Ecco perché Putin non apre un nuovo fronte anti Jihad mentre Macron drammatizza i pericoli per la Francia

Guido Salerno Aletta

25/03/2024

La correlazione tra quanto è accaduto a Mosca e quanto sta accadendo in Francia non è casuale.

Ecco perché Putin non apre un nuovo fronte anti Jihad mentre Macron drammatizza i pericoli per la Francia

La Russia non apre nessun nuovo fronte di conflitto: quello in corso in Ucraina non deve essere indebolito aprendone un altro per contrastare il terrorismo jihadista.

Questa decisione è stata presa dal Presidente Vladimir Putin, appena rieletto per un nuovo mandato sessennale con un voto plebiscitario, reagendo all’attacco terroristico portato alla struttura moscovita che stava per ospitare un concerto della banda rock Pic Nic.
Si tratta, in assoluto, dell’evento terroristico più sanguinoso che abbia mai colpito sia la Russia che gli altri Paesi occidentali come la Francia, che ha subito sia l’assalto al Bataclan che la strage sul Lungomare di Nizza. Solo l’attentato alle Torri gemelle di New York è stato più violento, enormemente, sia dal punto di vista delle vittime che delle conseguenze politiche che ha determinato, con l’invasione dell’Afganistan per distruggere i Talebani nei loro cosiddetti santuari.

La correlazione tra quanto è accaduto a Mosca e quanto sta accadendo in Francia non è casuale, perché il Presidente Emmanuel Macron da qualche settimana ha preso la guida politica di quello che dovrebbe essere un duro e lungo confronto da parte dell’intera Europa nei confronti della Russia. Macron è infatti arrivato a “non poter escludere l’invio di militari in Ucraina, anche se attualmente non vi è consenso su questa decisione, visto che la situazione è in evoluzione”. Ed infatti ha ricordato che, finora, l’invio di armamenti sempre più potenti che era richiesto in passato da Kiev e che era stato negato per mesi sia da parte degli Europei che degli Americani, un po’ alla volta è sempre stato concesso.

I responsabili dell’azione terroristica a Mosca la pagheranno: il fatto che i terroristi fuggitivi siano stati bloccati mentre percorrevano una strada che conduce all’Ucraina ha indotto Mosca ad asserire l’esistenza di una “opportunità” offerta da Kiev. Ed a nulla è valsa la dichiarazione americana che ha escluso recisamente qualsiasi coinvolgimento da parte ucraina, così come la successiva affermazione secondo cui la lotta al terrorismo jihadista è un impegno comune per tutti.
Anche il Premier Zelensky, dopo aver negato che vi sia stata ogni pur minima relazione da parte ucraina, ha sostanzialmente accusato Putin di voler strumentalizzare l’accaduto per addossare colpe inesistenti al suo Paese.

Mosca non ha avvalorato la rivendicazione compiuta da parte di una fin qui poco nota componente della vasta galassia che compone il cosiddetto Stato Islamico, la Khorasan, nonostante i terroristi arrestati siano effettivamente cittadini del Tagikistan, uno Stato a popolazione musulmana resosi indipendente nei confronti della CSI e che è ai margini di vicende molto complesse che riguardano l’intera area, dall’Afganistan al Pakistan, dall’Iraq all’Iran, fino alla Siria. La ostilità della componente radicale islamica contro Mosca è stata ascritta in particolare alle operazioni compiute in Siria contro l’ISIS, altra componente dello Stato Islamico (Islamic State of Iraq and Levant).

Ad un primo interrogatorio, uno dei terroristi ha ammesso di essere stato contattato attraverso un canale social e di aver accettato l’incarico in cambio di una ricompensa in denaro: insomma, anche se non si tratta certo di un mercenario, per mestiere al soldo di ogni bandiera, la sua figura assomiglia più quella di un radicalizzato che non è però abbastanza fanatico per darsi la morte facendosi esplodere al termine dell’azione anziché lasciarsi catturare. La ricompensa in denaro, attesa o già pagata, lo attendeva da vivo.
A Mosca c’è dunque la preoccupazione che dietro l’attentato ci possa essere il tentativo di farle aprire un nuovo teatro di conflitto che investa sia le aree interne a larga presenza musulmana, sia il suo complessissimo versante meridionale: in ogni caso, si troverebbe dilaniata in un’ulteriore guerra civile come successe con le rivolte in Cecenia e prima ancora in Afganistan.

Essendo già impegnata in Ucraina, questa prospettiva sarebbe per la Russia militarmente insostenibile.
Screditare la pista del terrorismo jihadista è dunque essenziale per Mosca, anche per non trovarsi stretta in una morsa politica: si troverebbe attaccata anche dal “Sud del Sud”, come Paese che violenta le aspirazioni delle popolazioni musulmane, così come ora è già attaccata dall’Occidente come Paese che non rispetta le regole del diritto internazionale avendo violato ripetutamente la sovranità dell’Ucraina, prima annettendosi la Crimea e poi invadendola nel 2022.

Tutt’altra strategia viene dispiegata in Francia.
La minaccia del Koharsan, la formazione dichiaratasi responsabile degli eventi di Mosca, è stata giudicata effettiva ed imminente: nella serata di domenica 24 marzo, infatti, il Conseil de défense et de sécurité nationale presieduto da Macron ha deciso di elevare al più alto grado di allerta, “imminenza di attentati”, il dispositivo Vigipirate che da anni ha il compito di presidiare il Paese nella lotta al terrorismo. Nel corso di una visita in Guyana, lo stesso Macron ha poi affermato che le fonti informative interne hanno messo in allarme il governo comunicando di aver sventato dei tentativi di colpire nel Paese.

Le pessime previsioni elettorali di Renaissance, la formazione politica che si richiama al Presidente Macron, che verrebbe surclassata al rinnovo del Parlamento europeo dal RN di Marine Le Pen, con un distacco di circa 12 punti percentuali (30,1% contro 18,3%) rispetto al singolo punto percentuale (23,3% contro 22,4%) della scorsa tornata, richiede una forte mobilitazione politica, con la enfatizzazione dei pericoli esterni: la Russia che minaccia la sicurezza dell’intera Europa da una parte, il pericolo di attentati terroristici dall’altro.

Accreditare la pista terroristica del Khorasan consente a così Parigi di creare una morsa politica interna: nessuno può schierarsi a favore della Russia, colpevole di aggredire l’Ucraina e dunque la libertà dei popoli; nessuno può schierarsi a favore del Khorasan, colpevole di minacciare la sicurezza di tutti i cittadini.
I fatti non esistono in quanto tali, ma per il fine a cui tendono. Ed ognuno li interpreta, per questo, a modo suo.

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