C’è un tesoro nei vecchi elettrodomestici. L’Italia apre il primo impianto europeo per recuperarlo

Emanuela Ceccarelli

9 Luglio 2026 - 06:10

Così i rifiuti tecnologici diventano un vero e proprio tesoro: l’Italia apre il primo impianto europeo per riciclare le terre rare dai rifiuti elettronici (RAEE).

C’è un tesoro nei vecchi elettrodomestici. L’Italia apre il primo impianto europeo per recuperarlo

Quando sostituiamo un vecchio elettrodomestico o mandiamo in pensione un computer ormai obsoleto, tendiamo a pensare a questi oggetti come a semplici rifiuti di cui sbarazzarsi. Quello che non tutti sanno è che nascosto tra i circuiti di questi oggetti c’è un vero e proprio tesoro industriale. Nel gergo vengono chiamate terre rare e sono una serie di elementi chimici metallici fondamentali per far funzionare gran parte del mondo moderno, dalle turbine eoliche ai motori delle auto elettriche, fino ai dispositivi digitali che utilizziamo quotidianamente.

Fino a oggi, l’approvvigionamento di questi elementi ha rappresentato uno dei nodi geopolitici più complessi per l’Occidente. Tuttavia, una soluzione a questa problematica arriva proprio dall’Italia. Il Bel Paese si prepara infatti ad aprire le porte al primo impianto su scala industriale in Europa interamente dedicato al recupero delle terre rare dai rifiuti elettronici.

Che cosa sono le terre rare e perché la tecnologia di oggi non può farne a meno

Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici presenti all’interno della tavola periodica, quindici dei quali fanno parte dei lantanoidi. Nello specifico, questo gruppo comprende:

  • I lantanoidi: Cerio, Disprosio, Erbio, Europio, Gadolinio, Itterbio, Lantanio, Lutezio, Neodimio, Olmio, Praseodimio, Promezio, Samario, Terbio, Tulio.
  • Scandio e Ittrio.

Vengono definiti ‘rari’ perché si trovano in concentrazioni molto basse ed estrarli o separarli dalle rocce richiede processi chimici complessi, che si rivelano spesso costosi e fortemente inquinanti. Questi metalli possiedono proprietà magnetiche, ottiche e luminescenti uniche al mondo, che li rendono indispensabili per fabbricare i magneti permanenti ad altissima potenza che troviamo nei motori delle auto ibride ed elettriche, nei sistemi di guida assistita e in dispositivi quotidiani come computer o smartphone.

Il monopolio della Cina e la mappa dei rifiuti hi-tech (i RAEE)

Se la disponibilità fisica di questi elementi chimici non preoccupa più di tanto, la vera spada di Damocle è la questione geopolitica. Attualmente, infatti, la Cina controlla oltre il 70% dell’estrazione globale delle terre rare e più del 90% della loro raffinazione e trasformazione nei magneti finiti che poi l’Europa importa. Va da sé che se Pechino decidesse di limitare le esportazioni, l’intera industria hi-tech ed energetica europea rischierebbe il blocco immediato.

L’Unione Europea è dunque corsa ai ripari introducendo il Critical Raw Materials Act, una legge che impone di ricavare dal riciclo interno almeno il 25% dei materiali critici entro il 2030. In questo scenario si inserisce l’eccellenza italiana, che sfrutta l’ urban mining (la cosiddetta «miniera urbana») per recuperare questi preziosi metalli direttamente dai RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

Progetto INSPIREE, come funziona il nuovo impianto italiano

La risposta al dominio asiatico nasce a Ceccano, in provincia di Frosinone. Proprio qui, all’interno dello stabilimento industriale di Itelyum Regeneration, prenderà vita il progetto «LIFE INSPIREE», cofinanziato dall’Unione Europea. Itelyum, leader nel settore dell’economia circolare, guida un team scientifico e industriale che vede la collaborazione del consorzio di riciclo Erion, dell’azienda Glob Eco e dell’Università degli Studi dell’Aquila.

Il funzionamento del nuovo stabilimento si divide in tre fasi principali:

  • Smontaggio e selezione automatica: i vecchi dispositivi tecnologici vengono aperti e smontati con l’ausilio di bracci robotici avanzati gestiti dall’intelligenza artificiale, in grado di isolare i magneti senza produrre scarti inutili.
  • Trattamento idrometallurgico: i magneti recuperati dai RAEE vengono immersi in speciali soluzioni liquide acide di tipo organico. Questo metodo, brevettato dall’Università dell’Aquila, evita la combustione ad altissime temperature tipica dei processi tradizionali e inquinanti, e permette di riutilizzare i liquidi chimici fino a 5 volte.
  • Separazione chimica: attraverso reazioni mirate, le terre rare (sotto forma di polveri o sali purissimi) vengono separate dal ferro e dal boro. A questo punto della filiera, i materiali sono pronti per essere acquistati dalle aziende che producono i nuovi magneti.

Quale impatto avrà l’impianto sull’economia e sulla transizione ecologica

Il progetto INSPIREE ha generato un’ondata di ottimismo, i numeri legati all’infrastruttura di Ceccano dimostrano infatti che l’impianto ha una capacità industriale non indifferente. A pieno regime, la struttura sarà in grado di elaborare fino a 2.000 tonnellate di magneti permanenti all’anno, ricavandone circa 500 tonnellate di composti di terre rare ad altissimo livello di purezza. Per capire meglio la portata di questi numeri basta pensare che l’intera produzione annuale europea di magneti industriali si aggira oggi intorno alle 1.600 tonnellate.

Le 500 tonnellate di materiale riciclato in Italia saranno sufficienti ad alimentare la produzione di dieci milioni di nuovi magneti per il settore automobilistico elettrico e un milione di hard disk per computer portatili. Il modello avviato nel Lazio apre la strada a una filiera tutta europea, in grado di ridurre la dipendenza geopolitica dalla Cina e, soprattutto, di azzerare la necessità di scavi minerari distruttivi per l’ambiente.