A corto di uomini e nel mezzo di uno scontro politico che vede, da una parte, il presidente Volodymyr Zelensky e, dall’altra, il capo delle forze armate del Paese, Valery Zaluzhny, l’Ucraina deve fare i conti con un altro spettro: quello rappresentato dalla corruzione.
In vista del lungo percorso di adesione all’Unione europea, in queste ore, dopo il suo viaggio in Polonia, l’alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri Josep Borrell è in Ucraina. Durante il suo soggiorno, Borrell incontrerà il presidente Volodymyr Zelensky, il primo ministro Denys Shmyhal, il ministro degli affari esteri Dmytro Kuleba e il ministro della difesa Rustem Umerov e terrà un discorso ai deputati della Verkhovna Rada. Com’è noto, uno dei principali ostacoli all’adesione di Kiev all’Unione europea è rappresentato dal problema sistemico della corruzione.
Lo scandalo dei proiettili pagati - ma mai consegnati
Recentemente, uno scandalo ha travolto il Ministero della Difesa ucraino: 100.000 proiettili da mortaio per un valore di circa 40 milioni di dollari sono stati pagati ma mai consegnati. Inoltre, secondo un’inchiesta del New York Times, secondo alcuni funzionari del Pentagono, diplomatici americani e omologhi ucraini non sono stati in grado di monitorare e controllare che fine abbiano fatto circa 40mila armi inviate a Kiev che dovevano essere spedite al fronte. Tuttavia, alcuni giorni la pubblicazione di quest’inchiesta, l’Ucraina ha raggiunto il suo miglior piazzamento di sempre nell’indice annuale di percezione della corruzione stilato da Transparency International (TI). Ciò significa, da un lato, che gli sforzi del presidente ucraino Volodymyr Zelensky per reprimere la corruzione - anche nella sua cerchia ristretta - hanno portato ad alcuni miglioramenti.
La corruzione sistemica che minaccia la leadership di Zelensky
D’altro canto, però, come osservano Stefan Wolff, professore di Sicurezza Internazionale dell’Università di Birmingham insieme alla collega Tetyana Malyarenko in un’analisi pubblicata su Asia Times, lo scandalo delle munizioni è una chiara indicazione di quanto sia sistematica la corruzione nel Paese quando alti funzionari della difesa e dirigenti privano la loro nazione di forniture militari vitali in un momento in cui il Paese sta affrontando una crisi esistenziale. Dopotutto, la corruzione è da tempo un problema a Kiev. E se anche negli ultimi dieci anni, da quando sono stati raccolti i punteggi annuali sulla percezione della corruzione, il Paese è migliorato da questo punto di vista, nessun altro stato “europeo” è percepito come più corrotto dell’Ucraina.
I problemi interni di Zelensky
C’è poi un altro problema, come sottolineano i due docenti nella loro analisi, che ad oggi mina il percorso di adesione dell’Ue: il fatto che nell’ultimo periodo, soprattutto, il presidente Volodymyr Zelensky sia diventato più vulnerabile anche a livello nazionale, sul piano “domestico”. Addirittura meno popolare del suo rivale, Valery Zaluzhny, soprattutto perché il leader ucraino ha appena proposto alla Verkhovna Rada di prorogare la legge marziale e l’impopolare mobilitazione generale nel Paese sino al 14 maggio 2024. Inoltre, politicamente gli scandali di corruzione sopra citati minano la sua promessa di sradicare la corruzione nel Paese. E, sebbene il leader ucraino abbia rafforzato le agenzie anti-corruzione, i passi che Kiev deve compiere per poter ambire ad entrare nell’Ue, sono ancora molti. A cominciare dal fatto che un Paese in guerra non può entrare a far parte dell’Unione europea, né tantomeno della Nato. «È difficile creare meccanismi anticorruzione nel mezzo di una guerra» sottolinea Mustafa Nayyem, giornalista ed ex deputato della Verchovna Rada. “I livelli di corruzione diminuiscono quando ci sono meno soldi. Ci sono molti soldi in guerra”. Come rilevato dalla nota organizzazione no-profit statunitense Freedom House, l’Ucraina è un “regime ibrido”, “parzialmente libero”, che “ha attuato una serie di riforme positive dopo la cacciata del presidente Viktor Yanukovich nel 2014” e dove “la corruzione rimane endemica e le iniziative per combatterla” vengono attuate solo in parte.
Alla corruzione si aggiunge poi la problematica relativa allo status della democrazia. In Ucraina, infatti, come ha raccontato un’attenta inchiesta del New Yorker, la democrazia è in gran parte sospesa per via della guerra contro la Russia. A marzo, infatti, si sarebbero dovute tenere le elezioni presidenziali ma alla fine di novembre 2023, poche settimane prima della scadenza per fissare la data delle elezioni, l’ufficio del presidente Zelensky ha deciso di posticipare l’appuntamento elettorale a data da destinarsi.
Lo stallo nelle riforme democratiche
Difficile andare a elezioni con milioni di ucraini che hanno perso la loro casa o si sono trasferiti all’estero. Si stima che dai quattro ai sei milioni di ucraini vivano sotto l’occupazione russa. Almeno quattro milioni vivono nei Paesi dell’Unione Europea, un altro milione vive in Russia e almeno mezzo milione vive altrove, al di fuori dell’Ucraina. Altri quattro milioni sono sfollati all’interno del Paese, secondo il New Yorker. “Le elezioni rappresentato una discussione pubblica”, spiega Oleksandra Romantsova, direttore esecutivo del Centro ucraino per le libertà civili, che ha vinto il Premio Nobel per la pace nel 2022. “Ma un terzo della popolazione è legata all’esercito. Un altro terzo è sfollato”. Inoltre, la legge marziale ha effettivamente bloccato e addirittura invertito alcune delle più importanti riforme democratiche adottate dopo Euromaidan: il decentramento e la creazione di governi eletti che controllano i bilanci locali. Nelle città e nei villaggi in cui i sindaci eletti sono scomparsi, si sono dimessi o sono stati cacciati, sono ora intervenute le amministrazioni militari. E la sensazione è che tale “stato d’eccezione” possa proseguire ancora molto a lungo, mentre le opposizioni e la libertà di stampa vengono sacrificate e silenziate in nome della guerra contro l’invasore russo.