Il sell-off è partito da SoftBank a Tokyo. Chiusura a 7.377 yen, -11,28%. Dopo una notte pesante anche a Wall Street per semiconduttori e big tech. Nvidia ha perso oltre il 3,6%, Amazon il 2,5%, IBM oltre il 7%. In Asia il contagio si è allargato a TSMC, Foxconn, Samsung e SK Hynix. Il Nikkei ha ceduto l’1,9%.
SoftBank era appena diventata la società più preziosa del Giappone, sorpassando Toyota per la prima volta in più di vent’anni. Masayoshi Son l’ha trasformata da holding di investimento a una scommessa pura su AI, data center e infrastrutture di calcolo su scala globale.
Ora SoftBank crolla e trascina con sè il mezzo settore tech. E se non fosse solo una presa di profitto? Se una holding che ha puntato tutto sull’AI scende dell’11% in una seduta il resto del settore reggerà o l’effetto domino è appena cominciato?
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SoftBank ha sorpassato Toyota con il debito (ed è un rischio)
SoftBank ha superato Toyota ed è diventata la società più capitalizzata del Giappone. Ma il sorpasso nasconde una fragilità che il mercato ha scoperto con il crollo di oggi. La holding ha finanziato questa scalata pompando 30 miliardi di dollari in OpenAI negli ultimi dodici mesi, per lo più con nuovo debito, non con cash.
Oggi quella partecipazione vale sulla carta 79,6 miliardi di dollari. Ma è una scommessa pura: non è liquidità, non è ricchezza reale, è valore che esiste solo finché il mercato continua a credere che OpenAI farà davvero quei miliardi di ricavi che nessuno ancora sa come misurare.
Finché il mercato crede all’AI e che OpenAI sarà tra i principali vincitori, SoftBank continua a beneficiare di questo entusiasmo. Ma quando una valutazione si basa soprattutto sulle aspettative future, il confine tra entusiasmo e scetticismo può essere molto sottile. Appena il mercato inizia a interrogarsi sulla reale capacità di OpenAI di trasformare la crescita in profitti, la pressione sulle quotazioni aumenta.
SoftBank ha usato il debito per comprare una visione, ma il debito è reale e deve essere ripagato con denaro vero.
Sell-off sull’AI o semplice presa di profitto?
Masayoshi Son sostiene che la rivoluzione dell’intelligenza artificiale sarà probabilmente 50 volte più grande della rivoluzione dot-com. Ha definito il crollo di stamattina un’opportunità di acquisto. Non è la voce di un uomo che dubita di sé.
Il mercato però non ha ancora dimenticato l’errore che ha fatto con la partecipazione in Nvidia. SoftBank era fra i principali azionisti di Nvidia quando il titolo valeva una frazione di quello che costa oggi. La quota di SoftBank aveva raggiunto il 4,9%. Lo scorso autunno l’ha liquidata per 5,8 miliardi di dollari.
Se quella quota fosse rimasta in bilancio oggi, invece di 79,6 miliardi nella partecipazione OpenAI, SoftBank avrebbe anche decine di miliardi da Nvidia.
Son ha visto lontano, ma il mercato oggi guarda soprattutto alla struttura finanziaria della scommessa.
SoftBank ha concentrato una quota crescente del proprio valore su OpenAI e su altri asset legati all’intelligenza artificiale. Finché il settore sale, questo meccanismo funziona come un acceleratore dei guadagni. Quando però il sentiment cambia, lo stesso meccanismo può trasformarsi in un boomerang.
Gli investitori temono infatti che un rallentamento dell’AI possa ridurre contemporaneamente il valore delle partecipazioni in portafoglio e la capacità della holding di finanziarsi alle stesse condizioni. In uno scenario del genere SoftBank potrebbe essere costretta a vendere quote o altri asset proprio mentre il mercato li sta svalutando.
È per questo che SoftBank crolla più degli altri. Perché la struttura della scommessa di Son non ha margini di errore.
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