Nella partecipazione diretta o nell’ascolto delle varie analisi del post voto di questi giorni si alternano in me sentimenti di disgusto e tenerezza, per le parole riferite dai più. Probabilmente le stesse emozioni le hanno provate anche taluni che hanno ascoltato la sottoscritta, ma tant’è.
Partiamo da un dato incontrovertibile:
storicamente, per quanto riguarda le consultazioni europee in Italia, l’astensionismo non aveva mai raggiunto queste proporzioni. E questo è il segno di una crisi radicale di legittimazione, le cui cause profonde andrebbero indagate seriamente, invece di fermarsi alla superficie (come avviene nei talk show televisivi, ma anche in quello che resta dei giornali, tranne rarissime eccezioni).
Il minimo sindacale che si può dire è che sicuramente il popolo italiano nella sua maggioranza non ha raccolto l’appello di Mattarella a “consacrare” la “sovranità europea” nella farsa elettorale. Un invito retorico, emotivo, perciò forzato e precario in quanto non fondato sul piano concettuale e dottrinale: l’Unione Europe non è uno Stato (né nazionale né federale), ma un “patto tra Stati”, quindi non può possedere alcuna sovranità.
Un’istituzione a bassa intensità politica, dominata dai particolarismi, senza una visione unitaria ma palesemente subalterna alla NATO.
Un feticcio funzionale a presidiare il vincolo esterno atlantista e a disciplinare i più deboli ma in generale i “riottosi,” che si ostinino eventualmente a credere nell’autonomia della politica, nella legittimità del conflitto sociale, nella sua proiezione democratica.
L’UE ha nel Consiglio dei Capi di Stato e di governo (statali) la propria camera di compensazione politica degli interessi nazionali, e nella BCE il proprio custode dell’ortodossia monetaria ordoliberale, simboleggiata dall’euro.
Già, l’euro, una moneta senza Stato, cioè un paradosso che non può funzionare, perché alla lunga ha costi sociali e democratici insostenibili. E c’è ne siamo già accorti da quel dì.
In tale contesto, il Parlamento europeo, non casualmente, non è un vero Parlamento in quanto non è un legislatore, quindi non garantisce ne’ mai potrà garantire un’autentica legittimazione democratica.
Parlare di “Europa sovrana” è pertanto una contraddizione in termini: segno o di ignoranza (giuridica, politica e storica), o di un atteggiamento “wishful thinking” senza costrutto né fondamenta reali; insomma, l’ennesima commedia degli inganni.
La defezione democratica degli italiani è avvenuta per buone ragioni. I ceti popolari, i poveri ma anche un pezzo di ceto medio inferiorizzato hanno capito benissimo che votare non serve a niente: del resto, non ci era stato spiegato anni fa da Draghi? Votate, votate, tanto “c’è il pilota automatico”. Ovvero, l’agenda è predeterminata, non c’è niente di sostanziale su cui confliggere e decidere, niente che possa essere cambiato. “There is no Alternative”, appunto: nichilismo neoliberista in atto, su scala europea.
Ne consegue che viviamo in un “nulla di politica”. La politica in Italia oggi semplicemente non c’è, è Vannacci o Soumahoro: pertanto nulla può accadere di rilevante alle elezioni, se non una poderosa secessione democratica come quella in atto.
Il problema italiano si colloca cioè nel quadro della più generale crisi dell’Occidente devastato dal neoliberismo terminale e dalle aporie della globalizzazione, che ne hanno prodotto la crisi. Non è un caso che il fantasma della guerra totale stia lì a ricordarcelo.
In Italia c’è dunque un dissenso passivo, o perlomeno una sfiduciata disaffezione, che si sono manifestati disertando le urne: è un dissenso, o perlomeno una diffidenza, d’istinto, anche verso la guerra, l’avventurismo bellicista in Ucraina e l’insopportabile doppio standard occidentale rispetto all’eccidio di civili a Gaza. Contro tale deriva neo-bellicista purtroppo non c’è (ancora) una mobilitazione di massa adeguata, ma certamente non c’è consenso né mobilitazione a favore (nonostante la propaganda indecente veicolata dai media di regime e il clima da caccia alle streghe verso i non allineati che è stato scientemente alimentato).
Questo è un problema per chi controlla governi e media perché, senza un vero seguito, è impensabile trascinare opinioni pubbliche riluttanti in una guerra dalle molte incognite.