Ecco un bond sovrano in euro a medio termine che rende più del 4,2% anno lordo a scadenza

Stefano Vozza

5 Maggio 2026 - 16:37

Ci sono obbligazioni in eurovaluta che danno tanto anche senza esporre i capitali ai tipici rischi di lungo termine dei mercati finanziari

Ecco un bond sovrano in euro a medio termine che rende più del 4,2% anno lordo a scadenza

Oggi non è affatto facile spuntare buoni ritorni sull’obbligazionario sovrano di medio termine, cioè con scadenze entro il 2030. Una conclusione valida in generale, specie se il prodotto di turno non espone l’investitore al rischio di cambio.
Vediamo ora un sovereign bond diverso dal BTP che consente di andare in doppia cifra (in termini di ritorno totale) da qui a scadenza. Esso, infatti, rende il 4,27% annuo questo titolo di Stato in euro in scadenza a settembre ‘29.

Il quadro attuale dei rendimenti sovrani nazionali

Dopo gli exploit di marzo i rendimenti si sono mediamente placati, ma non sgonfiati ai livelli di fine febbraio. Si procede più alla giornata, in base agli eventi e/o rumors più influenti che spingono gli yield ora al rialzo, ora al ribasso. Manca un minimo di direzionalità relativamente decisa e marcata, capace di far capire il trend da qui al medio termine. Un andazzo che, per gli esperti di settore, non dovrebbe cambiare almeno fino a quando regnerà il disordine nello Stretto di Hormuz. Anzi, più durerà il caos tra USA e Iran e maggiori, invasive e deleterie saranno le ripercussioni tanto nell’economia reale che finanziaria.
A inizio ottava, i rendimenti sui titoli MEF a 2-15 anni di vita residua si sono rialzati di circa 7 centesimi rispetto alla chiusura della scorsa settimana. I valori di chiusura di lunedì 4 maggio rendono meglio il quadro della situazione (fonte: Investing):

  • BTP 2Y: 2,936%, +2,77% sulla seduta precedente per una variazione di +0,079 punti;
  • BTP 3Y: 3,036%, +2,39% e una variazione di +0,071 punti;
  • BTP 5Y: 3,300%, +2,39% per una crescita, in punti, pari a +0,077;
  • BTP 7Y: 3,589%, +2,05% e una variazione di +0,072 punti;
  • BTP 10Y: 3,935%, +1,78% e una variazione di +0,069 punti;
  • BTP 15Y: 4,364%, +1,51% sulla seduta precedente, e una variazione di +0,065 punti.

Il medio termine, quindi, è quello che si è mosso di più. Un trend che a grandi linee ha riguardato la generalità dei bond sovrani europei e non, e più o meno sulle stesse scadenze. Ovviamente ci sono i dovuti distinguo in base alla qualità del’emittente, con i rialzi maggiori lì dove è minore la solidità del debitore.

I bond in euro emessi dalla Repubblica di Romania

Tra quest’ultimi rientrano i titoli del debito pubblico in euro emessi dalla Repubblica di Romania. Essendo espressi in euro c’è che non espongono al rischio di cambio, ed è già un punto a favore. Poi hanno in genere ricche cedole nominali annue, una pre condizione per indurre i creditori a sottoscrivere i relativi titoli. Infine un altro aspetto interessante riguarda le durate residue dei bond già in circolo sul MOT, più “sbilanciate” sulle medie scadenze.

Ora, però, iniziano i contro per i bond in euro emessi dal Governo di Bucarest. I primi, e più recenti in ordine di tempo, riguardano la crisi dell’Esecutivo da quando il PSD romeno (socialdemocratici) ha tolto il sostegno al premier Bolojan. Lo strappo è maturato nel tempo ma è stato ufficializzato lunedì 20 aprile, e deriva da palesi difficoltà interna degli uomini di Governo. Da un lato ci si attende da essi l’adozione di riforme come il blocco delle pensioni e degli stipendi pubblici e l’aumento dell’IVA per rispettare gli impegni europei in tema di sostenibilità economica. Dall’altro c’è la loro difficoltà nel metterci la faccia davanti all’elettorato nell’adozione di simili decisioni a dir poco impopolari.

Il risultato è che a Bucarest è rimasto un Governo in carica ma debole, che va avanti a suon di compromessi temporanei. Durerà? E se sì, per quanto altro e a quali costi per il Paese, per l’economia e i per bond rumeni? Quest’ultimi non stanno vivendo giorni facili: con le tensioni emittente in risalita, il mercato vende e gli yield salgono.

Il Romania Tf 6,625% St29 Eur

Per rendercene meglio conto consideriamo un bond di medio termine come può esserlo il Romania Tf 6,625% St29 Eur con ISIN XS2538441598. Il titolo scadrà il 27 settembre 2029, tra 29 mesi scarsi, eppure rende più del 4% effettivo a scadenza.
Al tempo dell’articolo prezza a 107,35 centesimi, sopra la pari, per un effettivo a scadenza del 4,27% lordo annuo. Sui bond sovrani targati MEF bisogna optare per scadenze residue sui 13 anni per assicurarsi simili yield. Alternativamente, il BTP 1Nv29 5,25% con ISIN IT0001278511 prezza 107,25 per un ritorno effettivo a scadenza del 3,07% (dati: Borsa Italiana).

Ancora, il titolo romeno ha una duration modificata del 2,93 e ha segnato valori min-max annui pari, nell’ordine, a 106,14 e 110,88. Un altro aspetto da sottolineare riguarda la scarsa liquidità del titolo sul mercato secondario. I contratti e i controvalori giornalieri del’ultimo mese si sono attestati sui 5-10 deal i primi, e sui 30-300 mln di € i secondi. In verità solo ogni tanto si assiste a fiammate dei volumi con gli scambi in leggero aumento.

Rende il 4,27% annuo questo titolo di Stato in euro in scadenza a settembre ‘29

Un titolo dai potenziali, ricchi ritorni a medio termine, quindi, ma altrettanto può dirsi degli associati rischi. Il Paese vive da anni una situazione di saldi commerciali e valutari in negativo, con l’inflazione a ridosso del 10% e il PIL atteso in salita in area 1%. Non solo, ma in ballo ci sono i miliardi del PNRR europei che il Paese caucasico non può permettersi di perdersi.
Insomma, il quadro emittente non è proprio rassicurante sia dal punto di vista politico che economico e finanziario. Investire in simili prodotti a un passo dal rating “junk”, cioè spazzatura, richiede quindi elevata propensione al rischio e una piena consapevolezza dei grandi rischi che ci si accolla.