Eni testa i massimi 2025 dopo la pubblicazione dei conti semestrali, a 14,50 euro e attira l’attenzione degli investitori. Ma con un utile in calo del 18% e margini in discesa, ci sono molti dubbi. Sta per iniziare una fase di consolidamento o siamo solo all’inizio di una nuova gamba rialzista?
Dietro il rimbalzo del titolo, c’è molto più di un rimbalzo tecnico. C’è una strategia che guarda oltre la volatilità del Brent e il rafforzamento dell’euro. Ma i fondamentali reggeranno l’urto del mercato se la domanda globale di energia dovesse rallentare ancora nella seconda metà del 2025?
Trimestrale debole nei numeri, ma forte nel messaggio
I numeri di Eni non brillano, ma nemmeno deludono. L’Ebit proforma adjusted scende del 23% a 6,36 miliardi di euro nel primo semestre, l’utile netto adjusted cala del 18% a 2,55 miliardi. Il peso del Brent più debole e di un euro più forte si fa sentire. Tuttavia, le attese degli analisti erano peggiori. Il risultato netto del secondo trimestre è superiore del 22% al consensus: un segnale che Eni sta navigando con abilità anche in acque mosse.
Nonostante tutto, il gruppo conferma il dividendo in aumento del 5% a 1,05 euro e rilancia il buyback da 1,5 miliardi, restituendo fiducia agli azionisti. Sul fronte operativo, la produzione di idrocarburi è in leggera flessione (-4%), ma compensata dall’avvio di nuovi progetti in Costa d’Avorio, Messico, Norvegia e Indonesia.
Sullo sfondo, spiccano le mosse strategiche come la cessione del 20% di Plenitude al fondo Ares (con un enterprise value di oltre 12 miliardi), le nuove sinergie nel GNL con Petronas e il potenziamento delle rinnovabili.
“Continuiamo a generare valore nonostante lo scenario sfidante”, ha ribadito l’ad Claudio Descalzi. Una narrativa che, per ora, convince anche gli analisti: Equita ha alzato il target a 17 euro, Barclays a 17,50.
Grafico azioni Eni
Fonte Tradingview
Target ambiziosi o realistici? Previsioni fino a fine anno
A quota 14,48 euro, Eni è vicina ai massimi di marzo. Il mercato sta prezzando non solo la resilienza dei conti, ma soprattutto l’upgrade della guidance sul cash flow operativo per l’intero 2025, con il Cffo a 11,5 miliardi per fine anno da 11 miliardi. Ma se i numeri sono solidi, alcune banche d’affari temono che il rally attuale incorpori già le buone notizie.
Barclays ha confermato un giudizio Overweight e ha alzato il target price da 16,50 a 17,50 euro, con upside teorico del 20% rispetto ai livelli attuali. Promossi il buyback da 1,5 miliardi, la prima tranche del dividendo (0,26 euro a settembre) e soprattutto la revisione al rialzo del Cffo a 11,5 miliardi. Per la banca britannica, dunque, è un classico caso di beat and raise.
Morgan Stanley, invece, frena gli entusiasmi con un giudizio Equal-weight e target invariato a 13,80 euro. La trimestrale è “buona, ma in gran parte attesa”, spiegano gli analisti americani, che leggono l’aggiornamento della guidance come un miglioramento incrementale. Gli analisti valutano positivamente la disciplina finanziaria, ma lo scenario resta sfidante.
Goldman Sachs punta i riflettori sul contributo del segmento Gas & Power, con utile operativo in crescita dell’89% anno su anno. Non ha comunicato il target price, ma il tono è positivo: confermati dividendi, buyback e investimenti sotto controllo, mentre la guidance sul GGP viene alzata a 1 miliardo da 800 milioni.
Anche Akros mantiene un tono costruttivo, indicando un rating Buy e target a 17 euro, con focus sulla leva proforma in calo (attesa sotto 0,20 a fine anno) e margini oltre le attese. La banca apprezza la coerenza tra disciplina finanziaria e strategia industriale.
Più cauta Citi, che conferma il giudizio Neutral con target a 13,50 euro. Bene i risultati, ma l’interesse si sposta su altri nomi del settore, come TotalEnergies, visti più promettenti in termini di compressione dei multipli. Citi riconosce però che i disinvestimenti in corso (fino a 4 miliardi) potrebbero rafforzare il deleveraging nella seconda parte dell’anno.
Equita sottolinea la “resilienza” del trimestre e il miglioramento della guidance per la divisione gas trading. Il rating resta Buy, con fair value a 16 euro, grazie a una produzione in linea con le attese e debito netto in calo. Per il team milanese, l’efficienza operativa sta guadagnando trazione.
Infine Jefferies conferma il Buy con target a 15 euro. Promossi utile netto, leverage in discesa al 10% e contributo positivo da Enilive. Ma l’attenzione si sposta ora sulle decisioni strategiche in arrivo: ottimizzazione del portafoglio, investimenti selettivi, efficienza sui costi.
Da qui a un target più alto, di 17,50 euro, c’è un margine del +20% e la strada non è tutta in discesa. Il Brent fatica a mantenere quota 70 dollari, il cambio EUR/USD resta sopra 1,15 e i consumi energetici globali mostrano segnali misti. Il vero ago della bilancia potrebbe essere l’autunno. Se i prezzi delle materie prime rimbalzano con decisione (complice una Fed più dovish o tensioni geopolitiche), Eni ha margini per sorprendere ancora. In caso contrario, la tenuta dei margini sarà messa alla prova.
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