Esame avvocato 2020: vecchie regole? Pronto il ricorso collettivo

L’esame di avvocato 2020 potrebbe svolgersi con le regole tradizionali senza rispettare le misure anti-covid. Per questo l’associazione Libera e Giovane avvocatura prepara il ricorso collettivo.

Esame avvocato 2020: vecchie regole? Pronto il ricorso collettivo

Dell’esame di avvocato 2020 non si sa ancora nulla. Le modalità delle prove restano un arcano soprattutto perché il Ministero non ha ancora chiarito se la prova scritta in presenza è compatibile con le misure di protezione e prevenzione del coronavirus.

Oltre al rischio di assembramento e alla obiettiva difficoltà di mantenere il distanziamento sociale, si aggiunge il fatto sarebbe precluso sostenere l’esame a tutti coloro che risultassero positivi al Covid, sottoposti a isolamento fiduciario, con febbre superiore a 37.5° o semplicemente affetti da sintomi influenzali e patologie respiratorie anche non connesse al coronavirus.

Per queste e altre ragioni, l’associazione Libera e Giovane avvocatura è pronta a presentare un ricorso collettivo se l’esame di avvocato 2020-2021 dovesse svolgersi secondo le modalità tradizionali, quindi in presenza.

Nell’attesa di novità, i membri dell’associazione hanno inviato una email al Ministro Bonafede dove chiedono di ponderare una modifica sostanziale dell’esame di avvocato considerando la situazione eccezionale venutasi a creare con il coronavirus.

Esame di avvocato 2020: pronti al ricorso se si svolgerà con le regole tradizionali

Dicembre è alle porte, la correzione delle prove dello scorso anno è quasi conclusa (qui i risultati per ogni Corte d’Appello) eppure la prossima edizione dell’esame di avvocato resta nella nebbia e nell’incertezza. Mesi e mesi di proteste e manifestazioni da parte dei praticanti avvocato non sono bastati a velocizzare l’iter decisionale del Ministero della Giustizia. Così, nel silenzio delle Istituzioni, alcune associazioni si stanno già muovendo per promuovere i ricorsi collettivi al Tar, in particolare Libera e Giovane avvocatura.

Iniziative che fanno riflettere sulla difficoltà obiettiva di conciliare i protocolli nazionali di sicurezza con le modalità di svolgimento delle 3 prove scritte dell’esame di abilitazione che coinvolgono un gran numero di partecipanti, obbligano a spostamenti (spesso interregionali sui mezzi pubblici) e potrebbero favorire nuovi contagi.

L’esame di avvocato scritto secondo le regole degli scorsi anni pone molti interrogativi (senza risposta): che fare qualora un candidato risultasse positivo il secondo giorno di prova o avesse sintomi influenzali? Dovrebbe rinunciare all’esame e attendere un altro anno? Queste sono alcune delle domande alle quali il Ministro Bonafede dovrà rispondere.

A rischio l’esame per chi ha svolto la pratica in una città diversa da quella di residenza

Altra questione rilevata da Libera e Giovane Avvocatura è la probabile impossibilità di raggiungere la sede d’esame per coloro che sono tornati presso il Comune di residenza dopo aver svolto i 18 mesi di pratica altrove. Infatti l’aumento della curva epidemica - che se secondo alcuni esperti salirà in picchiata in autunno - potrebbe causare la chiusura dei confini regionali o limitazioni nei trasporti pubblici, ipotesi da scongiurare ma che non si può nemmeno escludere a priori.

In tal caso molti aspiranti avvocato sarebbero costretti a rinunciare alla prova scritta, perdendo un prezioso anno nell’attesa della prossima edizione. Come si può prevenire questo inconveniente? Secondo Li.G.Avv la soluzione è soltanto una: eliminare la prova scritta e passare direttamente all’esame orale.

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