Ecco come gli Stati Uniti vogliono superare l’embargo cinese sulle terre rare

Redazione Money Premium

18 Gennaio 2025 - 06:45

Di fronte alla crescente dipendenza dalla Cina per questi minerali strategici, gli Stati Uniti stanno valutando diverse soluzioni per ridurre il rischio di interruzione della fornitura.

Ecco come gli Stati Uniti vogliono superare l’embargo cinese sulle terre rare

La decisione della Cina di vietare l’esportazione di gallio e germanio negli Stati Uniti ha scatenato una serie di preoccupazioni in ambito economico e tecnologico.

Questi minerali, sebbene poco conosciuti, rivestono un’importanza strategica in settori come la produzione di semiconduttori, la tecnologia militare, le energie rinnovabili e i dispositivi elettronici.

Il divieto cinese si inserisce in un contesto di crescenti tensioni commerciali tra i due paesi, con implicazioni che vanno ben oltre il commercio di minerali.

Il gallio e il germanio sono minerali cruciali per diverse tecnologie avanzate. Il gallio, ad esempio, è fondamentale per la produzione di chip elettronici, dispositivi di illuminazione a stato solido come i LED e per le energie rinnovabili, inclusi i veicoli elettrici e le celle solari. Il germanio è utilizzato nelle fibre ottiche e come catalizzatore nella produzione di bioplastiche e poliestere. Entrambi i minerali sono insostituibili in molte applicazioni, e la loro disponibilità è limitata, con la Cina che domina il mercato globale con circa il 98% del gallio e il 91% del germanio primario, ovvero quello estratto direttamente dalla terra.

Il divieto imposto dalla Cina segue una serie di misure americane contro l’industria dei semiconduttori cinese. Washington ha infatti introdotto restrizioni sulle esportazioni di chip avanzati, in particolare quelli utilizzati per applicazioni militari come la guerra elettronica e i missili ipersonici. La Cina, da parte sua, ha giustificato il divieto come una risposta alla crescente minaccia rappresentata dalle applicazioni militari dei minerali, i quali hanno un «duplice uso» sia civile che militare.

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha riserve strategiche di germanio, ma nessuna di gallio. Un’eventuale interruzione totale della fornitura di questi minerali potrebbe comportare una perdita economica di 3,4 miliardi di dollari per il PIL statunitense, come stimato da un rapporto dell’US Geological Survey. La mancanza di gallio potrebbe avere ripercussioni particolarmente gravi sull’industria tecnologica, vista la difficoltà di sostituire questo minerale in settori chiave come quello dei semiconduttori.

Di fronte alla crescente dipendenza dalla Cina per questi minerali strategici, gli Stati Uniti stanno valutando diverse soluzioni per ridurre il rischio di interruzione della fornitura. Una delle opzioni consiste nell’espandere l’estrazione nazionale di gallio e germanio, specialmente recuperando questi minerali da altre fonti, come le raffinerie di zinco, carbone e bauxite. Tuttavia, l’estrazione diretta negli Stati Uniti è limitata e la miniera Apex, che negli anni ’80 produceva gallio e germanio, è ormai chiusa.

In alternativa, gli Stati Uniti potrebbero investire in raffinerie di minerali in paesi alleati, come la Teck Resources in Canada, che è uno dei principali fornitori di germanio in Nord America. Un’altra possibilità che si sta esplorando è l’estrazione da fonti secondarie, cioè il riciclaggio di dispositivi elettronici obsoleti. Questo processo, però, è complesso e il recupero tramite riciclaggio rappresenta solo una piccola parte della fornitura totale.

Il divieto cinese di esportare gallio e germanio negli Stati Uniti è un colpo significativo per l’industria tecnologica globale, che dipende da questi minerali per una vasta gamma di applicazioni, dai semiconduttori ai dispositivi di comunicazione, fino alle tecnologie militari e alle energie rinnovabili. La risposta degli Stati Uniti potrebbe passare attraverso una maggiore autosufficienza, investimenti in nuove raffinerie o il recupero tramite il riciclaggio. Tuttavia, l’incertezza sulle forniture continua a minacciare la stabilità delle catene di approvvigionamento globali, con un impatto che va ben oltre l’aspetto economico, toccando anche la sicurezza nazionale.