Emergenza manovra, per il governo Meloni interventi minimi: quasi sparite le promesse elettorali

Stefano Rizzuti

15 Novembre 2022 - 10:01

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Il governo Meloni non riuscirà a mantenere gran parte delle promesse elettorali: per pensioni, flat tax e Reddito di cittadinanza gli interventi saranno minimi e solo simbolici.

Emergenza manovra, per il governo Meloni interventi minimi: quasi sparite le promesse elettorali

Una legge di Bilancio da 30 miliardi, ma quasi tutti dedicati all’intervento contro il caro energia. Qualche misura identitaria, sì, ma solo parziali e poco incisive. Per il governo guidato da Giorgia Meloni la prima emergenza si chiama manovra. Mantenere le promesse elettorali sembra un’utopia e alla fine l’esecutivo cercherà di lanciare qualche messaggio, senza nessuna rivoluzione sui temi più importanti per il centrodestra.

Sul fisco o sulle pensioni ci saranno solo piccoli interventi, molto marginali e che sono ben lontani dalle riforme drastiche promesse in campagna elettorale. Persino sul Reddito di cittadinanza, che Fratelli d’Italia voleva abolire, ci sarà un deciso passo indietro. E pensare che si tratta di una misura che non richiede risorse aggiuntive ma, anzi, permetterebbe - se revisionato come annunciato in campagna elettorale - di avere più soldi a disposizione.

La prima legge di Bilancio di Meloni e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sta prendendo forma. I tempi sono stretti, certo, e le risorse a disposizione poche. Ma l’impianto della manovra sembra sempre più lontano dalle promesse della campagna elettorale e molto più vicino a un intervento emergenziale contro il caro energia.

Manovra, gli interventi solo parziali di Meloni

La manovra del governo Meloni sarà quindi ridimensionata rispetto agli annunci elettorali. Nulla di sorprendente, considerando le poche risorse a disposizione e l’emergenza dettata dalla crisi energetica. Partiamo dalla flat tax: non sarà per tutti. Per i lavoratori dipendenti, nella migliore delle ipotesi, ci sarà quella incrementale e riguarderà pochi lavoratori. Per le partite Iva la soglia della tassa piatta al 15% dovrebbe essere estesa da 65mila a 85mila euro di reddito.

Non ci sarà neanche l’abolizione della legge Fornero: per le pensioni l’ipotesi più probabile, oltre all’automatica rivalutazione rispetto all’inflazione, è quella di una Quota 41 con limite d’età a 61 o 62 anni. Una misura che per il 2023 costerebbe meno di un miliardo e riguarderebbe al massimo 50mila persone.

Resterà, invece, il Reddito di cittadinanza. La riforma riguarderà i circa 660mila occupabili che verranno inseriti in percorsi di riqualificazione e formazione, ma non perderanno i soldi dell’assegno. Difficile, quindi, pensare a un miliardo di risparmi come inizialmente sperato dal governo.

Intervento limitato anche sul taglio del cuneo fiscale: verrà solamente confermato lo sgravio contributivo al 2% introdotto dal governo Draghi per i lavoratori con redditi inferiori a 35mila euro. Per questa misura serviranno 3,5 miliardi e non si andrà oltre: gli stipendi, di fatto, non aumenteranno nel 2023. Infine per il Superbonus, come stabilito con il decreto Aiuti quater, la revisione sarà solo parziale, abbassando la soglia al 90%.

Governo Meloni, le promesse mantenute in manovra

La presidente del Consiglio riuscirà comunque a mantenere alcune promesse. Sicuramente quella riguardante le bollette: Meloni ha sempre detto che sono la priorità assoluta e lo ha dimostrato con il decreto Aiuti da 9,1 miliardi, gran parte dei quali destinati proprio al caro energia. Con la legge di Bilancio, poi, ci saranno 21 miliardi in deficit da investire sul fronte bollette.

Altra promessa mantenuta dovrebbe essere quella sulla tregua fiscale: ci sarà il saldo e stralcio, così come la rottamazione delle bollette. Ed è, inoltre, già stato introdotto il nuovo tetto al contante: per il 2023 si sale dai mille euro previsti fino ai 5mila euro stabiliti dalla nuova maggioranza. Altra possibilità è la conferma dei fringe benefit a 3mila euro anche per il 2023, anche se va ricordato che questa misura riguarda solo pochi lavoratori.

Perché saltano le misure in legge di Bilancio

Che i soldi a disposizione per questa manovra fossero pochi si sapeva e Meloni lo ha detto da subito. Non solo, perché anche il tempo a disposizione, per un governo che si è insediato a fine ottobre, è stato poco. Concetti che la presidente del Consiglio ha ribadito alle imprese e ai sindacati.

Il governo voleva, però, mettere in campo almeno alcune misure identitarie. Degli interventi minimi e simbolici per dimostrare che sta provando comunque a mantenere le promesse elettorali. L’inizio di un “percorso di legislatura”, come dicono nella maggioranza, con l’obiettivo di mantenere le promesse nel giro di cinque anni. Per ora, quindi, chi si aspettava da subito una rivoluzione si deve accontentare.

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