Sam Altman testimonia in tribunale contro il fondatore di Tesla: al centro dello scontro il futuro di OpenAI, la governance dell’azienda e la corsa verso l’intelligenza artificiale generale.
Lo scontro tra Sam Altman ed Elon Musk entra nel vivo e rischia di ridefinire il futuro di OpenAI, la società che ha sviluppato ChatGPT. Durante la terza settimana del processo in corso negli Stati Uniti, il CEO dell’azienda ha testimoniato davanti alla giuria respingendo le accuse mosse dal patron di Tesla e X, secondo cui OpenAI avrebbe tradito la propria missione originaria senza scopo di lucro.
La causa ruota attorno alla trasformazione della società in una struttura capace di attrarre investimenti miliardari. Musk sostiene di aver finanziato OpenAI con circa 38 milioni di dollari quando il progetto era nato come organizzazione non profit, convinto che le risorse fossero destinate a finalità benefiche e allo sviluppo di un’intelligenza artificiale al servizio dell’umanità. Altman, invece, ha difeso la scelta di cambiare modello, spiegando che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiedeva risorse economiche enormi e non più sostenibili con il solo assetto originario.
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Le dichiarazioni di Altman: “Sono un imprenditore onesto e affidabile”
Nel corso della deposizione, Sam Altman ha respinto le ricostruzioni che mettevano in dubbio la sua credibilità e la sua leadership. Sottoposto alle domande dei legali di Musk, il CEO di OpenAI ha dichiarato:
“Ritengo di essere un imprenditore onesto e affidabile”.
La testimonianza ha avuto un peso importante perché il processo non riguarda soltanto aspetti economici, ma anche il controllo di una delle aziende più influenti nel settore dell’intelligenza artificiale. La giuria, infatti, è chiamata a valutare non solo gli accordi tra le parti, ma anche le intenzioni e il comportamento dei protagonisti coinvolti nella nascita di OpenAI.
Altman ha raccontato i primi anni della società, ricordando come già nel 2015 emergessero divergenze profonde sulla governance dell’azienda. Secondo il CEO di ChatGPT, Musk avrebbe cercato di ottenere un controllo dominante sulla struttura societaria e sulle decisioni strategiche.
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Il timore per il controllo dell’AGI
Uno dei passaggi più delicati della testimonianza ha riguardato la cosiddetta AGI, l’intelligenza artificiale generale capace teoricamente di superare le capacità cognitive umane. Altman ha spiegato che la missione iniziale di OpenAI prevedeva proprio di evitare che una tecnologia così potente finisse nelle mani di una sola persona.
“Una delle ragioni per cui abbiamo fondato OpenAI è che non pensavamo che l’AGI potesse essere sotto il controllo di una sola persona, per quanto buone potessero essere le sue intenzioni.”
Altman ha poi ricordato un episodio che avrebbe segnato i rapporti interni tra i fondatori. Secondo il suo racconto, alcuni cofondatori chiesero a Musk cosa sarebbe successo al controllo di OpenAI in caso della sua morte. La risposta dell’imprenditore, ha riferito Altman, fu che il controllo “dovrebbe passare ai miei figli”.
Il CEO di OpenAI ha lasciato intendere che quell’idea alimentò ulteriori preoccupazioni sulla concentrazione del potere decisionale.
L’esito della deposizione e le conseguenze del processo
Nel finale della sua deposizione, Altman ha parlato anche del deterioramento personale del rapporto con Musk. Ha raccontato di aver inizialmente nutrito una forte ammirazione nei confronti dell’imprenditore, considerato una figura centrale nei primi passi di OpenAI.
Con il tempo, però, la relazione si sarebbe incrinata a causa delle tensioni sul controllo della società e sulle strategie future. Altman ha dichiarato: “
Ho avuto la sensazione che ci avesse abbandonati, che non avesse mantenuto le promesse, che avesse messo l’azienda in una situazione molto difficile.”
Secondo la ricostruzione di OpenAI, Musk avrebbe anche rallentato alcuni finanziamenti promessi e tentato più volte di integrare la startup all’interno di Tesla, ipotesi ritenuta incompatibile con la missione originaria dell’azienda.
Le conseguenze del processo potrebbero andare ben oltre il rapporto personale tra i due imprenditori. La decisione finale potrebbe infatti incidere sulla struttura futura di OpenAI e sull’equilibrio di potere nel settore dell’intelligenza artificiale, oggi sempre più strategico a livello globale.
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