Primo mese dell’anno a geografia variabile in tema di ritorni sugli investimenti a seconda dell’asset detenuti e dei costi sopportati
Anno nuovo vita nuova, si è soliti dire quasi a rincuorarsi. Peraltro dirlo non costa nulla, mentre il problema è mettere in pratica quanto si promette a se stessi. Non è solo una questione di coerenza ma anche di ripercussioni in termini di qualità della vita. In tema di soldi la sfida potrebbe giocarsi tra il crearsi una seconda entrata e/o la crescita del capitale nel tempo, o assistere alla sua erosione. Al riguardo, ecco chi in 1 mese ha guadagnato il 10% o più e chi ha iniziato il 2026 perdendo soldi.
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Guadagni sul reddito fisso in 1 mese
Impossibile dire esattamente quanto stiano guadagnando o perdendo ad oggi i portafogli degli investitori data l’infinità di possibili combinazioni. Partiamo per macro casistiche e dal reddito fisso, ossia obbligazioni sovrane, corporate, risparmio postale e prodotti bancari. Ancora, data la molteplicità di strutture dei rendimenti, procederemo per supposizioni in base alla nostra esperienza e al contesto attuale di mercato.
Chi ha bond sovrani sottoscritti di recente è plausibile immaginare yield compresi tra il 2,00% (BOT, per esempio) e il 4,00% lordo annuo (titoli lunghi). Ipotizzando che il prodotto sarà tenuto in portafoglio fino al termine si tratta di ritorni lordi pro-quota mensili (gennaio) compresi tra lo 0,167% e 0,33%.
Chi ha sottoscritto corporate bond il discorso è più frastagliato. Qui spesso le cedole sono alte agli inizi, salvo poi sgonfiarsi (a volte pure tanto) strada facendo. Potrebbe essere il caso degli step-down in euro che partono con interessi p.a. tra il 4 e il 7% (quelli in valuta anche di più) e poi calano drasticamente. Potenzialmente parlando, quindi, i ratei pro-quota di gennaio ’26 qui sarebbero più robusti rispetto a prima. Il problema si tratterà di vedere quali saranno i loro prezzi di mercato, e gli effettivi a scadenza, quando passeranno agli step con cedole più basse.
Risparmio postale e conti deposito
Chi ha optato per il risparmio postale ha ridotto tantissimo i rischi di portafoglio, ma a fronte di ritorni più bassi della media di mercato. Qui potremmo attenderci ritorni annui lordi a scadenza compresi tra l’1,50% e il 2,50%, poi tutto dipende da serie e serie di prodotto sottoscritta. Ad esempio sui buoni fruttiferi lunghi c’è il problema inverso rispetto a quello dei corporate bond, e cioè interessi bassi in principio e più alti a seguire. Su quelli a unico step, invece, c’è lo spauracchio dell’eventuale rimborso anticipato, dato che qui gli interessi sono riconosciuti solo a scadenza.
Fatte alcune delle tante, possibili premesse, è immaginabile imputare un guadagno lordo ponderato del mese scorso tra lo 0,125% e lo 0,208%. Tuttavia, si tratta di esercizi che presuppongono molte ipotesi di fondo, e tanti distinguo da caso a caso.
Per chi ha attivato un deposito bancario occorre vedere se è libero o vincolato, la durata e quanto offre la banca di turno. Tuttavia, oggi al netto di eccezioni al 3,50% annuo lordo poi il grosso dei prodotti si piazza tra l’1,5 e il 3% p.a. In altri termini è imputabile un ipotetico guadagno lordo mensile compreso tra lo 0,125% e lo 0,25%.
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I titoli di Piazza Affari: chi sale e chi scende a gennaio
Ora spostiamoci sul capitale di rischio tipo gli investimenti azionari, dove le possibili combinazioni si sprecano a dismisura. Si spazia dai titoli azionari nazionali a quelli europei o di altri mercati mondiali, dai titoli liquidi a quelli illiquidi, dai fondi attivi e passivi sugli indici e così via.
Per ovvie esigenze di semplicità consideriamo solo il caso dei 40 titoli del Ftse Mib. Qui gli ultimi e i primi 7 titoli per perfomance YTD sono stati (fonte: Investing):
- Brunello Cucinelli: –18,11%;
- Nexi: –14,59%;
- Stellantis: –12,42%;
- Ferrari: –11,89%;
- Monclear: –10,76%;
- Unipol Gruppo: –8,73%;
- Buzzi Unicem: –7,85%.
Tra i primi della classe, invece, incontriamo:
- Campari: +8,05%;
- A2A: +10,00%;
- Telecom Italia: +10,94%;
- Tenaris: +13,63%;
- Leonardo: +14,52%;
- Prysmian: +16,29%;
- Saipem: +28,21%.
Come si evince, un mese è più che sufficiente per guadagnare ma anche per perdere tanto in Borsa, per cui guai a farsi lasciare la mano. Sui mercati finanziari si opera sempre (trader esclusi) in termini di anni e con la massima diversificazione possibile, sia di prodotti che di composizione di portafoglio. Obiettivi solitamente raggiunti tramite il ricorso ai fondi, attivi come quelli di investimento o passivi come gli ETF.
Investire in liquidità
Un’altra fetta di risparmiatori sicuramente perdenti nel 1° mese del ’26 è quella composta da chi ha scelto di restare liquido sul c/c o libretto. I dati sull’inflazione di gennaio usciranno nei prossimi giorni, mentre i canoni mensili di gestione del rapporto e la quota dell’imposta di bollo sono calcolabili. A spanne, all’incirca tra 3 e 8 € di canone tenuta conto (il libretto è gratuito), e 2,85 € di bollo mensile (a partire da certe giacenze).
Quanto all’inflazione, quella attesa per quest’anno è compresa tra l’1,4 e l’1,9%, per cui idealmente possiamo imputarne una quota tra lo 0,117% e lo 0,158% al mese scorso.
Ora non resta che fare i calcoli, poi sommare le tre componenti e capire qual è stata la perdita certa di gennaio legata alla preferenza per la liquidità.
Ecco chi in 1 mese ha guadagnato il 10% o più e chi ha iniziato il 2026 perdendo soldi
Dunque, gestire un capitale è un’arte complessa e laboriosa, in cui non esistono scelte solo vincenti ed altre solo perdenti. Investire in azioni o in oro o in valute o altri asset rischiosi può portare alla perdita integrale del capitale, per cui non è la soluzione. Invece investire “anche” in questi asset, in quote variabili a seconda delle esigenze, potrebbe dare soddisfazioni.
Non spetta a noi fare consulenza, né ci sogneremmo di sostituirci a chi di dovere.
Tuttavia, non c’è manuale di finanza che non predichi il ricorso a liquidità-reddito fisso-asset rischiosi quale possibile soluzione di lungo termine. Poi tutto dipenderà dai propri orizzonti temporali, gli obiettivi e le esigenze, la propensione al rischio, etc. Ma, modulando pesi e prodotti, e contenendo sempre i costi, forse si può dare concretezza a quel famoso refrain “anno nuovo vita nuova”. Non siamo noi a dirlo, ma i manuali di finanza di cui prima.
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