Come i risultati delle amministrative influiranno sulle elezioni politiche 2023

Vincenzo Caccioppoli

27 Giugno 2022 - 18:40

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I risultati delle elezioni amministrative 2022 mostrano i problemi del centrodestra e del centrosinistra. Quali saranno gli schieramenti delle politiche 2023?

Come i risultati delle amministrative influiranno sulle elezioni politiche 2023

Analizzando con calma il voto delle ultime amministrative emergono alcuni dati che andrebbero interpretati meglio, per capire come potrebbero influire sulle prossime elezioni politiche previste nel 2023.

Il primo aspetto da tenere presente è che appare chiaro come il centrodestra, se si presenta unito e compatto, vinca quasi dappertutto, come accaduto al primo turno a Genova e Palermo, mentre quando va al voto diviso, come a Verona o a Catanzaro, arriva la disfatta. È chiaro che in vista delle prossime importanti elezioni regionali, occorre una seria riflessione interna ai tre partiti della coalizione per mettere da parte una volta per tutte divisioni e contrasti, determinati più da gelosie e ripicche che da scelte programmatiche diverse.

Il primo vero banco di prova sarà in Sicilia, dove da mesi si litiga sulla figura dell’attuale presidente Musumeci, che Fratelli d’Italia vorrebbe ripresentare, mentre Forza Italia e Lega vorrebbero puntare su un candidato differente. Il successo di Meloni e di Fratelli d’Italia, ha creato non pochi problemi all’interno della coalizione, per il peso sempre maggiore che ha assunto Meloni e la sua leadership, e ha contribuito a determinare, per incomprensioni e contrasti interni, veri e propri suicidi politici, come a Verona e a Catanzaro.

La stessa cosa è accaduta anche nelle scorse comunali dove, pur essendo formalmente uniti, come a Roma e a Milano, le discussioni e le liti hanno portato a scelte di candidati non condivisi fino in fondo da tutti i partiti, che non si sono dimostrati all’altezza del compito.

Il caso del Pd e la presenza di un centrosinistra disunito sui programmi

Dall’altra parte della barricata, quando Pd e M5S si presentano uniti il risultato è quasi sempre negativo, mentre nel caso il Pd si presenti da solo i suoi candidati ottengono vittorie, anche impreviste.

Questo fatto pare ormai comprovato e deriva non solo dalla quasi ormai irrilevanza del M5S, ma anche da una sostanziale differenza di vedute programmatiche e di posizioni, come quella sull’invio delle armi all’Ucraina. All’interno del Pd sono da tempo cominciati i distinguo sulla scelta perseguita dal segretario Enrico Letta di continuare con la sua idea di campo largo, che si sta dimostrando perdente e non apprezzata dal corpo elettorale.

La tentazione forte potrebbe essere quella di provare ad andare da soli o con qualche pezzo della sinistra alle prossime elezioni generali. Ma un conto sono le elezioni amministrative, in cui la scelta dei candidati e delle situazioni contingenti locali influenza molto il voto, altra cosa sono le elezioni nazionali, dove a sfidarsi sono i leader e i programmi e dove il centrodestra sembra ancora, stando ai sondaggi, avere un buon margine di vantaggio.

È da tenere presente, inoltre, che complessivamente il trionfo del Pd, come annunciato dai giornali, in realtà non esiste nei numeri. Perché se è vero che è riuscito a strappare comuni importanti, come Verona, Catanzaro o Piacenza, pur perdendo a Lucca, nella rossa Toscana, o a Gorizia e a Frosinone, nel computo totale il centrodestra guadagna 58 comuni, 4 in più delle scorse amministrative, mentre il centrosinistra ne perde la bellezza di 10.

Il centrosinistra, di fronte a questi numeri, dovrebbe cercare di riportare al voto i delusi dal M5S, che però dimostrano non sono facilmente inquadrabili a livello politico, oppure cercare una complessa ricomposizione con Calenda e forse una ancora più difficile con Renzi, per essere competitivi con un centrodestra che probabilmente metterà da parte, quando sarà l’ora di votare, tutte le incomprensioni, per presentarsi compatto a quello che potrebbe essere un appuntamento con la Storia.

Come la scarsa affluenza alle urne sottolinea le differenze tra centrodestra e centrosinistra

Altro aspetto da non sottovalutare è la scarsissima affluenza alle urne anche in questi ballottaggi, che di norma favorisce chi come il Pd ha una potentissima struttura sui territori e solitamente può contare su un zoccolo duro di militanti e votanti che difficilmente fanno mancare il loro voto. Storicamente è sempre stata assai maggiore l’affluenza alle elezioni nazionali, rispetto a quelle amministrative, tendenza che pare essersi accentuata in questi ultimi anni.

Questo voto ha dimostrato come le due forze in campo siano profondamente differenti sia nella sostanza, che nella forma. Mentre l’una appare compatta sulle questioni di fondo e sulle scelte programmatiche, mentre si divide su questioni che con la politica poco hanno a che fare, dall’altro lato si assiste invece al tentativo di creare una coalizione su scelte e programmi in molti casi assai divergenti, mentre si cerca l’unità solo per costituire una massa critica per fermare l’avversario.