C’è tempo fino al 30 aprile per presentare la dichiarazione Iva, ma è bene fare attenzione perchè entrano in vigore misure stringenti in caso di dichiarazione omessa. Si rischia molto.
Ultimi giorni per presentare la dichiarazione Iva 2026, il termine ultimo è il 30 aprile 2026, in caso di ritardo od omissioni si applicano sanzioni. Dal 2026 entrano però in vigore misure stringenti, previste dalla Legge di Bilancio 2026 per il caso di omessa presentazione della dichiarazione Iva trova applicazione la liquidazione automatica, sanzioni elevate e divieto di compensazione in caso di crediti già maturati.
Ecco chi deve presentare la dchiarazione Iva entro il 30 aprile e le nuove misure in vigore in caso di omessa presentazione della dichiarazione.
Dichiarazione Iva chi deve presentarla entro il 30 aprile 2026
Sono tenuti alla presentazione della dichiarazione Iva entro il 30 aprile 2026 i titolari di partita Iva in regime ordinario.
Non sono tenuti, invece, alla dichiarazione Iva i titolari di partita Iva in regime forfettario.
La dichiarazione Iva poteva essere presentata a partire dal 1° febbraio 2026, doveva essere presentata entro il 28 febbraio dai contribuenti titolari di partita Iva che hanno preferito in un unico adempimento provvedere alla Lipe (Liquidazione periodica) relativa al 4° trimestre 2025. Tutti gli altri devono presentare la dichiarazione Iva entro il 30 aprile.
La dichiarazione Iva è in realtà un riepilogo delle operazioni soggette a Iva effettuate nell’anno di imposta precedente, cioè anno 2025 per la dichiarazione da presentare nel 2026. Con la dichiarazione Iva si fa la somma dell’IVA portata dalle fatture emesse, a cui viene sottratto l’intero ammontare dell’Iva corrisposta con le fatture ricevute: se il risultato è positivo, il contribuente è tenuto a effettuare il relativo versamento; se il risultato è negativo il contribuente ha diritto a chiedere il rimborso dell’Iva, oppure a portare la relativa somma in compensazione con altre imposte.
La dichiarazione Iva deve essere presentata telematicamente da:
- dichiarante;
- intermediario (ad esempio commercialista);
- tramite soggetti incaricati (nel caso in cui la dichiarazione Iva si riferisca ad Amministrazioni dello Stato);
- tramite società appartenenti al gruppo.
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Cosa succede se non presento la dichiarazione Iva entro il 30 aprile 2026?
La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Cosa succede se non presento la dichiarazione Iva entro il 30 aprile 2026? In questo caso si parla di dichiarazione tardiva od omessa, ma quali sono le differenze?
La dichiarazione Iva presentata dopo il 30 aprile, ma entro 90 giorni dalla scadenza si considera presentata, ma in funzione del ritardo viene applicata una sanzione. In questo caso il contribuente è tenuto a versare una sanzione compresa tra 250 e 2.000 euro, che può essere ridotta a 1/9 grazie al meccanismo del ravvedimento operoso.
Trascorsi i 90 giorni la dichiarazione Iva viene considerata omessa.
Cosa succede in caso di dichiarazione Iva omessa? Le novità 2026
Per la dichiarazione Iva omessa entrano in vigore con la Legge di Bilancio 2026 inserite nell’articolo 1, comma 111 della Legge 199 del 2025.
La norma prevede una liquidazione automatica da parte dell’Agenzia delle Entrate che può quindi liquidare in modo automatizzato le somme dovute dal contribuente. L’azione dell’Agenzia può essere notificata entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.
La liquidazione automatica è possibile grazie all’obbligo di fatturazione elettronica applicata a tutti i titolari di partita Iva. L’Agenzia delle Entrate, infatti, ha già a disposizione tutti i dati relativi alle operazioni Iva compiute.
L’esito della liquidazione viene comunicato al contribuente che, entro 60 giorni, può fornire i chiarimenti necessari, segnalare dati ed elementi non considerati e che avrebbero portato a una determinazione diversa. In alternativa, può semplicemente effettuare i versamenti richiesti (a cui sono applicate sanzioni e interessi).
L’Agenzia delle Entrate a questo punto, in caso di inerzia, provvede all’iscrizione delle somme a ruolo a titolo definitivo. Può procedere all’iscrizione nei ruoli a titolo definitivo anche nel caso in cui le segnalazioni del contribuente siano ritenute non idonee a modificare l’importo dell’imposta liquidata.
Qualora gli elementi forniti dal contribuente portino ad una diversa determinazione dell’imposta dovuta, l’esito della liquidazione gli viene comunicato nuovamente, con decorrenza del medesimo termine di 60 giorni per l’eventuale adempimento.
In entrambi i casi sono iscritte nei ruoli a titolo definitivo non solo le somme contestate, ma anche interessi e sanzioni.
Per il pagamento delle somme dovute non è possibile avvalersi della compensazione.
Nel caso in cui dai controlli emerga un’imposta da versare, si applica la medesima sanzione amministrativa prevista per i casi di omessa presentazione della dichiarazione IVA, ovvero il 120% dell’ammontare del tributo dovuto per il periodo d’imposta o per le operazioni che avrebbero dovuto formare oggetto di dichiarazione, con un minimo di 250 euro.
Le sanzioni possono essere ridotte di 1/3 nel caso in cui le somme siano versate nel termine di 60 giorni.
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