Dal burro ai voli, ecco i prezzi che sono aumentati di più in Italia negli ultimi 10 anni

Alberto De Pasquale

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Non solo cibo ed energia: al confronto con il 2016 tutto (o quasi) costa molto di più e ora per l’inflazione si teme «un circolo vizioso».

Dal burro ai voli, ecco i prezzi che sono aumentati di più in Italia negli ultimi 10 anni

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Dire inflazione può significare tutto e niente. Molto dipende infatti da quale ambito si osserva il fenomeno. C’è naturalmente l’indice generale dei prezzi, che su base mensile l’Istat comunica per stimare la pressione che l’acquisto di beni e servizi esercita sulla capacità di spesa degli italiani. Una spesa naturalmente molto eterogenea: si parla infatti di inflazione alimentare, per riferirsi a quella che riguarda l’acquisto di cibo e beni di prima necessità o magari di inflazione energetica, che è stata la grande attenzionata degli ultimi anni.

Scorrendo le medie annue Istat risulta chiaro come tutto (o quasi) oggi costi molto di più rispetto a dieci anni fa. Ma quanto di più, esattamente? Considerando beni e servizi nel loro complesso, oggi i prezzi in Italia risultano quasi il 23% più alti rispetto al 2016, ma con forti differenze per le singole categorie.

L’aumento dei prezzi dal 2016 a oggi

È possibile suddividere gli ultimi dieci anni in due fasi ben distinte. La prima, dal 2016 al 2020, caratterizzata da un’inflazione sostanzialmente bassa; la seconda, dal 2021 in avanti, all’insegna di un’inflazione molto più alta. Per capirlo, basta considerare che nel 2020 l’indice generale dei prezzi segnava un +2,8% rispetto al 2016, mentre nel 2025 è stato di quasi il 18% superiore al confronto con il 2021. La crescita dei prezzi avvenuta negli ultimi cinque anni è evidente ed è legata soprattutto all’impennata dell’energia, ma anche di alimentari e trasporti.

Cosa paghiamo di più

Nel confronto rispetto a dieci anni prima, nel 2025 i prezzi dei prodotti che l’Istat riconduce sotto la categoria “abitazione, acqua, elettricità e gas” sono stati del 45% più alti. Si tratta di una voce che ricomprende anche gli affitti, oltre ai beni energetici: anche se per questi ultimi la fiammata vera si è verificata tra il 2022 e il 2023 con la guerra in Ucraina, seguita poi da una lieve discesa, il livello si è mantenuto comunque molto più alto rispetto a quello di dieci anni fa.

Dopo l’energia, c’è il cibo. Nel 2025 i prezzi di prodotti alimentari e bevande sono stati del 34% superiori a quelli del 2016. Anche in questo caso, la crescita si è concentrata negli ultimi cinque anni, soprattutto a partire dal 2023, quando le difficoltà legate all’inflazione energetica hanno lasciato il posto appunto all’inflazione alimentare. Se energia e cibo sono le due grandi categorie che hanno subito i più marcati rialzi dei prezzi negli ultimi anni, ben superiori all’inflazione generale, è anche vero che non sono le uniche. Possiamo citare anche i trasporti, che oggi costano quasi il 25% in più rispetto a dieci anni fa.

Inflazione tra 2016 e 2025 Inflazione tra 2016 e 2025 Crescita dei prezzi per categoria di beni e servizi

Cosa è diventato più conveniente

Se l’inflazione è cresciuta soprattutto grazie a energia, alimentari e trasporti, in minima parte è stata limitata da categorie di beni e servizi per i quali i prezzi oggi sono più bassi nel confronto con dieci anni fa. È il caso soprattutto delle comunicazioni, ossia l’acquisto di telefoni fissi e mobili, tablet, router e le relative spese per abbonamenti telefonici e di connessione Internet, con prezzi che nel 2025 sono stati di oltre il 29% più bassi rispetto al 2016.

L’inflazione prodotto per prodotto

Scendendo più nel dettaglio delle serie Istat è possibile individuare su quali prodotti l’inflazione ha colpito più duramente. Rispetto a dieci anni prima, nel 2025 i voli per le tratte nazionali sono stati più cari del 131%, mentre i gioielli del 98%. Ma gli ambiti più sensibili sono quello alimentare, con i prezzi del burro in rialzo dell’82%, dell’olio d’oliva del 61%, delle patate del 55%, del riso del 53% e della frutta fresca del 45% e chiaramente quello dell’energia elettrica, con l’inflazione che in questo caso ha colpito con un rialzo dell’80%.

Cosa succede ora

A marzo l’inflazione è salita ancora. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (al lordo dei tabacchi), ha registrato una crescita dello 0,5% su febbraio e dell’1,7% su base annua, ossia su marzo del 2025. A incidere particolarmente, ancora una volta, sono stati i prezzi nel settore energetico e nell’alimentare (nello specifico gli alimentari non lavorati), mentre si è consolidata la discesa dei prezzi di alcuni servizi, come quelli ricreativi e culturali. Il cosiddetto «carrello della spesa», cioè i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, è cresciuto del 2,2%.

Gli effetti della guerra

Il quadro riferito agli ultimi dieci anni dice che l’inflazione ha colpito duramente e su beni e servizi essenziali. Guardando ai prossimi mesi il timore di ulteriori rincari è più che fondato. Come sottolineato dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, la guerra in Medio Oriente «ha modificato bruscamente le prospettive» sulla crescita per l’Italia e l’Eurozona e naturalmente anche gli scenari sull’inflazione. C’è da «fronteggiare uno shock negativo di offerta in un contesto di elevata incertezza», molto simile a quello già affrontato nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. Il rischio, senza una «trasmissione» del rialzo dei prezzi dell’energia alle retribuzioni, è assistere a un «un circolo vizioso tra prezzi e salari».

Fonte: Istat

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