Ecco quali sono le differenze tra le due identità digitali SPID e CIE e quale conviene maggiormente, alla luce delle ultime novità.
L’Italia si trova attualmente di fronte ad un bivio digitale che sembrava lontano solo pochi anni fa. Il sistema di identità digitale, nato per semplificare il rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione, ha infatti subito una metamorfosi profonda. Se fino al 2024 lo SPID, Sistema Pubblico di Identità Digitale, appariva come lo strumento imbattibile per diffusione e semplicità, le recenti riforme governative e i nuovi modelli di business dei provider privati hanno rimescolato le carte in tavola.
L’introduzione dell’IT Wallet, ovvero il portafoglio digitale nazionale integrato nell’App IO, e la decisione di rendere a pagamento alcuni tra i servizi SPID più diffusi, come quello di Poste Italiane, hanno spinto milioni di utenti a chiedersi: «Quale strumento mi conviene mantenere?». Proprio in questo scenario, la CIE, Carta d’Identità Elettronica, non è più solo un documento di riconoscimento fisico, ma è diventata il pilastro della strategia di sovranità digitale italiana ed europea. Entriamo nei dettagli e vediamo tutto quello che c’è da sapere in merito.
La fine della gratuità: il caso SPID
La novità più dirompente dell’anno in corso riguarda i costi. Per anni abbiamo associato lo SPID alla gratuità totale, ma il modello di sostenibilità dei gestori (Identity Provider come Poste, Aruba, InfoCert, Sielte) è mutato. A partire dal 1° gennaio 2026, ad esempio, Poste Italiane, che detiene la quota di maggioranza delle identità digitali in Italia, ha introdotto un canone di gestione annuale per il servizio.
Questa scelta deriva dalla necessità dei provider privati di coprire i costi di infrastruttura e cybersicurezza, non più interamente sussidiati dallo Stato. Restano attive alcune clausole di salvaguardia per le fasce protette, come anziani e bassi redditi, ma per il cittadino medio lo SPID è diventato un servizio in abbonamento, rompendo quel legame di «diritto gratuito» che lo aveva caratterizzato al debutto.
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La CIE: da pezzo di plastica a chiave digitale universale
Mentre lo SPID affrontava la complessa transizione verso un mercato a pagamento, la CIE 3.0 ha completato la propria evoluzione, trasformandosi da semplice tessera di riconoscimento a pilastro dell’identità digitale nazionale. Emessa dal Ministero dell’Interno e prodotta dal Poligrafico e Zecca dello Stato, la Carta d’Identità Elettronica non è più soltanto un documento fisico, ma un dispositivo hardware sofisticato dotato di un microchip che racchiude certificati crittografici di altissimo profilo.
La vera distinzione rispetto ai sistemi interamente software risiede nella gestione dei parametri di protezione. È opportuno precisare che, sebbene anche lo SPID preveda teoricamente tre livelli di sicurezza, nella pratica quotidiana esso opera prevalentemente sui primi due (basati su password e codici temporanei via app). Il suo terzo livello, infatti, rimane spesso un’opzione di nicchia, talvolta a pagamento o vincolata all’acquisto di chiavette USB o smart card esterne fornite dai gestori privati.
Al contrario la CIE nasce con il Livello 3 già integrato nativamente nel supporto fisico che ogni cittadino tiene nel portafoglio. Questo significa che, per le operazioni più sensibili e critiche, come la firma di atti notarili digitali, la partecipazione a bandi di gara o l’accesso a dati sanitari ultrasensibili, la CIE offre garanzie di inattaccabilità superiori senza costi aggiuntivi. L’autenticazione si basa infatti su un «doppio fattore» fisico e reale: l’unione di qualcosa che possiedi fisicamente (la carta col suo chip statale) e qualcosa che conosci (il PIN di 8 cifre). Questa architettura hardware rende ad oggi la CIE la chiave d’accesso più robusta e sicura, eliminando alla radice i rischi di furto d’identità legati ai soli attacchi informatici da remoto.
Il confronto tecnico tra accessibilità e User Experience
L’esperienza d’uso quotidiana rappresenta il terreno su cui si gioca la vera partita tra questi due strumenti. Per anni lo SPID ha goduto di un vantaggio competitivo basato sulla pura semplicità software: una password, un’app dedicata e una notifica istantanea erano tutto ciò che serviva per entrare nel mondo dei servizi pubblici. Lo SPID conserva ancora questa familiarità psicologica, rendendo l’accesso da smartphone un’operazione quasi istintiva per milioni di italiani. Tuttavia la frammentazione tra i vari gestori privati ha iniziato a pesare sugli utenti che, tra scadenze di password e aggiornamenti delle diverse interfacce proprietarie, percepiscono talvolta una mancanza di coerenza nel sistema, accentuata dal fastidio di dover gestire un servizio ora diventato a pagamento.
