Dropshipping: cos’è, come funziona, rischi, come fare

Niccolò Ellena

12 Novembre 2022 - 15:18

condividi

Si sente spesso parlare di dropshipping e di come questo modello di business sia ottimo per arricchirsi rapidamente, ma è davvero così? Ecco come funziona e quali rischi presenta

Dropshipping: cos'è, come funziona, rischi, come fare

Dropshipping: una parola (in realtà sono due, «drop» e «shipping»), spesso utilizzata a sproposito, poiché erroneamente connessa a un concetto di guadagno rapido e semplice. Questa è una delle parole oggi più ricercata da molti utenti di Internet, alla ricerca di un lavoro semplice, poco impegnativo e che non comporti rischi. Ma il dropshipping è davvero questo? Per rispondere a questa domanda è necessario andare con ordine, partendo dalle basi.

Che cos’è il dropshipping

Il dropshipping è definibile come “un modello di business che consente di vendere prodotti online senza possederli fisicamente”. Sebbene questa definizione possa lasciare molte persone basite a causa della sua semplicità, è fondamentale specificare che non è affatto così semplice come sembra; infatti, dietro a un business model che sembra apparentemente molto semplice ed efficiente si nascondono numerose complicazioni e insidie a cui è necessario far fronte.

Come funziona il dropshipping

Il dropshipping funziona, come espresso dalla sua definizione, in maniera molto semplice, il sistema è composto da tre attori principali: il venditore, il fornitore e il cliente. In un business definibile come “tradizionale” gli attori sono gli stessi, tuttavia il tipo di interazione tra questi è completamente diversa. Tradizionalmente, un venditore acquista a un prezzo favorevole da un fornitore e deposita la merce acquistata nel proprio magazzino, organizza il proprio e-commerce e mette i prodotti in vendita; a questo punto il cliente può recarsi sul sito e acquistare i prodotti che desidera.

Nel dropshipping, benché gli attori siano i medesimi, le dinamiche sono sostanzialmente diverse: in questo caso, l’onere del magazzino e della sua gestione spetta totalmente al fornitore, che ha il compito di conservare la merce e di spedirla, occupandosi anche della fase logistica.

Naturalmente, non tutti i fornitori sul mercato offrono il servizio di dropshipping, è quindi necessario informarsi preventivamente se quello che si è scelto offre o meno questa possibilità.

A trarre il vero profitto è invece il venditore, che non soltanto non ha spese di apertura e gestione del magazzino, ma non deve nemmeno occuparsi degli aspetti logistici, a carico del fornitore. Nel dropshipping l’unica responsabilità del venditore è quella di realizzare un sito e-commerce attraente, attraverso le pubblicità e altri mezzi relativi al marketing; e di ricevere gli ordini. Una volta ricevuti, questi vengono trasmessi al fornitore che si occupa di processarli.

Dropshipping: quali vantaggi per il venditore

Facendo dropshipping, il venditore si libera sostanzialmente di alcune spese e di alcune responsabilità, che vengono affidate al fornitore. In particolare, il venditore non deve ordinare la merce da tenere in magazzino e gestire quest’ultimo, il che comporta una voce di spesa in meno. Inoltre, il venditore non deve occuparsi dell’aspetto logistico, ossia della spedizione.

Queste minori responsabilità si concretizzano in minori spese iniziali e quindi in più brevi tempi per il primo guadagno. Il carico di lavoro, almeno inizialmente, dovrebbe essere piuttosto gestibile, il che non rende necessaria l’assunzione di eventuali collaboratori, e quindi di una spesa maggiore.

Dropshipping: quali vantaggi per il fornitore

In ambito di dropshipping, pensare che l’unico ad avere vantaggi sia il venditore è errato, poiché ce ne sono anche alcuni per il fornitore. Tra questi, il più importante è senza dubbio quello di avere un maggior numero di clienti grazie all’attività di dropshipping. I venditori che utilizzano questo modello di business sono sempre alla ricerca di nuovi fornitori più affidabili, rapidi e con prodotti migliori.

Dropshipping: quali rischi per il venditore

Il dropshipping in Italia è visto in maniera ambigua: alcuni pensano - erroneamente - che sia un ottimo modo per diventare ricchi in poco tempo e senza rischi, mentre altri - pochi - lo conoscono per ciò che è: un modo per fare business come gli altri.

Se infatti questo modo di fare e-commerce è visto con sospetto in Italia, la colpa è riconducibile a delle persone che, online, hanno iniziato a far circolare il messaggio che il dropshipping è un metodo da utilizzare per arricchirsi in maniera facile e veloce senza alcun rischio.

Così non è, questo business model infatti presenta molte criticità che è fondamentale considerare. Il metodo con cui queste persone cercano di diffondere le loro “conoscenze” si concretizza mediante corsi, acquistabili pagando ingenti somme di denaro e mediante consulenze, per cui chiedono cifre che fanno girare la testa.

Trattare il dropshipping senza tuttavia considerare i rischi ad esso connessi è fuorviante, infatti questo modello di business presenta alcune importanti criticità che è necessario mettere in luce.

In primis, il settore degli e-commerce basati su dropshipping presenta molta concorrenza, poiché ha bassi costi d’ingresso e buone possibilità di resa. I venditori, pur di imporsi sul mercato, sono disponibili a guadagnare cifre sempre minori, con il solo obiettivo di assicurarsi qualche cliente in più, il che fa sì che sul lungo termine il guadagno sia superficiale, se non insufficiente a mantenere l’attività operativa.

In secondo luogo, anche l’affidabilità dei fornitori rappresenta un rischio da non trascurare, specialmente se questi si trovano fuori dall’Unione Europea, poiché potrebbe essere difficile contattarli e tenere traccia della loro disponibilità.

Dropshipping: quali rischi per il consumatore

C’è infine anche un rischio per il consumatore: qualora il prodotto ordinato venga spedito da un Paese extra europeo, in questo caso, è possibile che il costo delle spese doganali ricada sul consumatore, facendogli perdere interesse per il prodotto data l’elevata spesa.

È legale fare dropshipping in Italia?

Fare dropshipping in Italia è legale, tuttavia, come ogni azienda che viene aperta sul suolo italiano necessita - tra le altre cose - di essere legalmente registrata e di essere conforme alle norme vigenti in ambito fiscale. In particolare, è necessario:

  • aprire partita IVA con codice Ateco 47.91.10, ossia “Commercio al dettaglio di prodotti via Internet;
  • iscriversi al registro delle imprese presso la Camera di Commercio del proprio capoluogo di provincia;
  • iscrivervi alla gestione INPS commercianti;
  • presentare la segnalazione certificata di inizio attività presso lo Sportello Unico; Attività Produttive del Comune dove si intende stabilire la sede legale dell’impresa;
  • scegliere il regime fiscale applicabile, per il quale è consigliabile farsi consigliare dal proprio commercialista di fiducia.

Argomenti

Iscriviti a Money.it