primi giorni di guerra gli ha consentito di rispondere agli attacchi subiti.

Tra gli esempi più significativi c’è il missile balistico Khorramshahr-4, con una gittata stimata fino a 2.000 chilometri, capace quindi di colpire obiettivi ben oltre i confini nazionali. È uno degli asset che hanno consolidato la posizione dell’Iran tra le prime venti potenze militari al mondo secondo il Global Firepower Index, una classifica che valuta la potenza militare analizzando i dati su personale, mezzi, capacità logistiche e potenziale industriale.

Ma quanto è forte davvero l’esercito iraniano? Di quanti uomini dispone? Qual è la consistenza di carri armati, caccia, droni e unità navali? E soprattutto, quanta distanza lo separa dagli Stati Uniti, che nella stessa graduatoria occupano stabilmente il primo posto come forza militare globale?

Per capire quanto potrebbe durare questa guerra e quali scenari si aprono, occorre partire proprio da qui: numeri, mezzi e capacità operative a confronto.

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Quanto è forte l’Iran (rispetto agli Stati Uniti)

Stando a un’analisi prettamente numerica, la guerra tra Iran e Stati Uniti mette di fronte il 16° e il esercito più potente al mondo secondo il Global Firepower Index.

Nel dettaglio, Teheran ha un PwrIndx pari a 0,3199 (16ª posizione su 145 Paesi), mentre Washington guida la classifica con 0,0741: numeri che da soli non bastano a dire quanto durerà la guerra o come finirà, ma che offrono una fotografia precisa delle forze in campo e, soprattutto, della reale consistenza dell’apparato militare iraniano.

Ad esempio, sappiamo che l’Iran può contare su una popolazione di oltre 88 milioni di abitanti, con quasi 49,5 milioni di persone potenzialmente mobilitabili. Ogni anno oltre 1,4 milioni di cittadini raggiungono l’età militare, mentre le forze attive sono pari a 610.000 unità, dato che colloca Teheran tra i primi dieci eserciti al mondo per personale in servizio, a cui si aggiungono 350.000 riservisti e soprattutto 220.000 uomini nelle forze paramilitari. Ed è proprio la presenza di corpi paralleli e milizie organizzate a rafforzare la capacità di resistenza interna e la gestione di un conflitto prolungato.

Tuttavia, il divario con gli Stati Uniti è enorme, a partire dal piano finanziario: il budget della difesa iraniano è infatti di circa 9,2 miliardi di dollari contro gli oltre 831 miliardi statunitensi. Anche in termini di risorse energetiche il Paese mantiene un peso rilevante: è terzo al mondo per riserve petrolifere provate e secondo per riserve di gas naturale, un fattore che in caso di guerra lunga può incidere sulla tenuta economica (come abbiamo potuto appurare nel caso della Russia).

Sul piano dei mezzi convenzionali, l’Iran dispone di 551 velivoli militari, di cui 188 caccia e 21 aerei da attacco dedicati. Gli Stati Uniti dominano nei cieli con oltre 13.000 aeromobili complessivi, ma Teheran mantiene una capacità aerea sufficiente per la difesa regionale e per operazioni mirate. A terra l’Iran mostra numeri più competitivi: 2.675 carri armati (8° posto mondiale), oltre 75.000 veicoli corazzati, 1.803 pezzi di artiglieria trainata e ben 1.550 lanciarazzi mobili, 4° dato al mondo. È proprio sull’artiglieria e sui sistemi missilistici che l’Iran ha costruito negli anni la propria strategia di deterrenza, compensando l’inferiorità tecnologica con volume e capacità di saturazione.

Anche sul mare, pur senza portaerei, Teheran presenta elementi di forza spesso sottovalutati: 25 sottomarini - 3° dato mondiale - e una flotta pensata per il controllo del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz, con unità leggere e capacità asimmetriche. Gli Stati Uniti restano inarrivabili con 11 portaerei e 66 sottomarini, ma l’Iran non gioca la stessa partita: la sua strategia navale è difensiva e regionale, non globale.

Questi numeri ci dicono che l’Iran dispone di un esercito numeroso, di una solida base demografica, di una forte componente paramilitare, di rilevanti risorse energetiche e di un arsenale terrestre significativo. Per questo motivo, nonostante la distanza dagli Stati Uniti sia ampia, la capacità di resistenza e di risposta regionale di Teheran è comunque rilevante: ed è proprio questo elemento che potrebbe incidere sulla durata e sull’intensità del conflitto.

Che armi ha l’Iran?

Se i numeri raccontano la struttura dell’apparato militare, è sull’arsenale che si misura la reale capacità di deterrenza di Teheran. Al centro resta la componente missilistica, vero pilastro della strategia iraniana.

L’Iran dispone di droni kamikaze in grado di trasportare tra 40 e 100 chilogrammi di esplosivo, strumenti già ampiamente utilizzati nei teatri regionali. Accanto a questi, possiede missili da crociera e soprattutto missili balistici: i primi possono trasportare carichi fino a 100 kg, mentre i secondi - più veloci e con traiettoria più difficile da intercettare - possono superare la tonnellata di carico esplosivo.

Il simbolo di questa capacità è il Khorramshahr 4, missile balistico a medio raggio con una gittata di circa 2.000 chilometri e una velocità che, secondo Teheran, può arrivare a quasi 10.000 km/h (fino a Mach 16 fuori dall’atmosfera). In condizioni ideali, un missile di questo tipo potrebbe coprire distanze dell’ordine dei 2.000 km in circa 15-25 minuti, a seconda delle fasi di volo. Non è uno scenario facilmente replicabile in condizioni operative reali, ma rende comunque l’idea della portata della deterrenza iraniana anche perché le basi statunitensi nel Golfo Persico e in Iraq rientrano pienamente nel raggio d’azione.

Non si esclude inoltre che l’Iran abbia sviluppato missili ipersonici, capaci di ridurre ulteriormente i tempi di reazione degli avversari. Recentemente è stato annunciato anche il test di un nuovo sistema a lungo raggio, il Sayyad-3G, a conferma della continua evoluzione del comparto missilistico.

Sul fronte difensivo, l’esercito iraniano può contare su sistemi antiaerei S-300 di origine russa, che costituiscono l’ossatura della protezione dello spazio aereo nazionale. Si tratta di un elemento chiave in uno scenario in cui la superiorità aerea statunitense rappresenta uno dei principali fattori di rischio per Teheran.

Infine resta il capitolo nucleare. L’Iran non ha dichiarato di possedere la bomba atomica, ma dispone oggi di centinaia di chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una soglia molto vicina al livello militare del 90%. Secondo diverse stime, la quantità accumulata potrebbe teoricamente consentire la produzione di più ordigni in tempi brevi, anche se trasformare il materiale fissile in un’arma operativa comporta passaggi tecnici complessi.

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