Obiettivo: garantire la sicurezza alimentare in un epoca di tensioni e conflitti regionali in grado di stravolgere le catene di approvvigionamento mondiali. La Cina è alle prese con una sfida ardua, resa ancor più complicata dal cambiamento climatico e da alcuni nodi interni.
Giusto per fare un esempio, nonostante negli ultimi otto anni i raccolti annuali di grano di Pechino abbiano no superato quota 650 milioni di tonnellate, il Paese si trova ad affrontare crescenti pressioni per stabilizzare o aumentare tale livello, principalmente a causa di produttività ed efficienza inadeguate.
Una simile produzione, tra l’altro, è possibile perché sostenuta da 490 milioni di persone operative nelle aree rurali, ovvero quasi il 35% della popolazione cinese. Per fare un confronto, però, gli Stati Uniti, nel 2023, sono riusciti a produrre circa 570 milioni di tonnellate di cereali principali, con circa 66 milioni di persone, ovvero il 20% della popolazione totale dislocata nelle aree rurali. Come se non bastasse, ha fatto presente il South China Morning Post, l’agricoltura cinese non dispone ancora di tecnologie avanzate nel campo dei fertilizzanti, dei pesticidi e nelle macchine agricole.
In un contesto del genere, dunque, il Dragone non è ancora in grado di reggersi sulle proprie gambe. Sono infatti fondamentali le relazioni commerciali strette, o meglio rafforzate, con alcune nazioni strategiche. Diventate vere e proprie fornitrici di quegli alimenti chiave che finiscono nei piatti della popolazione cinese.
I fornitori alimentari strategici di Pechino
La Cina deve fare i conti con risorse terrestri limitate e privilegiate per colture alimentari di base come riso e grano. Pechino importa dunque oltre l’80% della soia che consuma ogni anno, principalmente da Stati Uniti, Brasile e Argentina. Nel 2022 questi tre Paesi – Brasile in testa - hanno contribuito complessivamente al 96% delle importazioni cinesi di soia, come dimostrano i dati doganali cinesi.
In ogni caso, la crescita della produzione interna dell’ex Impero di Mezzo è rimasta lenta, principalmente a causa dello scarso miglioramento della resa delle sementi sviluppate a livello nazionale. Le tensioni internazionali potrebbero inoltre costringere la leadership del Partito Comunista Cinese a rivedere il proprio reticolato commerciale. Negli ultimi anni, non a caso, il gigante asiatico ha diversificato la fonte delle importazioni di soia, aggiungendo alla lista dei fornitori Uruguay, Canada e Russia.
Il ministero cinese dell’Agricoltura e degli Affari rurali ha intanto stilato altri dati interessantissimi. Nel 2023, il Brasile ha mantenuto la sua posizione di principale fonte di importazioni agricole, come avviene ormai da sei anni consecutivi, guidato dalle spedizioni di soia e mais, per un valore complessivo di 58,62 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti si trovano al secondo posto, con un valore di spedizioni agricole pari al 32,9%. Seguono Thailandia, Australia e Indonesia.
L’opzione africana
La Cina ha lanciato una serie di misure per stimolare la modernizzazione agricola e industriale dell’Africa, nel tentativo di invertire uno squilibrio commerciale di lunga data e aggiungere altri potenziali attori alla lista dei suoi fornitori agroalimentari.
Durante il Forum sulla cooperazione Cina-Africa (FOCAC) del 2021, ha ricordato ancora il SCMP, il presidente cinese Xi Jinping aveva promesso di aprire “corsie verdi” per i prodotti agricoli africani, in modo che le importazioni dal continente verso la Cina potessero raggiungere i 300 miliardi di dollari entro il 2024. Di pari passo, Pechino ha rinunciato alle tariffe sul 98% dei prodotti imponibili provenienti da decine di Paesi meno sviluppati, la maggior parte dei quali africani.
La Cina ha dunque acceso i riflettori sull’agricoltura africana e sta importando più prodotti alimentari made in Africa come avocado, anacardi, semi di sesamo e peperoncini. Secondo la dogana di Shanghai, nei primi due mesi del 2024 i porti di Shanghai hanno movimentato più di 40.000 tonnellate di prodotti agricoli africani per un valore superiore a 100 milioni di dollari.
Al 3 marzo, un totale di 1.845 tonnellate di sesamo africano erano state importate attraverso il porto Waigaoqiao di Shanghai, ovvero 4,3 volte di più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati ufficiali. Questa tendenza, insomma, potrebbe e dovrebbe accelerare da qui ai prossimi anni.