È quanto si evince dai documenti resi pubblici giovedì 14 maggio dall’Office of Government Ethics.
I primi tre mesi del 2026 di Donald Trump sembrano essere stati gestiti come quelli di un trader estremamente attivo, con una lunga serie di investimenti nelle principali aziende tecnologiche americane. È quanto emerge da 122 pagine di documenti resi pubblici giovedì 14 maggio dall’Office of Government Ethics, l’agenzia federale indipendente incaricata di verificare eventuali conflitti di interesse all’interno dell’esecutivo statunitense. Dai documenti emergono circa 3.700 transazioni finanziarie per un valore complessivo stimato attorno ai 750 milioni di dollari.
Le operazioni hanno coinvolto colossi americani come Amazon, Apple, Microsoft, Meta, Boeing, Alphabet, Oracle, Goldman Sachs e BlackRock, alcuni dei nomi presenti nelle dichiarazioni finanziarie firmate dallo stesso presidente degli Stati Uniti. Le transazioni avrebbero avuto una media di circa 58 operazioni al giorno, un ritmo paragonabile a quello di un trader professionista.
Dai documenti si evince che Trump avrebbe venduto in modo aggressivo azioni di Microsoft, Amazon e Meta, con singole operazioni comprese tra i 5 e i 25 milioni di dollari, reindirizzando poi parte del capitale verso aziende come NVIDIA, Apple e Oracle, oltre ad acquisire titoli nel settore dei semiconduttori e del software aziendale. Tra le transazioni comprese tra 1 e 5 milioni di dollari nel primo trimestre del 2026 figurano acquisti di azioni di ServiceNow, Nvidia, Adobe, Microsoft, Oracle, Broadcom, Motorola, Amazon, Texas Instruments e Dell.
Tutto questo sarebbe avvenuto mentre l’amministrazione americana prendeva decisioni che riguardavano direttamente molte di queste aziende, alimentando quindi dubbi su possibili conflitti di interesse. Parallelamente, Trump avrebbe modificato anche la sua strategia finanziaria sul fronte obbligazionario: a marzo avrebbe acquistato circa 51 milioni di dollari in bond, segnando così una diversificazione del portafoglio verso asset considerati più prudenti.
Un tempismo molto sospetto
Ciò che solleva maggiori interrogativi è però il tempismo di alcune operazioni. Il 10 febbraio Trump avrebbe acquistato azioni Nvidia per un valore compreso tra 1 e 5 milioni di dollari, appena una settimana prima che l’azienda annunciasse un importante accordo sull’intelligenza artificiale con Meta. Un episodio simile sarebbe avvenuto il 6 gennaio, quando il presidente avrebbe comprato azioni Nvidia per un valore tra 500 mila e 1 milione di dollari, esattamente una settimana prima che il Dipartimento del Commercio autorizzasse la vendita di alcuni chip dell’azienda alla Cina. In entrambi i casi il titolo avrebbe registrato un forte rialzo in Borsa, generando guadagni significativi.
Sempre il 10 febbraio Trump avrebbe inoltre acquistato azioni di Axon, l’azienda produttrice dei taser, due settimane prima che l’agenzia governativa ICE annunciasse un piano da 220 milioni di dollari per acquistare queste armi elettriche nei prossimi cinque anni.
Si tratta solo di coincidenze oppure l’amministrazione Trump disponeva di informazioni anticipate sui movimenti di queste aziende? È questa la domanda che molti osservatori si stanno ponendo. La teoria della coincidenza, ripetuta più volte nell’arco di appena tre mesi, appare difficile da sostenere. La Casa Bianca ha dichiarato che i beni privati di Trump sono custoditi in un trust gestito insieme ai figli e che non esistono conflitti di interesse, ma i nuovi documenti rendono questa tesi sempre più complicata da difendere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA