È giusto che, nel 2026, esista ancora l’esame di Maturità? I risultati del sondaggio parlano chiaro: l’83% dei lettori è a favore.
A poco più di una settimana dall’inizio degli esami di Maturità, abbiamo chiesto ai lettori di Money.it se fosse giusto che questa prova esista ancora nel 2026. E i risultati del sondaggio non lasciano spazio a dubbi: l’83% dei votanti ha risposto in maniera affermativa. Una larga maggioranza dei partecipanti ritiene quindi che l’esame di Stato continui ad avere un ruolo importante nel percorso scolastico degli studenti, nonostante le numerose modifiche che ne hanno cambiato struttura e modalità nel corso degli anni.
Di parere opposto il 15% dei votanti, secondo cui la Maturità rappresenta ormai uno strumento superato e non più indispensabile per valutare la preparazione degli studenti, soprattutto considerando il peso crescente dei crediti scolastici accumulati durante il triennio.
Più contenuta la quota degli indecisi: il 2% ha infatti scelto l’opzione “non so”, segno che sul tema le opinioni dei lettori appaiono piuttosto definite.
Il presente sondaggio ha finalità esclusivamente informative e di coinvolgimento dei lettori. I risultati non hanno valore statistico o scientifico, in quanto il campione dei partecipanti non è controllato né selezionato secondo criteri metodologici rappresentativi della popolazione.
Il risultato del sondaggio evidenzia dunque come, a oltre un secolo dalla sua introduzione e nonostante le continue riforme, la Maturità continui a essere percepita dalla maggior parte dei lettori come un passaggio formativo del percorso scolastico degli studenti.
Un risultato che arriva alla vigilia dell’avvio della sessione d’esame 2026, che prenderà il via il 18 giugno con la prima prova scritta di italiano, comune a tutti gli indirizzi di studio. Il giorno successivo sarà invece la volta della seconda prova, che varia a seconda della scuola frequentata.
Tra le novità introdotte quest’anno c’è il nuovo colloquio orale, che sarà incentrato su quattro materie: le due prove scritte e altre due discipline individuate dal Ministero nei mesi scorsi. Resta inoltre centrale il peso del percorso scolastico, con i crediti maturati nel triennio che possono valere fino a 40 punti sul voto finale di 100.
Un esame che continua quindi a evolversi nel tempo, ma che, almeno secondo i lettori di Money.it, conserva ancora oggi la propria ragion d’essere.
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