Ecco le regioni con le aziende più tassate d’Italia

Alberto De Pasquale

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Tra fare impresa al Nord e al Sud c’è molta differenza, soprattutto in termini fiscali. Ecco le regioni più tassate in Italia.

Ecco le regioni con le aziende più tassate d'Italia

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Tra fare impresa al Nord e al Sud c’è molta differenza, e non solo perché gran parte del tessuto imprenditoriale italiano (circa la metà delle imprese attive) è stabilmente radicato nelle regioni settentrionali.

Un ulteriore fattore di freno è rappresentato dall’Irap, l’Imposta regionale sulle attività produttive, che ha una storia lunga e controversa e, venendo applicata con aliquote più o meno alte in alcune regioni costituisce, a seconda dei casi, un incentivo o un disincentivo per gli imprenditori.

Mentre infatti l’Ires, l’Imposta sui redditi delle società, è applicata con aliquota unica del 24% in tutta Italia, per l’Irap si prevede un’aliquota ordinaria del 3,9%, anche se ogni regione ha facoltà di abbassarla o alzarla entro certi limiti.

Come funzionano le tasse sulle imprese?

L’Irap è stata istituita nel 1997 ed è un’imposta applicata agli esercenti di attività d’impresa, ma anche agli enti non commerciali privati e alle amministrazioni e agli enti pubblici. Ha come base imponibile il valore della produzione netta, ottenuto come differenza tra i ricavi e i costi operativi deducibili (come materie prime, servizi, spese per forniture). Alcune voci, come il costo del personale, non sono deducibili. La differenza rispetto all’Ires è evidente: in questo caso la base imponibile è calcolata come differenza tra ricavi e costi deducibili (incluso il costo del personale) e se i costi superano i ricavi, il reddito imponibile è negativo (perdita) e quindi non c’è imposta da pagare. Per l’Irap, invece, l’imposta è dovuta anche in caso di perdita.

Come anticipato, l’Ires ha un’aliquota fissa da Nord a Sud al 24% (salvo eccezioni), mentre l’Irap varia a seconda della regione. L’Irap è entrata in vigore nel 1998 con aliquota del 4,25%; dal 2000 è stata data facoltà alle regioni di variare l’aliquota base. Come ricordato, l’aliquota Irap ordinaria oggi è al 3,9%, anche se solo dieci regioni su venti (più la Provincia autonoma di Bolzano) prevedono questo valore: nella maggior parte dei casi la tassazione è maggiore, ma ci sono anche aliquote ordinarie inferiori.

Dove sono le aziende più tassate?

Nel 2025 l’Irap più alta d’Italia è quella della Campania, che applica un’aliquota del 4,97%. La disciplina dell’imposta prevede che le regioni possano alzare o diminuire l’aliquota del 3,9% di al massimo 0,92 punti percentuali. Nel caso della Campania l’aliquota massima dovrebbe essere quindi al 4,82%. Tuttavia, bisogna considerare che fin dalla sua introduzione, l’Irap è stata legata al finanziamento del sistema sanitario ed è prevista un’ulteriore maggiorazione di 0,15 punti percentuali in caso di deficit sanitario delle regioni (come per la Campania). In passato anche altre regioni, come per esempio la Calabria, sono arrivate a un’aliquota del 4,97%, ma oggi solo la Campania ha un’Irap così alta. Seguono Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise e Puglia al 4,82% (ossia il valore massimo), le Marche al 4,73% e il Veneto al 4,08%. Tutte le restanti regioni seguono l’aliquota standard del 3,9%, mentre le uniche eccezioni sono la Sardegna al 2,93% e la Provincia autonoma di Trento, che vanta l’aliquota Irap più bassa d’Italia, del 2,68% (in quanto Provincia autonoma ha perfino la facoltà di azzerare l’imposta).

Aliquote Irap nelle regioni italiane

  1. Campania: 4,97%
  2. Abruzzo: 4,82%
  3. Calabria: 4,82%
  4. Lazio: 4,82%
  5. Molise : 4,82%
  6. Puglia: 4,82%
  7. Marche: 4,73%
  8. Veneto: 4,08%
  9. Basilicata: 3,90%
  10. Provincia autonoma di Bolzano: 3,90%
  11. Emilia-Romagna: 3,90%
  12. Friuli-Venezia Giulia: 3,90%
  13. Liguria: 3,90%
  14. Lombardia: 3,90%
  15. Piemonte: 3,90%
  16. Sicilia: 3,90%
  17. Toscana: 3,90%
  18. Umbria: 3,90%
  19. Valle d’Aosta: 3,90%
  20. Sardegna: 2,93%
  21. Provincia autonoma di Trento: 2,68%

Non esiste solo l’aliquota ordinaria...

Fin qui abbiamo parlato sempre di aliquota ordinaria, ma ne esistono diverse. Per banche e assicurazioni si raggiungono valori più alti (anche sopra il 6%) e per le amministrazioni pubbliche l’aliquota è dell’8,5%, mentre può essere azzerata per Onlus, Terzo settore e aziende pubbliche di servizi alla persona. Gli aspetti più interessanti riguardano però le agevolazioni alle nuove realtà imprenditoriali. In Lombardia, per esempio, l’Irap non è dovuta per le nuove aziende che operano in piccoli comuni (sotto i tremila abitanti).

Per le startup, che spesso registrano perdite iniziali, un’aliquota ridotta o azzerata può essere fondamentale, perché libera liquidità da investire in ricerca, sviluppo, marketing o assunzioni. Tra l’altro, come abbiamo detto, nella formazione della base imponibile Irap risultano indeducibili i costi del lavoro, scoraggiando gli imprenditori ad assumere nuovo personale. Il risultato è che in Campania a una startup con un valore della produzione di 100 mila euro verrebbe applicata un’aliquota ordinaria del 4,97%, che si tradurrebbe in 4.970 euro di Irap, contro i 3.900 che verserebbe operando in altre regioni o i 2.680 a Trento.

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