Esame avvocato, urgono modifiche: la richiesta delle organizzazioni internazionali

Esame avvocato: le Nazioni Unite chiedono chiarimenti all’Italia in merito ad un possibile conflitto d’interessi. Le procedure per l’accesso alla professione forense vanno modificate?

Dell’esame avvocato si discute ancora nelle Nazioni Unite, con gli organi internazionali che attendono notizie da parte dell’Italia in merito ad un eventuale miglioramento della procedura di accesso alla professione forense.

Come noto, l’emergenza coronavirus ha bloccato le procedura per le correzioni degli scritti dell’esame avvocato svolto lo scorso dicembre. Una soluzione per tutti i candidati che attendono di scoprire i risultati degli scritti sembrava potesse essere quella di un’ammissione tout court all’orale, ma l’emendamento che lo prevedeva è stato bocciato definitivamente.

In questo scenario di incertezza - con la possibilità che ci possa essere anche una riforma imminente - segnaliamo nuovamente l’intervento delle Nazioni Unite che - come in passato fatto dalla Commissione UE - ha chiesto spiegazioni al nostro Paese riguardo alla procedura prevista ai fini dell’abilitazione alla professione forense.

Ma per quale motivo l’esame avvocato è oggetto di discussione degli organi internazionali? Nel dettaglio, il Comitato delle Nazioni Unite ha chiesto un’informativa allo Stato Italiano riguardo alle future intenzioni per l’accrescimento della trasparenza e imparzialità nelle procedure di accesso alla professione avvocato; vediamo per quale motivo.

Esame avvocato, urgono modifiche: ne discutono gli organi internazionali

In precedenza era stata la Commissione Europea a porre dei dubbi sulle modalità in cui si svolge l’esame avvocato. Nel dettaglio, la Direzione generale della concorrenza ha valutato se il comportamento di quei giudici amministrativi e costituzionali italiani autori dei codici commentati, nonché coordinatori delle scuole private di preparazione all’esame, non rientrasse nella disciplina degli aiuti di stato.

A tornare su questa questione, adesso è il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali (UNDESC), il quale ha posto l’attenzione - nel corso della 66ᵃ pre-sessional working group - sull’esame avvocato italiano, chiedendo formalmente al nostro Paese se intende rivederne le modalità al fine di accrescere la tutela di principi basilari quali la trasparenza e l’imparzialità.

Questo perché l’Italia, essendo parte del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, è soggetta periodicamente ad un controllo in merito alla tutela dei diritti garantiti dal trattato stesso.

Un problema che potrebbe sembrare di facile soluzione, ma invece non è così perché è proprio la struttura dell’esame avvocato a rendere difficile il pieno rispetto di questi due principi; vediamo perché.

Esame avvocato: trasparenza e imparzialità sono abbastanza tutelate?

La richiesta delle Nazioni Unite è totalmente legittima.

È vero infatti che i principi della trasparenza e dell’imparzialità, nonché dell’accesso alla professioni per sola meritocrazia, sono tutelati dalla legge nazionale (la legge 247/2012 nell’articolo 1, comma 2, lettera d, stabilisce che “l’ordinamento forense [...] favorisce l’ingresso alla professione di avvocato e l’accesso alla stessa, in particolare alle giovani generazioni, con criteri di valorizzazione del merito”) ma è altrettanto vero che - come legittimato da alcune sentenze del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale - il fatto che i collegi possano essere composti da giudici autori dei codici commentati, o anche insegnanti (o persino responsabili) di scuole private per la preparazione all’esame, sembra contrastare con i suddetti principi.

Un vero e proprio conflitto di interessi - con la conseguente violazione del diritto di accesso alla giustizia - che viola sia la legge nazionale quanto la normativa comunitaria e dei patti internazionali.

Ed è su questo che l’Italia, come espressamente richiesto dal comitato UNDESC, adesso dovrà fare chiarezza sulla procedura di accesso alla professione forense spiegando quali sono i provvedimenti che verranno presi al fine di tutelare al meglio i diritti degli aspiranti avvocati.

Una spiegazione è attesa in tempi brevi, con il Ministro della Giustizia che dovrà dare spiegazioni anche in merito alla legge n°8/2020, la quale per l’ennesima volta (la quarta) ha applicato il segreto di Stato sull’operato delle commissioni esaminatrici, andando inevitabilmente ad inficiare sul principio della trasparenza.

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