Il gruppo Exor, holding della famiglia Agnelli-Elkann, si prepara a reinvestire gli incassi derivati dalla recente cessione di una quota del 4% di Ferrari in una nuova maxi-operazione internazionale dal valore di 2 miliardi di euro.
Secondo le dichiarazioni del CFO Guido De Boer, l’obiettivo è acquisire partecipazioni strategiche con target nei settori salute, lusso o tecnologia e una chiara preferenza per Stati Uniti e Nord Europa. Un segnale che evidenzia la distanza crescente tra la governance finanziaria del gruppo e le sue radici italiane.
Mentre la holding guarda all’estero, infatti, in Italia - e in particolare a Torino - si moltiplicano i segnali di disimpegno industriale, con Stellantis che continua a ridurre la forza lavoro negli storici stabilimenti Fiat e i sindacati che chiedono chiarezza.
La strategia di Exor: investimenti miliardari, ma fuori dai confini
Dopo aver incassato 3 miliardi dalla vendita del 4% di Ferrari, Exor si prepara a una nuova acquisizione internazionale da 2 miliardi di euro. Il restante miliardo verrà impiegato per il riacquisto di azioni proprie.
L’operazione, secondo quanto dichiarato da De Boer a Bloomberg, mira a ripetere il modello Philips: un ingresso calibrato tra il 10% e il 15%, con l’obiettivo di esercitare un controllo di fatto e apportare know-how industriale e gestionale.
I settori nel mirino sono quelli più promettenti e resilienti: sanità, lusso e tecnologia. L’intenzione è puntare su aziende sottovalutate ma con potenziale di crescita, dove Exor possa agire come investitore di lungo periodo e contribuire alla stabilità e allo sviluppo, come già avvenuto con Philips, di cui la holding ha acquisito il 15% per 2,6 miliardi di euro, salendo poi quasi al 19%.
Nessun interesse, invece, per realtà italiane in difficoltà come Maserati, che molti si aspettavano potesse ricevere un’iniezione strategica proprio grazie a queste risorse.
Del resto, anche la scelta di Amsterdam come sede legale e fiscale di Exor conferma la volontà di posizionarsi come player globale, con una governance che parla la lingua della finanza internazionale e guarda ai mercati più dinamici e redditizi, lasciando sempre più in secondo piano le storiche radici industriali del gruppo.
L’Italia ai margini tra tagli e disimpegno industriale
Mentre la holding pianifica miliardi di investimenti all’estero, infatti, in Italia la situazione appare ben diversa. Stellantis, il colosso automobilistico nato dalla fusione FCA-PSA e controllato proprio dalla galassia Agnelli-Elkann, ha annunciato l’uscita volontaria di 610 lavoratori dallo storico stabilimento di Mirafiori entro ottobre, di cui 250 già entro fine luglio. Un trend di svuotamento che colpisce non solo gli addetti Carrozzerie, ma anche il Centro Ricerche Fiat, con la Fiom che si è rifiutata di firmare l’accordo sui tagli.
Tale situazione contribuisce ad alimentare il dibattito sul futuro dell’automotive italiano e sulla reale volontà di Exor e della famiglia di continuare a investire nel tessuto produttivo nazionale. Cresce infatti la sensazione che l’Italia venga trattata come una filiale periferica, buona solo per tagliare costi e personale.
Anche il nuovo CEO Antonio Filosa, che entrerà in carica il 23 giugno, manterrà la sua base operativa negli Stati Uniti, tra Michigan, Auburn Hills e Parigi, lasciando Torino e l’Italia sempre più ai margini delle strategie del gruppo.
Governance globale e radici dimenticate: il nuovo corso degli Agnelli-Elkann
Il messaggio che arriva da Exor è dunque inequivocabile: Amsterdam è la nuova casa, il mercato è globale e le radici industriali e umane italiane non sono più una priorità strategica. La holding si muove seguendo logiche di performance finanziaria, diversificazione e crescita internazionale, mentre in patria si moltiplicano i licenziamenti incentivati e le fabbriche storiche si svuotano.
Una transizione che segna una svolta nella storia della famiglia Agnelli, che per oltre un secolo ha rappresentato un pilastro dell’industria italiana. Oggi, invece, la partita si gioca tra Wall Street e i Paesi Bassi, con miliardi investiti in azioni e nuove acquisizioni. In Italia resta solo il ricordo di un passato industriale glorioso e la preoccupazione per il futuro occupazionale.
Se da un lato la strategia di Exor e di Elkann rappresenta una scelta legittima dal punto di vista della governance globale, dall’altro pone interrogativi profondi sul ruolo dell’Italia nel nuovo assetto del gruppo. Tra tagli e incertezze, il Paese resta a guardare, chiedendosi se e quando tornerà al centro delle strategie della famiglia che ha fatto la storia dell’industria nazionale.