Esame avvocato: che succede se un candidato è positivo prima della prova scritta?

Quale destino per i candidati positivi, per chi è in quarantena o isolamento fiduciario? Le domande a cui Bonafede dovrebbe rispondere sulla prossima edizione dell’esame di abilitazione.

Esame avvocato: che succede se un candidato è positivo prima della prova scritta?

Mancano circa 2 mesi all’esame di avvocato 2020 e non si hanno ancora indicazioni sulle modalità di svolgimento delle prove e le misure di sicurezza che saranno adottate. Le vittime di questo silenzio sono i praticanti avvocato che parteciperanno alla prossima edizione.

Molti gli interrogativi: che fare in caso di positività alla Covid-19? Che succede a chi presenta sintomi influenzali prima delle prove o a chi è in isolamento fiduciario?

Per tutte le altre categorie di liberi professionisti il Ministero del Lavoro ha previsto misure eccezionali, come la sola prova orale, la possibilità di sostenere l’esame da remoto o, addirittura, la Laurea immediatamente abilitante.

Molte le associazioni che in questi mesi hanno chiesto e continuano a chiedere l’intervento del Ministro Bonafede, purtroppo senza ottenere risposte. Inoltre Libera e Giovane Avvocatura ha promosso il ricorso collettivo al bando 2020, puntando all’intervento delle Istituzioni europee.
PRATICANTI AVVOCATI: GLI ULTIMI

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Chiedono rispetto e parità di trattamento i praticanti facenti parte di InOnltre, Comitato per l’esame d’avvocato, Li.G.avv., Unione praticanti avvocati e Associazione italiana praticanti avvocato, che raggruppano centinaia di giovani laureati in Giurisprudenza con il sogno delle professioni legali.

Quello che chiedono al Ministero della Giustizia e del Lavoro non sono canali preferenziali o agevolazioni, ma piuttosto di essere trattati come tutti gli altri: in primis come i colleghi/concorrenti Consulenti del lavoro e Commercialisti i quali, in via eccezionale, hanno svolto l’esame di abilitazione in forma orale.

Ma oltre alle questioni “etiche” ve ne sono altre di ordine pratico: che fare se un praticante si ammala prima della prova, ha un parente o un conoscente positivo o presenta febbre e altri sintomi? Dovrebbe rinunciare a sostenere l’esame e sprecare così un prezioso anno di vita e di carriera? C’è poi da considerare il lato economico: partecipare all’esame di abilitazione ha un costo a cui va aggiunta la spesa per i Codici necessari allo svolgimento delle prove. Soldi che potrebbero essere gettati al vento.

A questi interrogativi - tutt’altro che marginali - si aggiunge il fatto che nelle Corti d’appello più grandi (Roma, Milano e Napoli) c’è il concreto rischio che gli orali della scorsa edizione si sovrappongano ai pareri di diritto civile, penale e l’atto giudiziario, per questo alcuni candidati dovranno in qualche modo “sdoppiarsi”.

E pensare che tutto questo era prevedibile e che di proposte alternative ne sono state fatte tante: dallo scritto immediatamente abilitante, alla sola prova orale da remoto. Ma nulla è servito a richiamare l’attenzione delle Autorità, nemmeno il rischio di compromettere la salute dei praticanti avvocato, dato che l’esame di dicembre potrebbe trasformarsi in un contagio di massa. Intanto si attende la pubblicazione del decreto in cui saranno indicate misure e accorgimenti igienico-sanitari per lo svolgimento delle prove, ma fino ad oggi non ci sono anticipazioni o indicazioni.

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