Dall’altra parte la CIE ha finalmente colmato il divario tecnologico che la rendeva scomoda agli occhi dei meno esperti. Il superamento della necessità di un lettore di smart card fisico per l’accesso da computer ha rappresentato la svolta decisiva di questi ultimi anni. Oggi il cittadino che si siede davanti al proprio PC non deve più combattere con cavi e installazioni complicate, poiché è sufficiente che il portale richieda l’autenticazione perché lo smartphone, agendo da ponte tramite la tecnologia NFC, riconosca la carta fisica semplicemente appoggiandola sul retro del dispositivo. Questa integrazione tra fisico e digitale ha reso l’accesso con CIE fluido e persino più rapido dello SPID, specialmente grazie all’adozione massiccia dei sensori biometrici. La possibilità di sbloccare l’autorizzazione con l’impronta digitale o il riconoscimento del volto ha eliminato l’onere di digitare ogni volta le otto cifre del PIN, rendendo l’esperienza utente moderna e sicura al tempo stesso.
Il nodo dei tempi di rilascio e la resistenza del digital divide
Nonostante la CIE stia vincendo la sfida dell’innovazione, esiste ancora un ambito in cui lo SPID resta imbattibile, ovvero la velocità di ottenimento. La burocrazia, pur migliorata radicalmente, non può ancora competere con l’immediatezza del cloud. Chi ha bisogno di un’identità digitale con urgenza assoluta, magari per partecipare a un bando pubblico in scadenza o per richiedere un contributo statale dell’ultimo minuto, trova nello SPID una risorsa salvavita.
La video-identificazione online permette infatti di essere operativi in meno di mezz’ora senza uscire di casa, mentre per la CIE restano necessari la prenotazione all’anagrafe e i tempi tecnici di spedizione del documento fisico che difficilmente scendono sotto la settimana lavorativa. Questa differenza temporale è uno dei motivi principali per cui il Governo non ha ancora proceduto allo spegnimento definitivo dello SPID.
Esiste poi una questione di inclusione sociale che non può essere ignorata e che riguarda le fasce più fragili. Per un cittadino anziano che ha faticosamente imparato a usare le notifiche dello SPID, il passaggio alla CIE, che richiede la gestione di un PIN diviso in due parti e l’uso di uno smartphone con chip NFC, può apparire come una barriera insormontabile. La strategia attuale è dunque quella di una convivenza guidata, dove la CIE viene incentivata come scelta primaria e gratuita, ma lo SPID rimane un supporto essenziale per garantire che nessun cittadino venga escluso dai servizi essenziali a causa di limiti tecnologici o anagrafici.
L’identità Europea e la rivoluzione dell’IT Wallet
Il vero catalizzatore di questo cambiamento profondo è però rappresentato dall’IT Wallet. Con l’integrazione completa nell’App IO, il portafoglio digitale italiano è diventato il contenitore universale di tutta la nostra vita civile digitale. Non parliamo più soltanto di un semplice login ai siti web, ma della possibilità di esibire la patente di guida, la tessera sanitaria o i certificati elettorali direttamente dallo smartphone con pieno valore legale. In questo ecosistema la CIE agisce come la chiave master più naturale e potente. Essendo un documento emesso direttamente dallo Stato con i massimi standard di sicurezza europei fissati dal regolamento eIDAS 2.0, la carta d’identità elettronica garantisce una compatibilità nativa con i sistemi di tutti gli altri paesi dell’Unione Europea.
Lo SPID, pur essendo integrabile nell’IT Wallet, risente inevitabilmente della sua natura di servizio fornito da soggetti privati. Sebbene i provider si siano adeguati ai nuovi standard di sicurezza, l’utente medio percepisce oggi una maggiore solidità nel legare i propri documenti sensibili a un’identità statale piuttosto che a un servizio in abbonamento presso un’azienda terza che potrebbe cambiare le proprie condizioni contrattuali nel tempo. La sovranità digitale, termine centrale nelle riforme di questi anni, passa proprio attraverso la consapevolezza che i nostri dati più preziosi sono custoditi in un’infrastruttura pubblica, stabile e non soggetta alle fluttuazioni del mercato.
Cosa conviene scegliere oggi
Se guardiamo all’aspetto economico e alla prospettiva a lungo termine, la CIE sembra non avere rivali sul mercato. Il costo di emissione iniziale viene ammortizzato in dieci anni di validità, eliminando totalmente l’ansia dei canoni annuali o dei costi nascosti che ora gravano sullo SPID. È senza dubbio lo strumento ideale per chi cerca stabilità, massima sicurezza crittografica e vuole essere già pronto per le evoluzioni dell’identità digitale europea senza dover rincorrere nuovi contratti ogni anno.
Lo SPID, d’altro canto, si è trasformato da strumento universale a servizio specifico per chi predilige la flessibilità estrema o ha necessità burocratiche immediate. Resta la scelta consigliata per chi non possiede ancora una CIE valida e non ha il tempo materiale di attendere l’appuntamento in Comune, o per chi ha costruito un flusso di lavoro digitale basato sulle interfacce dei provider privati e preferisce pagare una piccola quota annuale piuttosto che modificare le proprie abitudini tecnologiche.
In definitiva, la strategia ideale per il cittadino accorto consiste oggi nel far coesistere i due strumenti con ruoli diversi. La CIE dovrebbe essere considerata l’identità principale, quella da utilizzare per i rapporti istituzionali con lo Stato, la sanità e le grandi amministrazioni, mentre lo SPID può essere conservato come un prezioso piano di riserva per le emergenze. In un mondo sempre più dematerializzato, avere due diverse chiavi d’accesso per la propria casa digitale rappresenta il modo più intelligente per assicurarsi che nessuna porta istituzionale resti mai chiusa, garantendo al contempo un risparmio economico significativo sul lungo periodo.
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