Tra fare impresa al Nord e al Sud c’è molta differenza, e non solo perché gran parte del tessuto imprenditoriale italiano (circa la metà delle imprese attive) è stabilmente radicato nelle regioni settentrionali.
Un ulteriore fattore di freno è rappresentato dall’Irap, l’Imposta regionale sulle attività produttive, che ha una storia lunga e controversa e, venendo applicata con aliquote più o meno alte in alcune regioni costituisce, a seconda dei casi, un incentivo o un disincentivo per gli imprenditori.
Mentre infatti l’Ires, l’Imposta sui redditi delle società, è applicata con aliquota unica del 24% in tutta Italia, per l’Irap si prevede un’aliquota ordinaria del 3,9%, anche se ogni regione ha facoltà di abbassarla o alzarla entro certi limiti.
Come funzionano le tasse sulle imprese?
L’Irap è stata istituita nel 1997 ed è un’imposta applicata agli esercenti di attività d’impresa, ma anche agli enti non commerciali privati e alle amministrazioni e agli enti pubblici. Ha come base imponibile il valore della produzione netta, ottenuto come differenza tra i ricavi e i costi operativi deducibili (come materie prime, servizi, spese per forniture). Alcune voci, come il costo del personale, non sono deducibili. La differenza rispetto all’Ires è evidente: in questo caso la base imponibile è calcolata come differenza tra ricavi e costi deducibili (incluso il costo del personale) e se i costi superano i ricavi, il reddito imponibile è negativo (perdita) e quindi non c’è imposta da pagare. Per l’Irap, invece, l’imposta è dovuta anche in caso di perdita.
Come anticipato, l’Ires ha un’aliquota fissa da Nord a Sud al 24% (salvo eccezioni), mentre l’Irap varia a seconda della regione. L’Irap è entrata in vigore nel 1998 con aliquota del 4,25%; dal 2000 è stata data facoltà alle regioni di variare l’aliquota base. Come ricordato, l’aliquota Irap ordinaria oggi è al 3,9%, anche se solo dieci regioni su venti (più la Provincia autonoma di Bolzano) prevedono questo valore: nella maggior parte dei casi la tassazione è maggiore, ma ci sono anche aliquote ordinarie inferiori.
Dove sono le aziende più tassate?
Nel 2025 l’Irap più alta d’Italia è quella della Campania, che applica un’aliquota del 4,97%. La disciplina dell’imposta prevede che le regioni possano alzare o diminuire l’aliquota del 3,9% di al massimo 0,92 punti percentuali. Nel caso della Campania l’aliquota massima dovrebbe essere quindi al 4,82%. Tuttavia, bisogna considerare che fin dalla sua introduzione, l’Irap è stata legata al finanziamento del sistema sanitario ed è prevista un’ulteriore maggiorazione di 0,15 punti percentuali in caso di deficit sanitario delle regioni (come per la Campania). In passato anche altre regioni, come per esempio la Calabria, sono arrivate a un’aliquota del 4,97%, ma oggi solo la Campania ha un’Irap così alta. Seguono Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise e Puglia al 4,82% (ossia il valore massimo), le Marche al 4,73% e il Veneto al 4,08%. Tutte le restanti regioni seguono l’aliquota standard del 3,9%, mentre le uniche eccezioni sono la Sardegna al 2,93% e la Provincia autonoma di Trento, che vanta l’aliquota Irap più bassa d’Italia, del 2,68% (in quanto Provincia autonoma ha perfino la facoltà di azzerare l’imposta).
Aliquote Irap nelle regioni italiane
- Campania: 4,97%
- Abruzzo: 4,82%
- Calabria: 4,82%
- Lazio: 4,82%
- Molise : 4,82%
- Puglia: 4,82%
- Marche: 4,73%
- Veneto: 4,08%
- Basilicata: 3,90%
- Provincia autonoma di Bolzano: 3,90%
- Emilia-Romagna: 3,90%
- Friuli-Venezia Giulia: 3,90%
- Liguria: 3,90%
- Lombardia: 3,90%
- Piemonte: 3,90%
- Sicilia: 3,90%
- Toscana: 3,90%
- Umbria: 3,90%
- Valle d’Aosta: 3,90%
- Sardegna: 2,93%
- Provincia autonoma di Trento: 2,68%
Non esiste solo l’aliquota ordinaria...
Fin qui abbiamo parlato sempre di aliquota ordinaria, ma ne esistono diverse. Per banche e assicurazioni si raggiungono valori più alti (anche sopra il 6%) e per le amministrazioni pubbliche l’aliquota è dell’8,5%, mentre può essere azzerata per Onlus, Terzo settore e aziende pubbliche di servizi alla persona. Gli aspetti più interessanti riguardano però le agevolazioni alle nuove realtà imprenditoriali. In Lombardia, per esempio, l’Irap non è dovuta per le nuove aziende che operano in piccoli comuni (sotto i tremila abitanti).
Per le startup, che spesso registrano perdite iniziali, un’aliquota ridotta o azzerata può essere fondamentale, perché libera liquidità da investire in ricerca, sviluppo, marketing o assunzioni. Tra l’altro, come abbiamo detto, nella formazione della base imponibile Irap risultano indeducibili i costi del lavoro, scoraggiando gli imprenditori ad assumere nuovo personale. Il risultato è che in Campania a una startup con un valore della produzione di 100 mila euro verrebbe applicata un’aliquota ordinaria del 4,97%, che si tradurrebbe in 4.970 euro di Irap, contro i 3.900 che verserebbe operando in altre regioni o i 2.680 a Trento.