Dipendenti licenziati dalle aziende e sostituiti con l’AI. È legale?

Laura Pellegrini

17 Gennaio 2026 - 11:59

L’AI può rubare il lavoro alle persone? Mentre aumenta il numero di licenziamenti di dipendenti sostituiti dall’AI, il Tribunale di Roma fissa dei limiti.

Dipendenti licenziati dalle aziende e sostituiti con l’AI. È legale?

L’intelligenza artificiale e i suoi architetti sono stata nominati “persona dell’anno” dalla rivista Time, che ha riconosciuto l’impatto trasformativo e pervasivo dell’AI sul mondo del lavoro e sulla società nel suo complesso. Ogni giorno, in azienda o a casa, ci interfacciamo con questo strumento innovativo che da un lato semplifica i processi e li rende più veloci, ma dall’altro lato rischia di prendere il sopravvento sul lavoro e sulla mente umana.

Sono sempre maggiori, infatti, i casi di licenziamento di lavoratori dipendenti sostituiti dall’AI: le aziende rinunciano a figure umane per investire nell’innovazione. In questo modo, il lavoro che prima faceva un dipendente viene effettuato in modo automatico da un computer o da un robot. E le previsioni per il futuro dell’AI annunciano un sistema sempre più intelligente e dettagliato.

Cresce quindi la preoccupazione dei lavoratori rispetto all’avvento di questo nuovo strumento: l’AI ci ruberà il lavoro? Ma soprattutto: è legittimo il licenziamento di un dipendente in quanto sostituibile da un sistema algoritmico? A fare chiarezza è stata la sentenza n. 9135/2025 del Tribunale di Roma, che ha delimitato i casi in cui è legittimo lasciare a casa i propri dipendenti.

Lavoratore dipendente licenziato e sostituito dall’AI: il caso

Il caso esaminato dal Tribunale riguarda una graphic designer inserita in un team creativo. La lavoratrice era stata assunta con contratto stabile e regolare dall’azienda, che pagava regolarmente lo stipendio e si faceva carico di tutti gli oneri fiscali e previdenziali, come avviene per ogni lavoratore dipendente. Purtroppo, l’azienda ha registrato un periodo di crisi e si è vista costretta a tagliare il personale per sostituirlo, ove possibile, con l’intelligenza artificiale.

La graphic designer è stata quindi licenziata per giustificato motivo oggettivo in seguito a una riorganizzazione aziendale. Ma per la lavoratrice il licenziamento non era assolutamente giustificato e l’azienda, a suo dire, non avrebbe potuto adottare questa decisione.

La donna ha quindi presentato ricorso al Tribunale di Roma per chiedere il reinserimento in azienda, oltre al risarcimento del danno che le è stato recato. Avendo poi trovato un lavoro a tempo indeterminato, ha rinunciato al reintegro, mantenendo ferme le sue posizioni sulla questione economica.

Come ha spiegato al Tribunale, le sue mansioni di grafica non sarebbero state demandate a un sistema di AI, ma piuttosto redistribuite tra il personale rimasto in azienda. Di fatto, quindi, lei non era stata sostituita dall’intelligenza artificiale, ma semplicemente espulsa in seguito alla crisi senza la possibilità di essere ricollocata in altre mansioni o in ruoli inferiori (quello che viene chiamato repêchage).

I motivi del licenziamento e le difese dell’azienda

Secondo quanto descritto dall’azienda, invece, le cose sarebbero andate diversamente da quanto raccontato dalla lavoratrice. L’azienda ha raccontato di operare nel settore della sicurezza informatica, dello sviluppo software e della cyber intelligence, ma di aver registrato una crisi economico-finanziaria senza precedenti che ha costretto i vertici ad adottare delle soluzioni immediate.

Per arginare la crisi, l’azienda ha dovuto concentrarsi sulle mansioni principali ed essenziali per garantire continuità, andando quindi a licenziare quei lavoratori che svolgevano attività considerate non essenziali.

Il giudice ha ritenuto che la crisi fosse reale, in quanto giustificata da diversi elementi oggettivi:

  • la riduzione del personale;
  • la trasformazione societaria da Spa a Srl;
  • le numerose difficoltà finanziarie;
  • lo sfratto per morosità;
  • l’avvio di procedure di gestione della crisi.

Il marketing e il settore grafico non sono stati considerati come settori essenziali rispetto alla produzione di prodotti tecnologici e quindi i lavoratori inseriti in questi reparti hanno ricevuto la spiacevole sorpresa. Le mansioni svolte dalla graphic designer sono state in parte assorbite da figura già presenti in azienda e in parte affidate a sistemi di intelligenza artificiale.

Per quanto riguarda il possibile ricollocamento della lavoratrice in un altro settore, l’azienda ha affermato che non vi erano le competenze minime necessarie (relativamente a software, cyber security, ecc) per poter svolgere altre mansioni.

Dipendente licenziato e sostituito dall’AI: quando è legale

Valutando entrambe le posizioni - quella della lavoratrice e quella dell’azienda - il giudice ha ritenuto legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

La decisione rimanda alla legge n.604/1966 sui licenziamenti individuali, secondo la quale il licenziamento oggettivo è legittimo se ricorrono due condizioni generali:

  • le reali ragioni organizzative o produttive adottate dal datore di lavoro;
  • un rapporto di collegamento tra queste ragioni e la cancellazione del posto di lavoro.

Anche grazie alle testimonianze di terzi, il giudice ha ritenuto legittimo il licenziamento in quanto la crisi economico-finanziaria dell’azienda era giustificata da una serie di elementi oggettivi e, in seguito al licenziamento dei lavoratori, non sono state effettuate nuove assunzioni.

L’AI ci ruberà il lavoro?

Con queste nuova sentenza, le preoccupazioni dei lavoratori sono in aumento: l’AI sostituirà davvero il lavoro umano? In quale misura e secondo quale termine?

Non abbiamo una sfera magica per predire il futuro, ma il Tribunale ha chiarito che la sostituzione del lavoro umano con sistemi di IA, se inserita in una riorganizzazione aziendale vera e non arbitraria, può legittimamente giustificare un licenziamento, purché rispetti gli obblighi di ricollocamento del lavoratore in altri comparti (se possibile).

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