È crisi dei costi per l’intelligenza artificiale. La bolla sta per scoppiare?

Redazione Finance

11 Gennaio 2025 - 11:14

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando i mercati, ma i suoi costi crescenti minacciano la sostenibilità del settore. Tra energia, hardware e investimenti, il futuro dell’AI è in bilico?

È crisi dei costi per l’intelligenza artificiale. La bolla sta per scoppiare?

L’intelligenza artificiale ha conquistato il mercato, rivoluzionando settori interi con la promessa di automazione avanzata e nuove opportunità economiche.

Ma dietro il successo apparente si nasconde una questione cruciale: il costo elevato di mantenimento e sviluppo dell’AI è sostenibile nel lungo periodo? O siamo di fronte a una bolla speculativa destinata a implodere sotto il peso delle spese operative?

Il problema dei costi dell’AI

Le infrastrutture necessarie per far funzionare i modelli di intelligenza artificiale di ultima generazione sono incredibilmente costose. OpenAI, leader nel settore con il suo ChatGPT, ha recentemente ammesso che gli abbonamenti premium non coprono i costi di utilizzo. Secondo Sam Altman, CEO di OpenAI, i clienti più esigenti generano spese computazionali talmente elevate da rendere insostenibile il modello di business attuale.

Molte aziende leader del settore, per mantenere la competitività, devono investire massicciamente in data center sempre più potenti, ma anche questo diventa un costo da aggiungere all’equazione. Microsoft, per esempio, ha pianificato di spendere più di $50 miliardi in infrastrutture AI solo nel 2025.

Questo livello di investimento richiede ritorni enormi per giustificare l’esborso iniziale. Ma è davvero possibile ottenere questi rendimenti in tempi ragionevoli? Una risposta a cui gli analisti stanno cercando di rispondere, considerato che i titoli azioni del segmento tech stanno scontando multipli (P/E) nettamente sopra la media, basandosi sulla stima di una crescita a doppia cifra degli EPS attesi.

Il consumo energetico: un collo di bottiglia sempre più stretto

Investire in data center potrebbe risolvere il problema delle richieste, ma resterebbe l’aspetto critico legato al costo del consumo energetico di questi. Il loro funzionamento non solo richiede enormi quantità di elettricità, ma potrebbe addirittura portare a distorsioni nella qualità della rete elettrica. Studi recenti hanno dimostrato che i data center possono alterare la normale distribuzione di elettricità nelle aree circostanti, causando inefficienze e danni a dispositivi elettronici domestici.

Si tratta per l’appunto del tanto discusso problema delle cosiddette bad harmonics, ovvero distorsioni nei flussi elettrici, stanno diventando sempre più diffuse in tutto il mondo. Questo porta a un aumento del rischio di blackout e incendi domestici, nonché a un incremento delle tariffe energetiche. Se il trend continuerà, il costo dell’energia potrebbe diventare un ostacolo insormontabile per l’espansione dell’AI.

L’hardware sempre più costoso e la dipendenza dai chip

Un altro fattore chiave che incide sui costi dell’AI è il prezzo dell’hardware. Nvidia domina il mercato dei chip AI, con un monopolio di fatto che limita la concorrenza e mantiene i prezzi elevati. L’azienda sta sviluppando nuovi processori più efficienti, ma senza una competizione adeguata, i costi per le aziende AI continueranno a salire.

Inoltre, la domanda di chip AI supera l’offerta, creando strozzature nella catena di approvvigionamento. Questo fenomeno porta a ritardi nella realizzazione di nuovi data center e ad un aumento dei costi operativi, spingendo le aziende a riconsiderare i loro modelli di business.

Il rischio di una bolla speculativa

Il mercato azionario ha premiato le aziende AI con valutazioni stellari, ma ci sono segnali di una possibile bolla. Se i costi operativi continueranno a superare i ricavi, il settore potrebbe affrontare una crisi simile a quella delle dot-com degli anni 2000.

Gli investitori hanno bisogno di vedere un ritorno tangibile sugli investimenti, ma la monetizzazione dell’AI è ancora incerta. Il rischio è che molte aziende, pur investendo miliardi, non riescano a generare profitti sostenibili. Se ciò dovesse accadere, potremmo assistere a un crollo del settore e a un’ondata di fallimenti aziendali.

In sostanza, è indubbio che l’AI rappresenti una tecnologia dirompente, ma le aziende che la sviluppano sono realmente sostenibili oggi? Soprattutto, riusciranno nel corso del 2025 a registrare la crescita degli EPS stimata dagli analisti e definita dalla compliance? La risposta sarà cruciale.

Considerando che la crescita degli EPS dell’S&P 500 per il 2025 è stimata all’11%, in calo rispetto alla previsione del 14% formulata a settembre, qualora i risultati del Q4 2024 e dei primi trimestri del nuovo anno non dovessero confermare questi valori, potremmo assistere a una massiccia presa di profitto sui mercati.

Possibili soluzioni per ridurre i costi

Per evitare un tracollo, il settore deve trovare soluzioni efficaci per abbattere i costi. Secondo molti, una possibile strategia consiste nell’investire nelle fonti di energia rinnovabile e migliorare l’efficienza dei data center. In questo modo, nel lungo periodo, i grandi player potrebbero ridurre significativamente i costi operativi.

Allo stesso tempo, l’ingresso di nuovi attori nel mercato dei semiconduttori potrebbe favorire una riduzione del costo dell’hardware, contribuendo a rendere l’AI più accessibile e sostenibile.

Parallelamente, le aziende AI potrebbero sviluppare nel tempo nuovi modelli di monetizzazione che vadano oltre il semplice pagamento di un abbonamento mensile. Tuttavia, ciò che potrebbe realmente mancare in questa fase è il tempo necessario per individuare e consolidare il modello di business più efficace.

L’intelligenza artificiale non è destinata a morire, ma deve evolversi rapidamente per superare la crisi dei costi. Senza soluzioni efficaci, il rischio di una bolla e di un ridimensionamento del settore è reale. In sintesi, il mercato azionario continuerà a scommettere sull’AI, ma questo sarà sostenibile fino a che gli EPS stimati continueranno ad essere superati dalle rilevazioni trimestrali.