Le recenti nomine del Governo nelle società partecipate dallo Stato sono state giudicate dai mercati in modo ambiguo. A rimetterci maggiormente, fra le big 5 nazionali nel primo giorno di contrattazioni è stata Enel, che in borsa ha perso il 3,29%, seguita dal Terna, che ha lasciato sul campo l’1,64% del proprio valore. È andata meglio a Leonardo, che ha guadagnato 3,21%, seguita da Eni (+1,45%) e Poste (+1,08%).
Flavio Cattaneo e Paolo Scaroni al vertice di Enel
Ai mercati dunque non è piaciuto il ticket Flavio Cattaneo-Paolo Scaroni scelto dal Ministero dell’Economia.
Flavio Cattaneo, nominato amministratore delegato, arriva in Enel dopo una lunga carriera manageriale, che lo ha visto al vertice di Terna (dal 2005 al 2014), di Nuovo Trasporto Viaggiatori nel 2015 (cioè Italo, di cui è ancora vicepresidente), di Tim nel 2016 ed è stato anche il più giovane direttore generale della Rai (dal 2003 al 2005). Ha preso il posto di Francesco Starace.
Paolo Scaroni, che prende il posto di Michele Crisostomo, arriva in Enel da un’altra presidenza, quella di Eni, ed è un ritorno per lui sulla poltrona che aveva occupato dal 2005 al 2014. Di Enel era stato anche amministratore delegato dal 2002 al 2005, nominato dall’allora governo Berlusconi. Oggi è anche Presidente del Milan.
Enel, cosa non è piaciuto ai mercati?
Di fatto l’accoppiata Cattaneo-Scaroni fra tutte le nomine delle partecipate è stata quella che ha sorpreso maggiormente ed è stata frutto, come sempre avviene in questi casi, di compromessi politici.
Si sapeva che la premier Giorgia Meloni avrebbe preferito che Enel fosse affidata a chi in questi ultimi anni ha saputo guidare Terna con profitto, ossia Stefano Donnarumma, e in corsa con lui erano dati Paolo Gallo (Italgas) e Luigi Ferraris (Ferrovie dello Stato).
Ma nel braccio di ferro a Palazzo Chigi ha prevalso la linea del titolare del ministero dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che è riuscito a piazzare il manager che piace alla Lega, Flavio Cattaneo, appunto.
Enel è attesa da un piano di rifocalizzazione e dismissioni, già avviato da Francesco Starace e i primi commenti degli analisti non sono stati teneri nei confronti di Cattaneo.
C’è chi (in Italia) pensa che non abbia un background all’altezza del settore, chi ne mette in dubbio la costanza nella transizione energetica e chi (Morgan Stanley) non ha ben chiara quale potrebbe essere la strategia sui dividendi.
È quindi partita una spinta a vendere, che ha prodotto il meno 3,29% «di benvenuto» nel primo giorno di contrattazioni dopo le nomine.
Cosa c’è in programma per Enel
In attesa che Cattaneo e Scaroni raccolgano compiutamente il testimone e chiariscano ai mercati la loro linea manageriale, vale ricordare che Enel è una multinazionale, con interessi, oltre cher in Italia e Spagna, negli Usa, in Asia e in Oceania. Enel fattura 140 miliardi di euro, ha un ebitda di 19,7 miliardi e una indebitamento netto di 60 miliardi.
Proprio la riduzione del debito, a cui stava lavorando Francesco Starace, sarà il primo dossier per Cattaneo, unita a un ridimensionamento nella presenza internazionale, con un piano di dismissioni avviato per oltre 20 miliardi.
È di pochi giorni fa, infatti, la cessione da parte di Enel degli asset per la distribuzione di energia posseduto in Perù, un’operazione da 2,9 miliardi di dollari conclusa con il gruppo cinese Southern Power Grid.