Curriculum Vitae falso, cosa si rischia? Dal licenziamento per giusta causa al risarcimento, fino al reato di truffa. Ecco a cosa serve fare attenzione.
Il curriculum “falso” può costare molto caro. In determinate circostanze, infatti, mentire sulle esperienze professionali o sui titoli indicati nel Curriculum Vitae può essere sanzionato non soltanto con il licenziamento disciplinare, ma anche con una richiesta di risarcimento dei danni da parte del datore di lavoro.
Diciamocelo chiaramente: quando si scrive un Curriculum Vitae si tende spesso a esagerare, mettendo in evidenza i propri punti di forza e lasciando in secondo piano quelli più deboli. Nulla di sbagliato, purché si resti entro i confini consentiti dalla legge. Un conto, infatti, è “gonfiare” il proprio profilo, valorizzando esperienze realmente svolte e risultati almeno in parte raggiunti; un altro è mentire su titoli mai conseguiti, incarichi mai ricoperti o competenze che non si possiedono.
E se da una parte si potrebbe pensare che sia più grave dichiarare il falso sui titoli di studio e sulle esperienze professionali nell’ambito di un concorso pubblico, visto che il mancato possesso dei requisiti avrebbe impedito persino la partecipazione, non bisogna sottovalutare le conseguenze che possono verificarsi nell’ambito privato.
Se, ad esempio, un annuncio di lavoro richiede espressamente una laurea che in realtà non avete conseguito, oppure un determinato livello di conoscenza della lingua inglese che non possedete, è fondamentale assicurarsi che la situazione venga chiarita durante il colloquio.
Dichiarare il falso per ottenere l’assunzione, infatti, può compromettere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con l’azienda e, nei casi più gravi, comportare conseguenze anche sul piano civile e penale.
Curriculum gonfiato e Curriculum falso, qual è la differenza
Come anticipato, non tutte le imprecisioni inserite nel Curriculum Vitae hanno lo stesso peso. Per valutare le possibili conseguenze bisogna infatti distinguere tra una descrizione particolarmente favorevole delle proprie capacità e una vera e propria alterazione della realtà.
Nel primo caso rientrano, ad esempio, le valutazioni soggettive sulle proprie qualità personali o professionali. Definirsi molto esperti nell’utilizzo di un programma, come pure potrebbe essere indicare una buona conoscenza dell’inglese o l’essersi attribuiti un ruolo rilevante in un progetto realmente svolto può risultare discutibile, soprattutto quando le capacità effettive sono inferiori a quelle dichiarate, ma non comporta automaticamente una responsabilità penale.
Diverso è il caso in cui vengano indicati titoli di studio mai conseguiti, certificazioni inesistenti, precedenti esperienze lavorative mai svolte o incarichi che in realtà non sono mai stati ricoperti, con la situazione che si aggrava ulteriormente quando, per rendere credibile la dichiarazione, vengono presentati documenti o attestati falsificati.
È quindi soprattutto la natura dell’informazione dichiarata a fare la differenza: perché se da una parte le competenze possono essere in parte soggettive e difficili da misurare con precisione, dall’altra il possesso di una laurea, o di qualsiasi altra certificazione rappresenta un dato oggettivo e facilmente verificabile.
Curriculum falso, quando si rischia il reato di truffa
Nel settore privato, mentire nel Curriculum Vitae può arrivare a integrare il reato di truffa, ma solo se al tempo stesso sono presenti gli elementi previsti dall’articolo 640 del Codice penale, come ad esempio l’induzione in errore del datore di lavoro o un ingiusto profitto per il candidato e un danno per l’azienda.
La rilevanza penale, quindi, può emergere quando le informazioni false sono state decisive per ottenere un’assunzione, come pure una retribuzione più elevata: è il caso, ad esempio, di chi dichiara una laurea o un master mai conseguiti, oppure presenta certificati falsi per dimostrare il possesso di requisiti inesistenti.
In queste circostanze la menzogna rappresenta uno strumento utilizzato consapevolmente per convincere l’azienda a stipulare il contratto, configurando così gli estremi per il reato di truffa, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con una multa.
Curriculum falso, cosa succede nei concorsi pubblici
Le conseguenze possono essere ancora più severe quando le dichiarazioni false vengono rese per partecipare a un concorso pubblico. In questo caso, infatti, il candidato attesta il possesso di requisiti e titoli nei confronti di una Pubblica amministrazione.
Una tale condotta può integrare il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, con conseguenze che - a seconda dei casi - vanno dall’esclusione dalla selezione (o il licenziamento laddove se ne fossero accorti successivamente), alla reclusione.
Curriculum falso, quando si rischia il licenziamento
Anche quando non ricorrono gli estremi di un reato, le false informazioni inserite nel Curriculum Vitae possono avere conseguenze molto pesanti sul rapporto di lavoro. Se la menzogna riguarda un elemento determinante ai fini dell’assunzione, il datore può infatti procedere con il licenziamento per giusta causa.
Il punto centrale è la lesione del rapporto di fiducia: una dichiarazione di falso può infatti rendere impossibile la prosecuzione del rapporto, anche soltanto in via provvisoria.
Scatta così il licenziamento per giusta causa, con effetto immediato visto che non prevede né il periodo di preavviso né tantomeno il pagamento della relativa indennità sostitutiva.
In caso di ricorso contro il licenziamento, spetterà comunque al datore dimostrare che l’informazione falsa era rilevante per la selezione o per lo svolgimento dell’attività lavorativa e che, se avesse conosciuto la situazione reale, non avrebbe assunto il candidato oppure gli avrebbe affidato mansioni differenti.
Curriculum falso, quando il datore può chiedere il risarcimento
Il licenziamento potrebbe non essere l’unica conseguenza per chi viene assunto grazie a informazioni false. Il datore di lavoro può infatti agire nei confronti dell’ex dipendente per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa dell’inganno.
Spetta, anche in questo caso, all’azienda provare l’esistenza di un danno provocato quantificabile: può trattarsi, ad esempio, dei costi sostenuti per avviare una nuova selezione o anche dei danni causati nello svolgimento di mansioni per le quali il dipendente non era realmente qualificato.
Più complessa è invece la possibilità di chiedere la restituzione degli stipendi già pagati. Il datore dovrà infatti dimostrare che gli importi sono stati percepiti indebitamente e valutare quanto il lavoratore abbia comunque svolto l’attività per la quale era stato pagato.
Come compilare un Curriculum senza correre rischi
La soluzione più semplice per evitare conseguenze è descrivere il proprio percorso in modo chiaro e corrispondente alla realtà. Non significa rinunciare a valorizzarsi: il Curriculum Vitae serve proprio a mettere in evidenza il meglio di se stessi, purché quanto dichiarato possa essere dimostrato.
È quindi possibile sottolineare i traguardi raggiunti o le capacità maturate nel tempo, evitando però di trasformare un’esperienza marginale in un incarico mai ricoperto o una conoscenza di base in una competenza specialistica.
Particolare attenzione va riservata ai dati oggettivi, come titoli di studio, certificazioni, abilitazioni, durata dei rapporti di lavoro e mansioni svolte; pertanto, prima di inviare il Curriculum è bene controllare date, denominazioni e livelli dichiarati, conservando eventuali documenti utili a provarli.
Quando non si possiede pienamente uno dei requisiti richiesti nell’annuncio, la scelta più prudente è chiarirlo durante la selezione: sarà poi il datore di lavoro a valutare se le altre competenze del candidato siano comunque sufficienti.