Decreto bollette Meloni affossa Piazza Affari. Le azioni (e gli utili) che rischiano di più

Laura Naka Antonelli

19/02/2026

I commenti degli analisti sulle conseguenze che il decreto bollette del governo Meloni avrà sulle azioni e sugli utili delle aziende energetiche. Chi rischia di più?

Decreto bollette Meloni affossa Piazza Affari. Le azioni (e gli utili) che rischiano di più

Il decreto bollette approvato dal governo Meloni, che impone tra le altre cose una tassazione straordinaria del 2% (base IRAP) a carico delle aziende energetiche affossa Piazza Affari, che fa i conti anche il crollo delle azioni Fincantieri e Prsymian.

Tra le azioni del settore energetico più colpite dai sell quelle di Enel e A2A, che si confermano tra i titoli peggiori dell’indice Ftse Mib della Borsa di Milano.

Le azioni energetiche scontano inevitabilmente la presentazione del decreto energia avvenuta ieri dal governo Meloni. Un decreto che contiene misure volte a smorzare il caro energia che sta erodendo i portafogli delle famiglie e colpendo diverse industrie.

Decreto bollette Meloni, Equita: negativo per Utilities e Oil

Gli analisti di Equita SIM commentano le novità, lasciando spazio a pochi dubbi e identificando anche le aziende che sono più a rischio. In generale, “le indicazioni del decreto sono a nostro avviso negative per gli operatori energetici (Utilities e Oil) ”. Per i settori industriali in generale il decreto bollette di Meloni è ovviamente positivo, in quanto implica costi più bassi.

Equita ha riassunto le misure adottate da Palazzo Chigi, ricordando che, oltre all’introduzione di una aliquota IRAP aggiuntiva pari al 2%, il decreto introduce altri interventi. Gli analisti si esprimono così, nel dare una valutazione generale al decreto:

“Le misure del decreto energia sono penalizzanti in particolare per il settore Utilities ed Energy. Introducono un rischio regolatorio e riducono la visibilità sull’evoluzione dei prezzi energia in ragione dell’incertezza sull’applicazione delle misure ETS. L’esclusione dei diritti CO2 per i generatori CCGT richiede infatti l’approvazione della EU (normativa sugli aiuti di stato) che riteniamo complessa anche in termini di “timing” (le norme ETS si applicherebbero dal 2027)”.

Rischio regolatorio per le aziende energetiche tra nodi ETS e CCGT

Spiegato bene, ciò che Equita segnala è che l’applicazione delle misure previste dal decreto energia del governo Meloni aumenta l’incertezza sulle regole future, in quanto i provvedimenti cambiano le regole del settore e quindi le aziende non riescono più a prevedere bene cosa succederà.

L’accento viene posto dunque sul rischio regolatorio, ovvero sul fatto che le decisioni appena prese possono cambiare il mercato in modo imprevedibile.

Tra l’altro, non è di immediata comprensione il modo in cui verranno applicate le regole europee sulle emissioni di CO₂ (ETS), il che implica che, non riuscendo a conoscere il vero costo delle emissioni, sarà complicato anche riuscire a calcolare quanto costerà produrre l’energia.

E c’è anche il problema specifico delle centrali a gas (CCGT), dal momento che il decreto vorrebbe escludere alcune centrali a gas dal pagamento dei diritti di emissione di CO₂.

Ma una tale proposta dovrebbe ricevere il semaforo verde dell’UE, in quanto attinente alle regole sugli aiuti di Stato.

Impatto IRAP più salata su utili di ENEL, A2A, Iren, Hera, Acea, Terna, Snam, Itagas, ENI

Sull’introduzione di una aliquota IRAP addizionale del 2%, per 2 anni, sulle attività di Generazione, Trasmissione e Distribuzione di energia elettrica e gas, sul teleriscaldamento, sulle attività di intermediazione (retail) di elettricità e gas e sulle attività Estrattive (oil segment), Equita SIM ha sottolineato che questo provvedimento potrebbe avere impatti sull’utile facendolo scendere dell’1,5%-2% nel caso di alcune società energetiche. Società che sono state indidivuate da Equita in ENEL, A2A, Iren, Hera e Acea.

Più pesanti le conseguenze (si parla di una sforbiciata pari a -3%/-4% per le regolate Terna, Snam, Italgas. A tal proposito, Equita ha spiegato che, nel caso di Snam, dovrebbe essere considerata “l’eventuale applicazione solo allo stoccaggio che implicherebbe un impatto <1% dell’utile)”.

