Al via negli USA la piattaforma per recuperare fino a 166 miliardi di dollari di dazi dichiarati illegittimi. Anche le imprese europee e italiane possono accedere ai rimborsi. Ecco come funziona.
È ufficialmente partita negli Stati Uniti la procedura per ottenere il rimborso dei dazi imposti durante l’amministrazione di Donald Trump e successivamente giudicati illegittimi dalla Corte Suprema.
Da oggi, lunedì 20 aprile è operativo il portale gestito dalla U.S. Customs and Border Protection, che consentirà a oltre 300.000 operatori economici di recuperare complessivamente fino a 166 miliardi di dollari.
Si tratta di una delle più grandi operazioni di restituzione fiscale mai avviate negli USA, ma il percorso per ottenere i fondi non è uniforme per tutti gli aventi diritto. Ecco cosa c’è da sapere.
Chi può richiedere il rimborso e come
Il sistema si basa su una nuova funzionalità digitale integrata nella piattaforma doganale ACE, denominata Cape (Consolidated Administration and Processing of Entries). Attraverso questo strumento, le richieste possono essere presentate esclusivamente dagli “importers of record”, ovvero i soggetti registrati nelle dichiarazioni doganali statunitensi come responsabili del pagamento dei dazi. In alternativa, possono operare per loro conto intermediari autorizzati.
Il perimetro dei beneficiari non si limita alle aziende americane: anche le imprese europee e italiane possono accedere ai rimborsi, a condizione che abbiano operato come importatori diretti negli Stati Uniti oppure tramite rappresentanti accreditati.
Tuttavia, la fase iniziale della procedura è limitata a una platea ristretta. Possono infatti essere lavorate soltanto le pratiche ancora aperte o quelle concluse da meno di 80 giorni.
Restano temporaneamente escluse le operazioni più datate, quelle non gestite attraverso il sistema ACE e i casi già coperti da strumenti ordinari come il duty drawback, che consente di recuperare i dazi su merci riesportate. Per queste categorie non è ancora stato definito un calendario preciso, creando una situazione in cui il diritto al rimborso è riconosciuto sul piano legale ma non ancora concretamente esercitabile.
Dal punto di vista dei tempi, l’amministrazione doganale statunitense stima un intervallo tra 60 e 90 giorni dall’accettazione della domanda per l’erogazione delle somme. I pagamenti saranno effettuati in forma aggregata e includeranno anche gli interessi maturati, ma potranno subire ritardi in caso di controlli o contestazioni.
I limiti della misura
Nonostante l’entità delle cifre in gioco, l’effettivo beneficio per le imprese potrebbe risultare inferiore alle aspettative. Il sistema prevede infatti meccanismi di compensazione automatica: eventuali debiti fiscali o doganali pregressi verranno detratti dagli importi dovuti, riducendo la liquidità effettivamente incassata. In alcuni casi, il rimborso potrebbe tradursi più in uno storno contabile che in un reale afflusso di cassa.
Un altro elemento critico riguarda l’asimmetria temporale tra le aziende. La scelta di partire dalle pratiche più recenti favorisce chi ha effettuato operazioni negli ultimi mesi, mentre chi attende rimborsi più datati resta in una sorta di limbo amministrativo senza tempistiche certe. Questo rischia di ampliare le differenze tra grandi operatori, più strutturati e veloci nella gestione delle pratiche, e piccole e medie imprese.
Sul fronte della filiera, resta aperta la questione di chi abbia realmente sostenuto il costo dei dazi. I consumatori finali, pur avendo spesso pagato prezzi più elevati, sono esclusi dal meccanismo di rimborso. Negli ultimi anni, infatti, l’aumento delle tariffe è stato solo in parte trasferito sui prezzi al dettaglio: molte aziende hanno assorbito una quota dei costi o rinegoziato i contratti con i fornitori. Questo rende difficile stabilire con precisione l’impatto effettivo sui diversi attori economici.
A complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che, nonostante la bocciatura dei dazi originari, il livello delle tariffe non è tornato ai valori precedenti. L’amministrazione Trump ha infatti introdotto nuove misure tariffarie, lasciando le imprese esposte a costi ancora elevati. Di conseguenza, i rimborsi in arrivo potrebbero non compensare completamente l’aumento complessivo dei costi sostenuti negli ultimi anni.
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