Reato di aggiotaggio, cos’è e cosa si rischia?

Ilena D’Errico

16 Settembre 2026 - 09:06

Cosa prevede la legge, quali sono le pene e cosa distingue il reato di aggiotaggio dall’insider trading.

Reato di aggiotaggio, cos’è e cosa si rischia?

Il termine aggiotaggio è tornato nelle cronache con l’inchiesta della Procura di Roma sulle presunte pressioni esercitate su Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e presidente della Lazio, per convincerlo a vendere la società. Martedì 15 settembre sono stati perquisiti il giornalista Luigi Bisignani e i vertici della Banca del Fucino, il presidente Mauro Masi e l’amministratore delegato Francesco Maiolini. L’ipotesi dei pm è che siano state diffuse notizie false in grado di alterare il prezzo delle azioni della SS Lazio, società quotata in Borsa.

Fuori dagli ambienti giuridici ed economici, l’aggiotaggio è un reato poco conosciuto, anche perché compare raramente nelle cronache. Riguarda però un bene che interessa tutti gli investitori: il corretto funzionamento dei mercati e la formazione genuina dei prezzi.

Vediamo cosa significa, come lo punisce la legge italiana e in cosa si differenzia dall’insider trading.

Cosa significa aggiotaggio?

Il termine deriva da aggio, parola che in economia indica una differenza in più rispetto a un valore di riferimento. Si parla per esempio di aggio di emissione quando un titolo viene emesso a un prezzo superiore al suo valore nominale, e di disaggio nel caso opposto.

Nel linguaggio giuridico, l’aggiotaggio indica invece la manipolazione fraudolenta dei prezzi. È la condotta di chi diffonde notizie false o ricorre ad altri artifici per far salire o scendere artificialmente il prezzo di merci, titoli o altri strumenti finanziari con l’obiettivo di ingannare il mercato. Chi compra o vende lo fa sulla base di informazioni alterate, a vantaggio di chi ha orchestrato la manovra.

Cosa dice la legge italiana

Nell’ordinamento italiano non esiste un solo reato di aggiotaggio, ma tre fattispecie distinte che si identificano a seconda di ciò che viene manipolato.

L’aggiotaggio comune è previsto dall’articolo 501 del Codice penale, intitolato «Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio». Punisce chi, allo scopo di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o divulga notizie false, esagerate o tendenziose, oppure usa altri artifici capaci di far aumentare o diminuire i prezzi.

L’aggiotaggio societario e bancario è disciplinato dall’articolo 2637 del Codice civile e riguarda la diffusione di notizie false, le operazioni simulate o gli altri artifici idonei ad alterare sensibilmente il prezzo di strumenti finanziari non quotati. Punisce anche le condotte capaci di incidere in modo significativo sulla fiducia del pubblico nella stabilità patrimoniale di banche o gruppi bancari.

La manipolazione del mercato, chiamata anche aggiotaggio finanziario, è infine prevista dall’articolo 185 del Testo unico della finanza (TUF) e riguarda gli strumenti finanziari ammessi alla negoziazione su un mercato regolamentato italiano o dell’Unione europea, come le azioni quotate in Borsa. Accanto al reato, il TUF prevede anche un illecito amministrativo di manipolazione del mercato, sanzionato dalla Consob.

In tutte e tre le ipotesi l’aggiotaggio è un reato di pericolo. Non serve che il prezzo cambi davvero, è sufficiente che la condotta sia idonea a provocare l’alterazione. Nell’articolo 501 del Codice penale, se l’aumento o la diminuzione del prezzo si verifica effettivamente, le pene sono aumentate.

Quali sono le pene per l’aggiotaggio?

Le pene cambiano molto a seconda della fattispecie.
Per l’aggiotaggio comune, l’articolo 501 del Codice penale prevede la reclusione fino a tre anni e la multa da 516 a 25.822 euro, con pene aumentate se l’alterazione dei prezzi si verifica. Le pene sono raddoppiate in due casi:

  • se il fatto è commesso da un cittadino per favorire interessi stranieri,
  • se provoca un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli di Stato o il rincaro di merci di largo consumo.

La condanna comporta inoltre l’interdizione dai pubblici uffici.

L’aggiotaggio societario e bancario previsto dal Codice civile è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

La manipolazione del mercato è però l’ipotesi più grave. L’articolo 185 del TUF prevede la reclusione da due a dodici anni e la multa da 20.000 a 5 milioni di euro.

Qual è la differenza tra aggiotaggio e insider trading?

Aggiotaggio e insider trading rientrano entrambi tra gli abusi di mercato, ma funzionano in modo opposto. L’insider trading, che il TUF chiama abuso di informazioni privilegiate (articolo 184), consiste nello sfruttare un’informazione vera ma non ancora pubblica per comprare o vendere titoli prima degli altri. Nell’aggiotaggio, invece, l’informazione viene alterata o costruita ad arte: si diffonde una notizia falsa, o si compiono operazioni simulate, per spingere il prezzo nella direzione voluta.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il legislatore italiano non considera l’aggiotaggio finanziario meno grave dell’insider trading. Chi abusa di informazioni privilegiate in ragione del proprio ruolo rischia la reclusione da due a dodici anni e una multa da 20.000 a 3 milioni di euro. Per la manipolazione del mercato la pena detentiva è identica, mentre la multa massima arriva a 5 milioni.

Gli esempi più noti, da Parmalat a Trump

In Italia il caso più noto è il crac Parmalat del dicembre 2003. Nel filone milanese del processo, l’ex patron Calisto Tanzi è stato condannato a 10 anni di reclusione per aggiotaggio e ostacolo all’attività delle autorità di vigilanza, pena confermata in appello. Nello stesso procedimento, ad aprile 2011, il Tribunale di Milano ha invece assolto dall’accusa di aggiotaggio quattro banche estere, Morgan Stanley, Bank of America, Deutsche Bank e Citigroup, e sei manager.

Il tema della manipolazione del mercato è emerso anche negli Stati Uniti. Il 9 aprile 2025 Donald Trump scrisse sul suo social Truth «THIS IS A GREAT TIME TO BUY!!!», poche ore prima di annunciare la sospensione per 90 giorni di buona parte dei dazi, annuncio che fece impennare i listini. Un gruppo di senatori democratici chiese alla SEC, l’autorità di vigilanza sui mercati, di verificare se ci fossero stati episodi di insider trading o di manipolazione del mercato. Nella lettera, però, non venivano fornite prove, e la Casa Bianca respinse le accuse.