I dipendenti di Tesla accusano: «Monitorati attraverso le tastiere dei PC»

Enrica Perucchietti

20 Febbraio 2023 - 10:00

I lavoratori che protestano contro il sistema di controllo orwelliano vengono licenziati. Si tratta di una nuova forma di “capolarato digitale” che sta rendendo i lavoratori degli “uomini di vetro”.

I dipendenti di Tesla accusano: «Monitorati attraverso le tastiere dei PC»

«Le persone sono stanche di essere trattate come robot».
Al Celli, membro del comitato organizzatore del sindacato, interpellato da Bloomberg, ha spiegato i motivi del malcontento che serpeggia in questi giorni tra i lavoratori degli stabilimenti Tesla di Buffalo.

Martedì, 14 febbraio, i dipendenti hanno inviato una mail a Elon Musk per informarlo che si rivolgeranno ai sindacati per chiedere maggiori garanzie su stipendi e condizioni di lavoro adeguate: in particolare, si chiede di frenare il sistema di monitoraggio da parte dell’azienda. La risposta di Tesla è arrivata l’indomani: sono scattati i licenziamenti per chi ha osato protestare. Una forma di ritorsione che rientra nella tattica che ormai è diventata un marchio di fabbrica del Ceo di Tesla: mettere alla porta chi lo contraddice.

Le rivendicazioni sindacali non si limitano allo stipendio: i dipendenti dell’azienda chiedono infatti di alleggerire le pressioni sul posto di lavoro che sarebbero dannose per la loro salute. Sarebbero infatti spiati dai loro manager, tramite un sistema di sorveglianza nelle tastiere dei computer. Basta calcolare quante volte vengono schiacciati i tasti e tenere traccia delle sequenze per capire come e quanto lavora un dipendente. Sei dipendenti hanno ammesso di aver addirittura saltato le pause in bagno per evitare un richiamo. Il sistema di monitoraggio è tanto semplice quanto efficace: tracciando ogni movimento sulla tastiera di un computer è possibile scoprire chi lavora di più, per quanto tempo, e a che velocità.

Non è la prima volta che Tesla viene accusata di imporre condizioni di lavoro pressanti e inumane, oltre che un sistema di sorveglianza di stampo orwelliano. D’altronde, l’azienda capitanata da Musk aveva già introdotto un sistema per controllare le entrate e le uscite dei lavoratori dai loro uffici. Una tendenza che dilaga in sempre più aziende.

Nel 2016 era divampata una polemica riguardante il braccialetto elettronico in grado di monitorare i movimenti dei dipendenti e di controllarne la produttività brevettato da Amazon. La multinazionale di Jeff Bezos si era difesa dalle accese polemiche e aveva risposto al clamore suscitato parlando di “speculazioni” e sostenendo che «la sicurezza e il benessere dei dipendenti sono la nostra priorità».

Per chi volesse approfondire la questione si rimanda al libro inchiesta di Jean-Baptiste Malet En Amazonie, dove il giornalista racconta la sua esperienza di “infiltrato” come lavoratore interinale all’interno di un magazzino francese di Amazon per circa un mese, testimoniando i ritmi di lavoro frenetici e massacranti, le pause cronometrate, un sistema di controllo che esaspera la competitività tra gli stessi lavoratori, ecc. Situazioni che si possono ritrovare in molti altri posti di lavoro, dove le condizioni dei dipendenti sono a dir poco alienanti.

Sempre più spesso sentiamo parlare della stretta sul controllo elettronico, di “innovazioni tecnologiche” per rendere i processi produttivi più semplici ed efficaci che si rivelano però, a uno sguardo più attento dei mezzi per de-umanizzare il lavoro e schiavizzare i dipendenti.

Si tratta di una nuova forma di “capolarato digitale” che, grazie al controllo sempre più pervasivo, sta rendendo i lavoratori degli “uomini di vetro”, trasparenti e sotto costante sorveglianza. Ciò non può che causare ulteriore stress, competitività e depressione nei dipendenti registrando preoccupanti ripercussioni nell’intero tessuto sociale.

Se sono noti ritmi frenetici a cui Amazon sottopone i suoi lavoratori, secondo il New York Times, 8 delle 10 più grandi società americane per numero di dipendenti hanno introdotto una qualche forma di controllo delle persone che lavorano tramite smart working, in particolare: Jp Morgan, Ups, Barclays, UnitedHealth. La Metropolitan Transportation Authority non ha lasciato scelta ai propri ingeneri: se avessero voluto continuare a lavorare in remoto avrebbero dovuto accettare una forma di monitoraggio dal proprio computer, anche nei giorni in cui avrebbero lavorato in ufficio.

Un fenomeno che è aumentato durante la pandemia e che se non verrà contrastato, rischia di farci precipitare in un medioevo del lavoro da cui non torneremo più indietro. Finché i robot, che non soffrono la fatica, non si ammalano e non necessitano di pause, non ci soppianteranno.