Dal salvataggio da 15 miliardi allo shopping di Mediobanca. La rivincita segreta di MPS (e dello Stato)

Guido Giaume

11 Giugno 2026 - 09:11

Intesa si prende MPS, Mediobanca e Generali in un colpo solo. Lo Stato esce dalla porta… e rientra dalla finestra

Dal salvataggio da 15 miliardi allo shopping di Mediobanca. La rivincita segreta di MPS (e dello Stato)

Nel 2009 il Ministero dell’Economia versa 1,9 miliardi di euro in Banca Monte dei Paschi di Siena sotto forma di Tremonti Bond.
Nel 2013 ne arrivano altri 4,07 miliardi sotto forma di Monti Bond.
Nel 2017 lo Stato partecipa a una ricapitalizzazione precauzionale da 8,3 miliardi con un contributo di 5,4 miliardi, diventando azionista al 68% del capitale.

Ogni volta la banca è sull’orlo del dissesto. Ogni volta lo Stato entra. Ogni volta MPS resta in piedi con lo stesso nome sulla porta.
Chi ha lavorato dentro per anni descrive l’istituto come «un armonioso groviglio», una convergenza di interessi così capillare da rendere la banca impossibile da lasciare cadere.

Non è un giudizio: è una descrizione funzionale. Il groviglio regge la banca, la banca regge il groviglio.
E il meccanismo ha funzionato: dei 7 miliardi di denaro pubblico immessi tra il 2017 e il 2022, lo Stato ha progressivamente recuperato il valore cedendo quote sul mercato, fino a scendere all’11,73% alla vigilia dell’operazione di giugno 2026.
L’8 giugno 2026 Intesa Sanpaolo lancia un’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria su MPS per un controvalore massimo di 30,6 miliardi di euro. Per la prima volta nella storia della banca senese, qualcuno non la salva: la compra.

Prima che Intesa si muova, MPS ha già cambiato pelle. Nel 2025 l’amministratore delegato Luigi Lovaglio completa la scalata su Mediobanca, istituto fondato da Enrico Cuccia e per decenni stanza di compensazione della grande finanza italiana.
Mediobanca detiene il 13,2% di Assicurazioni Generali. Con quell’acquisizione, la banca più antica del mondo diventa azionista rilevante del maggiore gruppo assicurativo del Paese. Quando Intesa lancia l’OPAS, eredita l’intera catena: MPS, Mediobanca, e la quota in Generali.

L’operazione è costruita in due movimenti. Intesa acquisisce MPS e con essa il 13,2% di Generali, consolidando ulteriormente il proprio peso nel wealth management e nel corporate banking.
Unipol rileva 635 filiali — cedute per ottenere il via libera dell’Antitrust — e le fonde con BPER, di cui è azionista di riferimento. La nuova entità opererà in autonomia con il nome Monte dei Paschi di Siena, distribuendo prodotti assicurativi Unipol in territori dove la banca senese ha una penetrazione costruita in cinque secoli.
Il Ministero dell’Economia consegna le proprie azioni MPS in cambio di azioni Intesa Sanpaolo. Al termine dell’operazione si trova con circa l’1,1% del capitale del gruppo milanese — una quota troppo piccola per incidere sulla governance, abbastanza visibile da segnare l’uscita formale dallo stato di azionista diretto della banca senese.

Esattamente quello che l’Unione Europea aveva chiesto nel 2013 come condizione per autorizzare i salvataggi pubblici.
Intesa porta in bilancio il 13,2% di Generali. Generali è il maggiore investitore istituzionale privato in titoli di stato italiani: circa 60 miliardi di euro in BTP.
La catena che ne risulta è lineare: il Ministero esce da MPS, entra in Intesa, Intesa controlla il 13,2% di Generali, Generali detiene 60 miliardi di debito sovrano.

Nessun passaggio è anomalo preso singolarmente. Nessuno dei soggetti coinvolti viola una norma. L’operazione viene accolta positivamente dal Governo perché consente di rispettare gli impegni europei massimizzando il valore della quota pubblica: MPS è valorizzata ai massimi storici rispetto al periodo dei salvataggi.
Quel che rimane è una domanda che l’operazione non scioglie. Se il groviglio che rendeva MPS inaffondabile era fatto di interessi convergenti, e quegli interessi si sono ora spostati lungo una catena che passa per Intesa e arriva fino a Generali, la privatizzazione ha dissolto qualcosa — o ha spostato il perimetro dentro cui opera?
Il nome sulla porta di 635 sportelli resterà Monte dei Paschi. Il padrone sarà un altro.