Oro, rame, litio e terre rare: il Kazakistan accelera la caccia alle risorse critiche per diventare il nuovo gigante globale dei minerali strategici.
Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.
Il Kazakistan sta accelerando le attività di esplorazione alla ricerca di oro, rame, litio e terre rare, materie prime sempre più richieste dall’industria e considerate strategiche per numerose tecnologie. Negli ultimi due anni sono stati individuati 54 nuovi giacimenti, mentre le autorità stanno ampliando le indagini geologiche e utilizzando anche digitalizzazione, Big Data e intelligenza artificiale per analizzare il sottosuolo.
Tuttavia, resta da capire quante di queste nuove risorse potranno trasformarsi in progetti concreti, capaci di attirare investimenti e arrivare effettivamente alla produzione.
Il Kazakistan cerca nuovi giacimenti: cosa sta emergendo dal sottosuolo
Le attività di esplorazione geologica e geofisica condotte dal Kazakistan su scala 1:200.000 interessano già circa 2,04 milioni di chilometri quadrati. Entro la fine del 2026 il governo punta ad arrivare a 2,2 milioni di chilometri quadrati.
Parallelamente, sono stati avviati 20 progetti di mappatura di maggiore dettaglio, che interesseranno complessivamente 100.000 chilometri quadrati e si concentreranno sulle aree considerate più promettenti per la presenza di rame, oro, litio, tungsteno, molibdeno e altri metalli rari. Negli ultimi due anni sono stati scoperti ben 54 nuovi giacimenti e nei registri statali compaiono circa 10.000 depositi di risorse minerarie.
leggi anche
Il vulcano che erutta polvere d’oro, l’incredibile fenomeno in Antartide che la scienza non sa spiegare
Nonostante le importanti scoperte, per convincere i grandi investitori non basta sapere che il minerale esiste. Per poter avviare un progetto estrattivo è fondamentale poter contare sulle condizioni necessarie al suo sviluppo, dalla disponibilità di energia alle infrastrutture di trasporto e alla presenza di personale qualificato.
Askar Ismailov, analista del settore delle risorse, sottolinea che la presenza di una risorsa stimata non equivale automaticamente a una riserva economicamente sfruttabile. Il vero indicatore di successo sarà quindi il numero di siti capaci di passare dalla scoperta alla definizione delle risorse secondo standard riconosciuti, ottenere finanziamenti e arrivare alla produzione commerciale.
Terre rare e minerali critici, le nuove risorse strategiche del Kazakistan
Negli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente la domanda mondiale di tecnologie verdi, semiconduttori e sistemi di accumulo, di conseguenza le terre rare e i minerali critici hanno assunto una rilevanza centrale nelle strategie industriali dei mercati internazionali.
Non stupisce quindi che le attività di esplorazione in Kazakistan si stiano concentrando su elementi come litio, tungsteno, molibdeno, metalli rare ed elementi delle terre rare, essenziali per i magneti ad alta potenza usati in auto elettriche, guida assistita, smartphone e computer.
leggi anche
C’è un tesoro nei vecchi elettrodomestici. L’Italia apre il primo impianto europeo per recuperarlo
Tra i risultati più significativi spicca il sito di Kuiraktykol, dove le stime hanno individuato concentrazione elevate di cerio, lantanio, neodimio e ittrio. Complessivamente, le risorse stimate nei siti analizzati superano le 935.000 tonnellate, a cui si aggiungono le riserve identificate nell’area di Irgiz, pari a circa 795.000 tonnellate.
La disponibilità di questi elementi offre ad Astana una reale opportunità di inserimento nei mercati ad alta tecnologia, a patto di riuscire a posizionarsi lungo i segmenti chiave della catena del valore globale, dal semplice minerale grezzo fino al raffinamento chimico e metallurgico.
Il potenziale nascosto in superficie
Le ricchezze celate nelle profondità della terra sono solo una parte del tesoro kazaco. Il Paese può infatti contare su una riserva mineraria alternativa e spesso trascurata, formata da materiali già accumulati in superficie sotto forma di residui industriali. Si tratta di depositi composti da scorie metallurgiche, fanghi di lavorazione, ceneri da combustione energetica e scarti di estrazione depositati nel corso dei decenni passati, quando le tecnologie estrattive non permettevano di recuperare alcuni elementi e determinati metalli avevano un valore di mercato inferiore rispetto a oggi.
Grazie all’evoluzione dei processi tecnologici e all’incremento dei prezzi delle materie prime strategiche, è possibile considerare questi materiali come una nuova fonte di risorse. Con la rielaborazione dei residui industriali è possibile recuperare metalli critici senza la necessità di avviare nuovi complessi minerari e, al tempo stesso, portare avanti un’attività di risanamento delle aree interessate dagli accumuli industriali del passato.
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.