Da una scommessa sui marketplace a partner strategico per la crescita globale dei brand italiani

Redazione Imprese

26 Maggio 2026 - 15:00

Vito Perrone, Founder e CEO di Yocabe, racconta come l’azienda sia cresciuta insieme all’evoluzione dell’e-commerce fashion tra marketplace, logistica e AI.

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C’è un filo rosso che collega il mondo del travel online a quello dell’e-commerce fashion: la capacità di orchestrare contenuti, tecnologia, distribuzione e dati su scala globale. È proprio da questa intuizione che nasce il percorso imprenditoriale di Vito Perrone, Co-Founder e CEO di Yocabe, realtà specializzata nello sviluppo delle vendite sui marketplace per brand e retailer e prima classificata nella categoria Future/Innovazione dei Money Awards 2025.

Negli ultimi anni piattaforme come Amazon e Zalando sono diventate infrastrutture strategiche per il retail globale, ridefinendo le dinamiche della distribuzione digitale. Vito Perrone, osservando l’evoluzione del settore con largo anticipo, ha compreso che per i brand italiani non sarebbe bastato solo “essere online”, ma sarebbe servito un partner capace di governare l’intera complessità del commercio digitale: pricing, logistica, dati, contenuti e internazionalizzazione.

L’idea che servisse un partner esperto in grado di trasformare contenuti, processi e tecnologia in servizi utilizzabili da tutti i brand è nata dall’esperienza fatta in Venere/Expedia”, racconta. “Era evidente che per portare i prodotti dei brand italiani sui mercati internazionali non bastasse offrire un semplice connettore: serviva lavorare su tutto il processo”.

Dalla moda bambini ad Amazon Fashion: quando il marketplace cambia il modello di business

La nascita di Yocabe segue un percorso quasi controintuitivo. Inizialmente il progetto prevedeva un e-commerce proprietario dedicato al segmento bambini e premaman. Poi arrivò Amazon Fashion.

Dopo il lancio del sito decidemmo di provare a vendere gli stessi prodotti anche su Amazon”, spiega Vito. “Eravamo tra i primi ad accedere alla sezione Amazon Fashion in Italia, quando si entrava solo su invito. Le vendite schizzarono immediatamente”.

Fu in quel momento che il team comprese come i marketplace sarebbero diventati il vero acceleratore della crescita digitale.

Parlando con i brand alle fiere, emerse chiaramente che il loro interesse principale non era aprire un nuovo sito, ma capire come sfruttare giganti come Amazon e Zalando. A quel punto il focus sui marketplace è diventato inevitabile”.

Il tempismo si rivelò decisivo anche rispetto all’evoluzione del mercato:

Quando siamo partiti nel 2016 Amazon Italia stava appena aprendo la divisione fashion”, racconta. “Da allora la moda online in Italia è cresciuta a una velocità incredibile: nel 2016 il settore valeva 1,8 miliardi di euro, mentre nel 2026 si prevede arriverà a 7 miliardi, con una crescita media annualizzata del 15%”.

Da lì inizia una crescita costruita “mattonella dopo mattonella”, come la definisce lui stesso. Prima l’ottimizzazione della logistica e-commerce, poi lo sviluppo di un OMS proprietario, fino all’espansione internazionale e alla collaborazione con Zalando attraverso il Partner Program.

Quando Zalando ci selezionò tra i primi player italiani fu una svolta enorme”, racconta. “Nel giro di pochi anni siamo passati dal fare il 90% delle vendite in Italia a realizzarne l’80% all’estero”.

La sfida nascosta dell’internazionalizzazione: resi, AI e complessità operativa

Dietro la crescita internazionale, però, si nasconde anche la parte meno visibile dell’e-commerce globale: la gestione della complessità operativa.

Il lato oscuro dell’internazionalizzazione è stato l’aumento vertiginoso dei resi”, spiega Vito. “Se in Italia eravamo abituati a tassi intorno al 10%, in Germania e Svizzera siamo arrivati tra il 40% e il 60%, a seconda della categoria”.

Una sfida che Yocabe ha affrontato investendo in tecnologia e intelligenza artificiale.

Abbiamo creato un modello AI con reti neurali specializzate per prevedere il tasso di reso dei prodotti e capire in anticipo se fosse economicamente sensato venderli in determinati Paesi o marketplace”.

Secondo il CEO, dati e AI avranno un ruolo sempre più centrale nell’evoluzione del commercio digitale, ma senza sostituire completamente le dinamiche attuali. “L’agentic e-commerce diventerà un modo alternativo, ma non sostitutivo, di fare acquisti online”, osserva. “E ancora una volta saranno i marketplace, grazie alla quantità di dati disponibili, ad avere un vantaggio competitivo enorme”.

Per questo motivo, sostiene, i brand non possono permettersi di ignorare queste piattaforme.

Pensare di ignorare i marketplace è come chiudere gli occhi mentre un attaccante sta per segnare a porta vuota. Il consumatore alla fine vince sempre. Se il consumatore vuole andare sui marketplace, allora bisogna presidiarli nel modo corretto”.

Il paradosso dei brand italiani: eccellenza creativa, ritardo digitale

Dal suo osservatorio privilegiato, Vito vede nell’Italia un grande paradosso: brand fortissimi sul piano creativo e produttivo, ma spesso frenati da limiti organizzativi e culturali.

Dopo dieci anni posso confermare l’eccellenza dei brand italiani”, afferma. “Si possono vendere bene in tutta Europa e anche oltre. Questo ci differenzia da molti brand di altre nazioni europee”.

Le difficoltà, però, emergono quando si parla di innovazione e scalabilità digitale.

Molti imprenditori hanno un incredibile talento nel creare prodotti di successo, ma incontrano ancora barriere quando devono uscire dalla dinamica tradizionale della distribuzione fisica”.

Secondo l’imprenditore, uno dei principali ostacoli resta la mancanza di cultura digitale e competenze interne in grado di valutare il potenziale dei marketplace globali. “Negli anni una delle prime cose che abbiamo dovuto fare è stata tanta education, tutta gratuitamente”.

A questo si aggiunge una certa diffidenza verso nuovi interlocutori e modelli innovativi. “Nel fashion italiano è difficile affidarsi a esperti se non sono già riconosciuti dal proprio network. All’inizio per noi è stato un muro molto alto da scalare”.

Leadership, velocità e sostenibilità: “Non sempre raccogliere più capitali è un vantaggio”

Guardando al futuro del tech e dell’imprenditoria digitale, Vito Perrone individua tre qualità fondamentali per chi vuole costruire un’azienda innovativa: perseveranza, cultura aziendale e velocità di esecuzione.

La tecnologia corre alla velocità della luce”, sottolinea. “Per questo non bisogna mai scoraggiarsi, ma nemmeno accontentarsi dei risultati raggiunti”.

Per il CEO di Yocabe la cultura aziendale rappresenta il vero collante nei momenti difficili. “Quando le cose non vanno come previsto serve un team unito e determinato a marciare nella stessa direzione”.

C’è poi un tema spesso poco raccontato nel mondo startup: il rapporto con la raccolta di capitali. “È fondamentale raccogliere investimenti per crescere velocemente, ma non sempre raccogliere di più si rivela un vantaggio”, osserva. “Le aziende si abituano facilmente a bruciare molta cassa ma se qualcosa poi va storto diventa difficile ricalibrare tutto, soprattutto in Italia”.

Una riflessione che racconta anche l’evoluzione di Yocabe: da piccola startup a PMI innovativa con oltre trenta persone, impegnata oggi a trovare un equilibrio tra crescita, sostenibilità e innovazione continua.