In ogni caso, l’aliquota IRAP addizionale del 2% imposta alle aziende energetiche, secondo gli esperti “aumenta il rischio regolatorio anche alla luce della possibilità che la misura venga poi mantenuta nel tempo ”.

Nel caso del colosso petrolifero ENI, Equita indica invece un impatto modesto, pari o inferiore all’1% sull’EPS (utile per azione).

Tra le altre misure varate dal governo Meloni, l’eliminazione del costo ETS dal processo di pricing degli impianti di generazione a gas, hanno precisato gli esperti, ha confermato una “norma uscita nei giorni scorsi” che, “se approvata dall’Unione europea in esenzione della normativa sugli aiuti di stato, può portare ad una riduzione dei prezzi wholesale fino a 25-30 €/MWh ”.

Riguardo a questo aspetto, Equita ha ricordato che la sensibilità ai prezzi dell’energia a livello di EBITDA è pari al 3% e nel caso di Erg, all’1,5% di A2A, all’1% di Iren, allo 0,5% di ENEL a 10€/MWh di variazione del prezzo wholesale, ricordando anche che, come spiegato nei giorni scorsi “la norma prevede un trasferimento di tali costi nelle altre componenti di bolletta per finanziare la misura (con effetto netto positivo sulle bollette retail/industriali)”.

Le altre misure del decreto bollette di Meloni e le azioni che soffrono di più in Borsa

Equita ha elencato poi altre misure previste dal decreto bolletta:

  • L’eliminazione dello spread PSV-TTF grazie a servizi di liquidità attivati sui mercati wholesale gas e con l’intervento di Snam, con l’azzeramento del differenziale che, secondo gli analisti, potrebbe portare ad una ulteriore riduzione dei costi wholesale per 3-4 €/MWh.
  • Gli incentivi spalmati (su base volontaria) per gli impianti solari e la possibilità di rinunciare ai contributi residui incassando il 90% del loro valore attuale netto, con la possibilità di implementare il repowering degli stessi e di ottenere incentivi sugli aumenti di produzione realizzati. Essendo su base volontaria, Equita ha detto di non ritenere che “questa norma abbia effetti rilevanti”.

Ancora, il decreto prevede altre misure di bonus sociale per ISEE bassi, la riduzione degli oneri per le bionenergie, facilitazioni autorizzative per i data centers, nuove gas releases, rafforzamento del mercato PPA, riduzione oneri di trasporto.

In evidenza anche la nota ad hoc sull’impatto sulle aziende energetiche del decreto bollette del governo Meloni, che è stato stilato dagli analisti di Intermonte e riportato dall’agenzia Radiocor.

La nota ha osservato che le azioni più penalizzate siano oggi a Piazza Affari, oltre a ENEL, che precipita di oltre il 4%, A2A e anche Italgas.

I sell si abbattono al di fuori dell’indice Ftse Mib anche su Iren ed Erg.

Occhio tuttavia al caso specifico di Iren, alle prese con alcuni rumor.

Ieri Il Sole24Ore ha ricordato le ipotesi di riassetto ERG indicando, come ha riportato anche Equita SIM, che il numero dei potenziali interessati ad una riorganizzazione del gruppo sarebbe più ampia e includerebbe anche ENI (attraverso Plenitude) e potenzialmente anche altri gruppi esteri incluse le altre Oil company.

Da segnalare che Equita ha una visione neutrale sulle azioni Erg, con target price a € 25,60, rispetto ai € 22,8 a cui le azioni hanno chiuso la sessione di ieri.

I titoli che sarebbero più penalizzati dal decreto bollette

Nel commentare l’aumento dell’IRAP a carico del settore energetico per due esercizi fiscali (2026-27) - misura intesa dal governo per incassare un gettito complessivo previsto di un miliardo di euro - Intermonte ha scritto che, considerando la quota di attività domestiche soggette all’IRAP aggiuntiva rispetto al totale delle attività di gruppo, l’impatto sull’EPS (utile per azione del 2026) sarebbe pari a circa il 3% per le Regulated Utilities, al 2% per le Integrated Utilities (ad eccezione di Acea all’1%) e per Erg.

Secondo Intermonte, per le società del settore energetico le conseguenze sarebbero molto più contenute tanto che, nel caso di ENI, le previsioni sono di un impatto pari a -1%.

Ancora, “nel calcolare uno scenario ipotetico di worst case per i produttori rinnovabili, assumiamo un potenziale impatto negativo complessivo sul PUN (Prezzo Unico Nazionale) nell’ordine di 25-30 euro/MWh”, hanno aggiunto gli analisti, sottolineando che “i titoli più penalizzati sarebbero Erg, seguita da A2A, Iren ed Enel ”.

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