Esiste un’Europa dove le retribuzioni aumentano in misura consistente e un’altra in cui crescono più lentamente, tenendo a malapena il passo dell’inflazione.
Si potrebbe pensare che gli stipendi stiano correndo soprattutto nei Paesi con le paghe più basse e dove c’è quindi più margine di crescita: in effetti, in parte è così.
Ma è pure vero che un aumento consistente è osservato anche dove i salari risultano già più alti della media, come per esempio in Germania e in Austria. Per l’Italia, invece, gli aumenti (nominali) ci sono, ma risultano bassi al confronto con le altre economie più sviluppate.
Cosa dicono i dati
Come segnala Eurostat, nel 2024 lo stipendio medio annuo a tempo pieno (lordo) per i dipendenti dei paesi dell’Unione Europea è stato di 39.800 euro, in aumento del 5,2% rispetto al 2023. È soprattutto chi lavora nell’Europa dell’Est ad aver beneficiato degli incrementi più elevati nell’ultimo anno, in particolare in Romania (+16,7%), Polonia (+16,6%) e Bulgaria (+14%), che tuttavia sono fuori dall’Eurozona e coincidono anche con alcuni dei Paesi con le retribuzioni medie più basse d’Europa (il minimo si percepisce in Bulgaria, poco meno di 15.400 euro lordi annui).
In parallelo, però, anche i dipendenti in Lussemburgo e in Irlanda, i due Paesi con le retribuzioni medie più alte dell’Eurozona (83 mila euro nel primo caso, 61 mila nel secondo), nel corso del 2024 hanno ottenuto un aumento delle paghe, rispettivamente, del 3,4% e del 4,2%. Nel caso della Germania, dove i salari medi sono vicini ai 54 mila euro, lo scorso anno le retribuzioni sono cresciute del 5,5%.
Per l’Italia, invece, parliamo di una crescita molto più modesta, con stipendi in salita di appena il 2,7% rispetto ai livelli medi del 2023, facendo peggio nell’Eurozona solamente rispetto a Francia, dove sono cresciuti del 2,4% e Finlandia, su del 2,3%. Il nostro Paese era reduce da un 2023 perfino più negativo: due anni fa l’Italia è stato il Paese dell’Eurozona con l’aumento del salario medio in assoluto più basso, solo del 2,5%.
Crescita degli stipendi medi in Europa nel 2024
- Romania: +16,7%
- Polonia: +16,6%
- Bulgaria: +14,0%
- Austria: +7,6%
- Germania: +5,5%
- Grecia: +5,2%
- Media Ue: +5,2%
- Spagna: +4,6%
- Irlanda: +4,2%
- Media Eurozona: +4,1%
- Lussemburgo: +3,4%
- Italia: +2,7%
- Francia: +2,4%
Il peso dell’inflazione
Sempre secondo Eurostat, nel 2024 l’inflazione media annua è stata del 2,6% per i 27 Paesi Ue nel loro complesso, quindi più bassa rispetto all’aumento delle retribuzioni (+5,2%). Lo stesso discorso vale per l’Italia, con salari in crescita del 2,7% a fronte di un’inflazione media annua dell’1,1%, una delle più basse in Europa lo scorso anno.
Per capire quanto è stato eroso il potere d’acquisto degli italiani, comunque, bisogna tornare indietro di qualche anno. Nel 2023 l’inflazione media annua nel nostro Paese era stata del 5,9% e quindi ben superiore all’aumento dei salari; per non parlare del 2022, quando i prezzi in crescita dell’8,7% hanno di gran lunga superato l’incremento annuo delle retribuzioni. I dati citati, tra l’altro, si riferiscono ai compensi lordi e quindi non tengono conto del netto, ossia di quello che arriva realmente in busta paga: il cosiddetto cuneo fiscale italiano è notoriamente tra i più alti d’Europa.