Dai vecchi cavi al recupero di rame e alluminio: ecco il tesoro nascosto da 16 milioni di euro

Emanuela Ceccarelli

12 Luglio 2026 - 07:57

Ecco quanti e quali materiali preziosi, come rame e alluminio, possiamo recuperare dai vecchi cavi dimenticati grazie alla svolta del caricabatterie unico Usb-C.

Dai vecchi cavi al recupero di rame e alluminio: ecco il tesoro nascosto da 16 milioni di euro

La recente introduzione del caricabatterie unico a livello europeo (il connettore Usb-C) consente oggi di alimentare quasi tutti i nuovi smartphone e tablet con lo stesso filo. Se da un lato questa è una grande comodità, dall’altro ha reso obsoleti i vecchi cavetti che abbiamo accumulato negli anni.

Tuttavia, quelli che a prima vista potrebbero sembrare solo degli scarti ormai inutili rappresentano una risorsa economica e ambientale di grandissimo valore, al punto che potremmo definirli una vera e propria miniera urbana.

I fili elettrici che non utilizziamo più contengono metalli preziosi e materiali plastici che possono essere riciclati e riutilizzati per fabbricare nuovi oggetti. Per questo motivo, gestire in modo corretto questi scarti consente di rimettere in circolo materiali fondamentali che l’industria italiana altrimenti dovrebbe comprare all’estero a prezzi elevati.

Quanti vecchi cavi abbiamo in casa? I dati del Consorzio Erp Italia

Stando a un’indagine approfondita condotta dal Consorzio Erp Italia, una delle realtà che si occupa della gestione di questi rifiuti, nelle case degli italiani sarebbero presenti circa 170,7 milioni di cavi dimenticati. Per comprendere la portata di questo dato, basta pensare che ogni singola famiglia possiede in media più di sei cavetti vecchi e inutilizzati.

Se si unissero tutti questi frammenti di tecnologia, il peso complessivo raggiungerebbe le 3.394 tonnellate. Quella che agli occhi dei maniaci del riordino potrebbe sembrare spazzatura è in realtà un patrimonio di risorse pronte per essere recuperate attraverso il riciclo.

Quanto valgono rame e alluminio nascosti nei cavetti usati

Il valore economico di un vecchio cavo dipende dai materiali che si trovano al suo interno, sotto il rivestimento colorato. L’industria moderna ha un estremo bisogno di questi elementi, utili per la costruzione di reti elettriche, impianti e nuovi dispositivi digitali. L’analisi del Consorzio Erp Italia ha calcolato quanto e cosa si potrebbe ricavare se tutti gli italiani consegnassero i propri cavi accumulati.

Nel dettaglio, si parla di:

  • Rame: all’interno dei fili domestici sono custodite circa 1.426 tonnellate di questo metallo, noto per essere il miglior conduttore elettrico utilizzato nelle nostre reti.
  • Alluminio: nei cavetti troviamo anche 136 tonnellate di alluminio, noto per la sua leggerezza e per la sua capacità di essere riciclato all’infinito senza perdere qualità.
  • Plastica: i rivestimenti esterni dei cavetti contengono tonnellate di materiali plastici che, una volta fusi, possono essere riutilizzati.

In termini economici, il valore totale di mercato di questi metalli pronti al riciclo si aggira intorno ai 16 milioni di euro. Questa cifra indica il risparmio economico complessivo per le fabbriche e per l’economia del Paese, che non dovranno così acquistare materie prime nuove sui mercati internazionali.

Dove buttare i vecchi cavi elettrici: le regole per il corretto smaltimento dei RAEE

Per trasformare i cavi inutilizzati in una potenziale risorsa economica è necessaria la collaborazione di ciascuno di noi. Con il tempo accumuliamo fili su fili nei nostri cassetti, spesso perché non sappiamo esattamente come smaltirli o pensando di poterli riutilizzare in futuro. Per poterli trasformare in una risorsa è necessario conoscere bene la filiera del riciclo, evitando di gettarli nei bidoni del secco indifferenziato o nel sacco della plastica normale.

Al pari dei dispositivi elettronici e degli elettrodomestici, i fili dei caricabatterie appartengono alla categoria dei RAEE, una sigla che indica i rifiuti costituiti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Per disfarsi di questi scarti in modo corretto è possibile recarsi presso l’isola ecologica del proprio comune di residenza, dove ci sono cassoni appositi per l’elettronica. In alternativa, è possibile consegnarli direttamente nei negozi di grandi elettrodomestici e tecnologia. I punti vendita più grandi hanno infatti l’obbligo di ritirare gratuitamente i piccolissimi rifiuti elettronici, come appunto i cavetti, anche se il cittadino non compra nulla in cambio.

Questa spinta verso il recupero dei componenti più semplici si inserisce in una rivoluzione molto più ampia che sta coinvolgendo l’intera gestione dei rifiuti tecnologici in Italia, capace ormai di estrarre valore non solo dai semplici cavetti, ma anche dai grandi elettrodomestici e dai computer dismessi attraverso il recupero di materiali rari e strategici.

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