Orario di lavoro: quali regole impone la legge?

La disciplina dell’orario di lavoro nel nostro ordinamento ha subito diverse variazioni nel corso degli anni. Vediamo quali regole devono rispettare i datori di lavoro per non incorrere in sanzioni.

Orario di lavoro: quali regole impone la legge?

La disciplina dell’orario di lavoro fissa alcune regole volte a tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori. Questa inoltre stabilisce l’entità massima della prestazione lavorativa che può essere richiesta al lavoratore.

La normativa dell’orario di lavoro è regolata dal D.lgs n. 66 dell’8 aprile 2003 che recepisce le disposizioni delle direttive comunitarie 93/104 CE e 2000/CE.

Tale disciplina si applica in tutti i settori di attività sia pubblici che privati, fatta eccezione per alcune categorie di soggetti tra cui la gente di mare, il personale di volo dell’aviazione civile e dei lavoratori mobili delle imprese di trasporto, il personale della scuola e gli apprendisti minorenni. La legge, inoltre, attua una distinzione tra orario di lavoro normale e straordinario.

Vediamo insieme quali regole deve rispettare il datore di lavoro per non incorrere in sanzioni.

L’orario di lavoro normale

Per orario di lavoro si intende quel periodo in cui il dipendente è al lavoro e a disposizione dell’azienda, con l’obbligo di esercitare la sua attività o le sue funzioni.

La legge fissa l’orario di lavoro normale a 40 ore settimanali, ma i contratti collettivi di lavoro possono stabilire una durata minore.

Viene inoltre stabilito che la durata media dell’orario di lavoro non può in ogni caso superare nell’arco della settimana le 48 ore (comprese le ore di lavoro straordinario).

Pertanto, la durata media dell’orario di lavoro deve essere calcolata con riferimento a un periodo non superiore a quattro mesi.

I contratti collettivi di lavoro possono però decidere di elevare il limite dei quattro mesi fino a sei mesi ovvero fino a 12 mesi a fronte di ragioni obiettive, tecniche o inerenti all’organizzazione del lavoro, specificate negli stessi contratti collettivi.

Sono escluse dal limite legislativo delle 40 ore le seguenti categorie di lavoratori:

  • i giornalisti;
  • il personale poligrafico addetto alle attività di composizione, stampa e spedizione di quotidiani e settimanali;
  • il personale addetto ai servizi di informazione radiotelevisiva;
  • il personale delle imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste, autostrade, servizi portuali e aeroportuali, trasporti pubblici, telecomunicazione, oltre che in altri settori di primaria importanza.

La legge non prevede un limite giornaliero di durata della prestazione lavorativa. Tuttavia tale limite può essere determinato in 13 ore giornaliere ferme restando le pause.

L’orario di lavoro straordinario

Per orario di lavoro straordinario si intende quello eccedente il normale orario di lavoro, ovvero quello che supera le 40 ore settimanali. Ricordiamo che la legge ha stabilito che l’orario settimanale non può superare le 48 ore comprese le ore di lavoro straordinario.

Il lavoro straordinario deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro.

Spetta ai contratti collettivi stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi indicare le modalità di esecuzione del lavoro straordinario.

Nel caso in cui però queste modalità non dovessero essere indicate la legge prevede che il ricorso al lavoro straordinario è ammesso solo previo accordo con il lavoratore e per un periodo non superiore a 250 ore all’anno.

La normativa prevede però dei casi in cui lo straordinario è comunque ammesso, quindi a prescindere dalla volontà del singolo lavoratore e salva diversa disposizione da parte dei contratti collettivi:

  • eccezionali esigenze tecnico - produttive, con impossibilità di fronteggiarle mediante l’assunzione di altri lavoratori;
  • casi di forza maggiore o tali per cui la mancata esecuzione di lavoro straordinario possa dar luogo a un pericolo grave e immediato, o un danno alle persone o alla produzione;

  • eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate all’attività produttiva, ovvero allestimento di prototipi o modelli predisposti per le stesse.

L’orario di lavoro notturno

La legge stabilisce che l’orario di impiego dei lavoratori notturni non può superare le 8 ore in media nell’arco delle 24 ore calcolate a partire dall’inizio della prestazione.

Il Ministero del Lavoro ha chiarito che per calcolare tale limite bisogna effettuare una media tra le ore lavorate e non lavorate, anche su un periodo settimanale e che il rapporto deve essere pari ad un terzo.

La normativa stabilisce che il lavoratore notturno è colui che svolge la propria attività durante il periodo notturno:

  • per almeno tre ore al giorno in modo abituale e continuativo (lavoratore notturno orizzontale);
  • per almeno tre ore per almeno 80 giorni lavorativi nell’arco di un anno.

I riposi previsti per i lavoratori

La legge oltre a prevedere delle pause per il lavoratore che lavora per più di sei ore al giorno stabilisce che i dipendenti hanno diritto a dei riposi giornalieri e settimanali.

Il riposo giornaliero prevede che il lavoratore abbia diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore.

Per ciò che concerne invece il riposo settimanale il lavoratore ha diritto, ogni 7 giorni, ad un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero.

Per ulteriori informazioni i lettori possono leggere anche Giorno di riposo del dipendente: come si calcola e chi lo decide

Le sanzioni per il datore di lavoro inadempiente

Il datore di lavoro che non rispetta i limiti imposti dalla legge in merito all’orario lavorativo può incorrere in pesanti sanzioni.

Ad esempio, se non verrà rispettato il limite delle 48 ore settimanali il datore di lavoro andrà incontro alle seguenti sanzioni amministrative:

  • da 200 a 1.500 €, se la violazione ha riguardato fino a 5 lavoratori o si è verificata in meno di 3 periodi di riferimento;
  • da 800 a 3.000 €, se la violazione ha riguardato da 6 a 10 lavoratori o si è verificata in almeno 3 periodi di riferimento;
  • da 2.000 a 10.000 € e non è ammesso il pagamento in misura ridotta, se la violazione ha riguardato più di 10 lavoratori o si è verificata in almeno 5 periodi di riferimento.

Nel caso in cui il dipendente ha lavorato per 7 giorni consecutivi, quindi senza lo stacco delle 24 ore consecutive previsto dalla legge, al lavoratore spetterà il riposo compensativo.

La giurisprudenza ha stabilito che nel caso in cui al lavoratore non venga riconosciuto il riposo compensativo il datore di lavoro sarà costretto a provvedere:

  • alla retribuzione, con le relative maggiorazioni connesse alla maggiore penosità della prestazione;
  • al risarcimento del danno subito a causa dell’usura psico-fisica che il lavoro nel settimo giorno comporta, e ciò, naturalmente, ad un titolo del tutto autonomo rispetto a quello del compenso per la maggiore “penosità” del lavoro.

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